La relazione è al centro dell’approccio al malato
“Un sociologo con Franco Basaglia”: un cuneese dentro la riforma della cura della malattia mentale
Roberto Dutto 07 luglio 2026
Cuneo

La rivoluzione di Franco Basaglia nella cura della malattia mentale mette al centro la persona e le relazioni che intrattiene con il contesto umano e sociale da cui è circondata. Relazioni che sono sempre bidirezionali, cioè nel loro carattere fondativo coinvolgono e definiscono ambedue i poli umani coinvolti. È il nucleo concettuale ed esistenziale individuato e ribadito ad ogni passo dal lavoro di Augusto Debernardi che, dalla nativa Cuneo, di cui riporta alcuni vivaci ricordi, entra a far parte dell’équipe del celebre psichiatra.
È un punto di vista singolare segnato, come evidenzia il titolo, dalla formazione sociologica dell’autore dunque attenta a cogliere le dinamiche relazionali sottese alle proposte innovative di Basaglia. Una lettura per altro che sostiene una dimensione oltre il ristretto campo medico e si propone quindi come tassello originale per la comprensione della riforma psichiatrica osteggiata fin dalle prime avvisaglie già quando il celebre psichiatra era direttore dell’ospedale di Gorizia a inizio anni Sessanta.
Non per nulla l’autore sottolinea come nella città friulana “Basaglia si pose la domanda chi avesse di fronte in manicomio”. Senza mai negare l’esistenza delle malattie mentali, sposta l’attenzione sulla persona e i suoi bisogni: “non un’etichetta, non un numero, non un inguaribile ma una persona”.
Il nuovo ordine che viene elaborando proviene dunque non dalla coercizione o “dal potere emanato da una diagnostica depositata e creduta onnipotente, ma dalla giustizia che eleva, anzi restituisce alla persona ciò che le è stato tolto ovvero al sua dignità e il suo valore umano”.
In quanto tale il malato di mente non si risolve in una “cosa malata”, in una “verità certificata”, bensì vive della propria storia. È “un insieme di bisogni, di desideri, di valori, di contraddizioni. Come noi”. Dall’approccio positivista, in cui prevale l’immagine di “caso medico” cristallizzato nella malattia, l’attenzione si sposta verso un orientamento esistenziale per cui rimane essenziale il dinamismo dell’esistenza sempre in evoluzione. Di qui la necessità della relazione come ambito in cui, prima ancora della cura, si afferma il riconoscimento della persona: “di fatto nessuno può essere liberato dalla relazione sociale”.
La ricostruzione del pensiero e dell’operato di Basaglia avviene per “ricordi partecipati”. Sempre a fianco dello psichiatra, l’autore riesce a cogliere anche il contesto sociale e politico in cui la riforma degli ospedali psichiatrici muove i suoi passi.
Sono percorsi non semplicemente paralleli, bensì parte di un unico cammino che l’autore descrive talvolta secondo gli stilemi della sociologia, altre volte in modo più personale lasciando anche volutamente da parte la dimensione strettamente scientifica.
Un sociologo con Franco Basaglia
di Augusto Debernardi
Editrice Franco Angeli
euro 46