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6 luglio 2026 | Aggiornato alle 19:45

politica

Legge elettorale, “le preferenze: strumento di rappresentanza, anche femminile"

La replica di Silvia Costa e Monica Canalis all'appello bipartisan di alcune deputate

Redazione 06 luglio 2026

Cuneo

L'ex europarlamentare del Partito Democratico Silvia Costa e la consigliera regionale Dem Monica Canalis rispondono all'appello bipartisan lanciato da alcune deputate tra cui la cuneese Chiara Gribaudo del Pd. Con lei anche Elena Bonetti (Azione), Silvana Comaroli (Lega), Isabella De Monte (Forza Italia) e Luana Zanella (Avs) contro l'introduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale. Secondo le deputate, infatti, il voto di preferenza tenderebbe a penalizzare la rappresentanza femminile.

"Abbiamo letto l’appello di alcune parlamentari contro la reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale per l’elezione del Parlamento e desideriamo esprimere il nostro dissenso, per ragioni culturali, politiche ed anche per motivi pratici" - dichiarano Costa e Canalis.

"Partiamo dalle ragioni culturali: la cultura politica cattolico democratica, in cui ci riconosciamo, attribuisce da sempre un forte peso al principio della rappresentanza, da bilanciare con quello della governabilità. Le preferenze sono il modo più semplice e collaudato per garantire rappresentatività alla popolazione e alle istanze della società, senza intermediazioni e ingessature, in particolare in un contesto connotato da un forte tasso di astensionismo, soprattutto femminile (nelle elezioni 2024 del Parlamento europeo 6 donne italiane su 10 hanno disertato il voto). E questo nell’80mo anniversario del primo voto delle donne italiane, in cui votò quasi il 90% delle aventi diritto, deve farci riflettere! Permettere alla popolazione di scegliere direttamente i propri rappresentanti può incoraggiare la partecipazione ed il legame tra eletti ed elettori, restituendo centralità al territorio e alle comunità, valorizzando il principio di sussidiarietà e in contrasto col centralismo affermatosi negli ultimi anni. A questa considerazione aggiungiamo che le donne in politica hanno spesso più ruoli e riconoscimento fuori piuttosto che dentro i partiti".

Silvia Costa e Monica Canalis riconoscono che le preferenze comportano dei rischi come quello del clientelismo, dei costi della campagna elettorale, dei vantaggi per le persone (tendenzialmente uomini) più note, più abbienti e con più tempo a disposizione per costruire reti sul territorio, "ma restano il modo più trasparente per certificare il radicamento territoriale, la rappresentatività e la capacità di mobilitazione politica. In un tempo segnato dallo scollamento democratico tra centro e periferia, che riduce il valore delle autonomie locali ed il dialogo tra le aree urbane ed extraurbane, le preferenze possono inoltre restituire rappresentanza alle aree interne. Meccanismi correttivi come la doppia preferenza di genere possono mitigare il vantaggio competitivo ancora detenuto prevalentemente da uomini".

"Ci sorprende in particolare che si esprimano contro le preferenze alcune donne parlamentari, che dovrebbero essere più critiche verso il ricorso crescente alla cooptazione delle candidature da parte dai vertici dei partiti e più attente a non privare l’elettorato, specie femminile, di una più ampia libertà di scelta, quasi tradendo un senso di inferiorità rispetto agli uomini. Evidentemente ritengono che il consenso debba essere solo quello interno, dei vertici dei partiti, non fidandosi dell’opinione degli elettori. Senza le preferenze, molte donne, magari quelle più libere e rappresentative della società, non sarebbero state messe in lista e quindi non avrebbero avuto (e non avrebbero) la possibilità di essere elette".

Aggiungono ancora Costa e Canalis: "Essere espressione, oltre che di una forza politica, anche della scelta degli elettori conferisce inoltre agli eletti una maggiore autonomia nell’esercizio del mandato, come previsto dall’articolo 67 della Costituzione, una maggiore responsabilità e trasparenza di scelte e comportamenti, una maggiore rappresentatività fuori e dentro i partiti, una più forte comunanza di cultura politica e sensibilità tematica con gli eletti, così come tra comunità, associazionismo, territori e rappresentanti istituzionali, colmando quel grave deficit relazionale e di fiducia che oggi mina la democrazia rappresentativa e la fiducia nelle assemblee elettive. In presenza di collegi elettorali molto grandi, il metodo delle preferenze è l’unico che possa rendere di nuovo l’elettore protagonista della selezione dei Parlamentari. I collegi uninominali, infatti, funzionano solo se i collegi sono sufficientemente piccoli da consentire una reale relazione tra eletto ed elettore e un reale protagonismo dell’elettore. Ma sappiamo che dopo l’infausto taglio dei parlamentari i collegi sono molto più grandi".

"Infine, le preferenze aumentano la concorrenza anche tra i candidati e quindi accrescono il pluralismo culturale e politico, sale della democrazia - concludono -. Su questo tema il Pd deve uscire dall’attuale imbarazzante silenzio ed incertezza, che di fatto sta accreditando l’idea di una contrarietà alle preferenze. Chiediamo al Partito Democratico di dire finalmente una parola chiara a favore delle preferenze, ridando protagonismo agli elettori e ai territori, come già accade per i consigli comunali, i consigli regionali ed il Parlamento europeo".

Il documento, che ha come prime firmatarie Costa e Canalis, sta raccogliendo molte adesioni femminili.


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