Da oggi un tavolo per l’amianto
05 maggio 2016
Cuneo
Cuneo - Dovrebbe essere siglato oggi nella Conferenza Unificata un accordo Stato, Regioni ed Enti locali per la costituzione del Tavolo di coordinamento interistituzionale proprio per la gestione delle problematiche relative all’amianto. Lo ha confermato l’assessore della Regione Piemonte, Antonio Saitta, coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni ai quesiti posti dai sindacati che chiedevano subito un piano nazionale amianto. “Le Regioni condividono questa sollecitazione ed anzi dirò di più - dice Saitta - : abbiamo bisogno del piano nazionale amianto che preveda anche forme vincolanti nei confronti delle stesse istituzioni regionali. Siamo di fronte ad un problema di salute pubblica per cui occorre un vincolo forte che nasca naturalmente da un confronto molto ampio, anche perché abbiamo di fronte problematiche molto serie. Il primo tema è quello delle bonifiche. Oggi ci sono sul territorio milioni di tonnellate di amianto, in parte in forma compatta, ma in parte friabile, quindi con concrete possibilità di una continua esposizione al rischio. Questo tema è centrale e va affrontato da subito: del resto è meglio il miglioramento continuo che una perfezione in ritardo. C’è un tema poi che riguarda le modalità con cui approcciare queste problematiche. Su questo terreno ci confronteremo nella commissione salute della Conferenza delle Regioni, portando anche il contributo di concrete esperienze territoriali". In Piemonte sono state affrontate le diverse difficoltà con una certa determinazione condivisa con il mondo sociale e le associazioni, puntando anche su un comitato regionale piano amianto che coinvolgesse sia la componente sanitaria che la componente ambientale, ovvero l’Arpa e su un comitato scientifico, in collaborazione con le università."Seconda questione - continua Saitta - è quella relativa al censimento. Naturalmente nel Piano amianto va affrontata la mappatura dell’amianto di origine naturale, distinguendolo da quello di provenienza antropica. Ma se il piano amianto può dare indicazioni e obiettivi, poi c’è la necessità di una fase applicativa che si realizzi sul piano amministrativo in modo veloce, con atti deliberativi. Un modello che, a mio avviso, può essere ripreso anche a livello nazionale, prevedendo un iter veloce e immaginando, dopo il piano, decreti attuativi del governo. Centrale è anche il tema del coinvolgimento della popolazione perché stranamente la sensibilità all’argomento non è alta: si è propensi a pensare che il danno da esposizione all’amianto sia un fatto del passato. Così come centrale è il rapporto tra rischio e lavoro anche perché se non c’è attenzione alla salute possono finire per prevalere interessi di carattere esclusivamente economico. Altra questione è quella relativa alle discariche: è chiaro che rispetto ai dati in nostro possesso ci troveremo di fronte ad una un’esigenza fortissima di impianti adeguati che sappiano garantire condizioni di sicurezza per le popolazioni di quei territori che dovranno necessariamente ospitarli. Nella strategia complessiva un ruolo fondamentale è anche quello della formazione di chi deve fare le bonifiche che deve riguardare chi lavora, ma anche chi fa i piani e che dunque deve coinvolgere il mondo delle professioni".