I tormenti di “Boris Godunov” (al cinema)
29 marzo 2016
Cuneo
Non si smetterà mai di celebrare la recente novità dell’opera lirica in diretta al cinema. Ha creato un nuovo modo per godersi messinscene altrimenti pressoché irraggiungibili e il tutto senza fatica, senza spostamenti e senza grande spesa. Con l’alta definizione delle proiezioni digitali che supplisce alla mancanza dell’aura dello spettacolo dal vivo. E’ un peccato che in Italia vengano proiettati solo gli allestimenti della Royal Opera House di Londra e non più quelli del Metropolitan di New York. E’ un peccato ancora più grave che nessun teatro del nostro Paese faccia altrettanto: sono encomiabili le trasmissioni in diretta di Rai 5 (ad esempio, la recentissima “Italiana in Algeri” da Firenze), ma nessun televisore HD con maxischermo può replicare il coinvolgimento audiovisivo ed emotivo e la complicità degli spettatori che crea la lirica “live” in un cinema ben attrezzato. Lo si è potuto constatare lunedì 21 marzo al Cinema Don Bosco di Cuneo dove si è vista un’opera straordinaria ma decisamente difficile, che potrebbe allontanare l’habitué dei soliti Verdi e Puccini, qualora dovesse programmare una (purtroppo) costosa trasferta in un teatro lirico “reale”: il “Boris Godunov” di Modest Musorgskij. Composto tra il 1868 e il 1873, s’ispira al dramma di Puškin sull’omonimo personaggio storico che fu zar in una delle tante epoche travagliate della storia russa, il cosiddetto “Periodo dei Torbidi”, a cavallo tra Cinque e Seicento. La Royal Opera House lo ha proposto nell’inusuale versione originale (senza cioè le tradizionali revisioni “normalizzanti” di Rimskij-Korsakov) con una nuova produzione curata da Richard Jones, che ha voluto sottolineare i tormenti psicologici di Boris che nell’opera è il responsabile della morte del piccolo Dmitrij, l’erede al trono di cui egli ha preso il posto. Il regista ha proposto un allestimento in bilico tra Shakespeare, Dostoevskij e Freud, con un Boris che si muove tra il senso di colpa e l’ansia di redenzione, crudeltà e tenerezza, brama di potere e ricerca di giustizia, intrepretato con efficacia dal grande Bryn Terfel (per la prima volta in un ruolo in lingua russa). Attorno a lui, in uno spazio scenico a due livelli (il potere e il popolo), grandi scene corali e un insieme di personaggi affascinanti, come il monaco cronista Pimen (Ain Anger), il fantastico monaco ubriacone Varlaam (John Toblinson, bravissimo!) o il “Santo folle”, che più russo di così non si può (Andrew Tortise). O inquietanti, come il machiavellico principe Shuisky (John Graham-Hall) o il novizio Grigory che si fingerà il principe Dmitrij resuscitato (David Butt Philip, anche fisicamente perfetto nella parte). L’Orchestra della Royal Opera House era diretta con la consueta verve da Antonio Pappano, le scenografie e i costumi (decisamente poco filologici ma in compenso molto visionari) erano rispettivamente di Miriam Buether e Nicky Gillibrand. I prossimi appuntamenti da Londra al Cinema Don Bosco (ma anche in varie sale di Torino) sono il balletto “Giselle” (il 6 aprile), la discussa nuova produzione della “Lucia di Lammermoor” di Donizetti (il 25 aprile), il nuovo balletto “Frankenstein” (18 maggio) e “Werther”, l’opera di Massenet ispirata al romanzo di Goethe (27 giugno).Segnateveli subito sulla vostra agenda!