editoriale

Turchia, Arabia, Pakistan: nuova alleanza militare in Medio Oriente

Tra guerre e instabilità, un accordo che inquieta Israele ma anche l’Iran accerchiato da tre Paesi alleati nella loro difesa

Adriana Longoni 22 agosto 2026

Cuneo

In un contesto di guerre e di instabilità che attraversano la regione mediorientale, il recente accordo sottoscritto da tre potenze come la Turchia, l’Arabia Saudita e il Pakistan, merita un’attenzione particolare per la portata politica e militare dell’evento.

Sebbene non siano ancora molto chiari i contorni di un tale accordo, il patto sottoscritto dalle tre potenze, e cioè quello di una comune assistenza in caso di aggressione nei confronti di una di esse, rivela non solo tutta la forza d’attacco e di intervento a livello regionale, ma invia un messaggio allarmante al mondo intero.

La Turchia di Erdogan è, al riguardo, la seconda forza militare dell’Alleanza Atlantica (dopo gli Stati Uniti), ricca di un’industria militare in piena espansione e con obiettivi sempre più evidenti di protagonismo sullo scacchiere mediorientale e internazionale ; il Pakistan, mediatore di difficili negoziati nella guerra in corso fra Iran e Stati Uniti, possiede l’arma nucleare, mentre l’Arabia Saudita, oltre alle sue ricchezze, in particolare fossili, possiede il più imponente esercito in Medio Oriente, dopo quello dell’Iran.

Concluso alla Mecca il 7 agosto scorso, l’Accordo rivela innanzitutto l’indebolimento della protezione e della credibilità degli Stati Uniti di Donald Trump nella regione: il conflitto con l’Iran, la distruzione di Gaza, gli attacchi di Teheran sui Paesi del Golfo e la risentita vulnerabilità dell’Arabia Saudita hanno fatto sì che nascessero nuove alleanze e nuovi protagonismi nell’architettura della sicurezza regionale.

È un accordo inoltre che inquieta non poco anche il Governo israeliano, nel momento in cui sta lanciando la sua campagna per le prossime elezioni legislative del 27 ottobre, elezioni di grave importanza per il futuro di Israele. Sulla scia degli scorsi Accordi di Abramo che avevano portato alcuni paesi arabi a normalizzare i loro rapporti con Israele, Netanyahu (e Trump) avrebbe voluto concretizzare un accordo anche con l’Arabia Saudita. Obiettivo irraggiungibile, vista la scelta saudita della Turchia, anch’essa fortemente ostile alla politica di Netanyahu, all’espansionismo egemonico di Israele e chiaramente a sostegno della Palestina.

Al riguardo si sta intensificando una campagna di occupazione sistematica da parte di Israele dell’intera Cisgiordania, dove comunità palestinesi sono letteralmente sotto assedio da parte dei coloni e della loro violenza, sostenuti da uno Stato e da un esercito senza volontà di fermare tali violenze e con il chiaro obiettivo di procedere al trasferimento forzato della popolazione assediata. Un obiettivo che affianca quello della già avvenuta distruzione di Gaza e, a termine, che annulli l’idea stessa di uno Stato palestinese.

Ed infine, l’accordo, pur non indicando l’Iran come nemico e evitando di proferire minacce nei suoi confronti, invia un messaggio inquietante anche a Teheran. Dopo aver lanciato missili e droni sui paesi vicini del Golfo, Teheran è di fatto accerchiato da tre Paesi ormai formalmente alleati nella loro difesa. Un nuovo e importante tassello nella ricomposizione in corso in Medio Oriente.



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