Sara Curtis - Foto Andrea Masini / DeepBlueMedia.eu

editoriale

Le politiche della paura, la bellezza dei nuovi italiani

Lo sport e i cambiamenti che la politica non vuole vedere

Ezio Bernardi 22 agosto 2026

Cuneo

Con il Parlamento in ferie, i temi della politica spaziano senza freni dalle più scottanti questioni internazionali, come le guerre, alle più misere vicende di cronaca, come il caso Ranucci e la bomba di Lavitola. Il tutto condito con roboanti dichiarazioni e proclami. Mentre l’Italia reale, anche nella calura estiva, vive altrove. In altri luoghi, in altri eventi, in altre preoccupazioni quotidiane.

Un tema però ha prevalso su tutti: il rapporto con lo straniero. Con un vocabolario di gesti e parole che associa in un tutt’uno negativo migranti, invasori, sbarchi, delinquenti, omicidi, femminicidi, confini, respingimenti, sicurezza, sfruttamento. Un’ossessione imposta dalla politica, governo per primo, che accresce ad arte le paure. Fino a giustificare il ripristino delle frontiere verso stati membri dell’Unione Europea, come la Spagna, o scontri aperti con la Germania.

Campagna elettorale. Certo. Ma così sopra le righe da rimuovere o spingere in secondo piano questioni decisamente più importanti.

Che cosa resterebbe a questo dibattito politico se togliessimo i migranti? Poco o nulla. Nulla sugli stipendi tra i più bassi d’Europa, sulla sanità sempre più in difficoltà, sul debito pubblico a livelli mai raggiunti, sui costi dell’energia (la prossima stangata su luce e riscaldamento è già certificata). Nessun provvedimento per affrontare il disastro climatico che devasta l’agricoltura, il mare, che ha già provocato più morti del Covid. Togliere la questione migranti, o riportarla nelle sue giuste dimensioni, avrebbe lo stesso effetto di togliere il pallone a una partita di calcio. Si avrebbero 22 giocatori spaesati a correre qua e là senza un perché.

La distrazione di massa operata dalla politica, tuttavia, non riesce a nascondere del tutto i movimenti in atto negli schieramenti politici. Gli scontri nel campo largo per la candidatura a premier tra Pd e 5 Stelle. I mal di pancia della Lega, dove la fronda dei governatori del Nord si prepara a scalzare Salvini. Il riposizionamento di Forza Italia, che prende le distanze dagli alleati: sulla cittadinanza ai minori nati in Italia da immigrati, per una legge sul fine vita, sull’autonomia differenziata delle regioni, sul sostegno all’Ucraina. La difficoltà di Meloni a tenere insieme la coalizione e a non farsi spiazzata da Vannacci, che fa proseliti con gli stessi argomenti sovranisti (antieuropeismo, remigrazione, sicurezza) che quattro anni fa portarono Meloni al governo.

Questi i temi su cui gioca la politica, ignorando il Paese reale. Che intanto, ed è una incoraggiante iniezione di fiducia, va avanti su nuove strade.

Quello che hanno fatto i nostri atleti agli Europei di atletica (primi nel medagliere davanti alla Gran Bretagna) e di nuoto (secondi ai britannici) è indice di come, a differenza della politica, sta evolvendo la società. Atletica e nuoto sono discipline che non lasciano spazio all’improvvisazione. Vince il più forte: chi si è preparato meglio con sacrificio, con metodo, chi dispone di più forza morale, chi ha alle spalle un organizzazione seria e capillare.

Nel nuoto come nell’atletica la squadra è composta da giovani con storie diverse. La cuneese Sara Curtis ha padre italiano e mamma nigeriana. Nadia Battocletti, fuoriclasse del fondo, è figlia di un trentino e di una marocchina. Larissa Iapichino, oro nel salto in lungo, è la figlia di Fiona May. Fausto Desalu, il velocista dei 200 metri, è di origine nigeriana. Mohamed Soudassi, l’eroe della 4x400, è nato in Marocco. Dariya Derkach, oro nel triplo femminile, è nata in Ucraina. Andy Diaz, oro nel triplo maschile, arriva da Cuba; Zane Weir, argento nel peso, dal Sudafrica. E l’elenco potrebbe continuare.

Nessuno di questi campioni, orgogliosi di alzare il tricolore e cantare l’inno nazionale, ha quei «tratti somatici» che nel mondo al contrario dovrebbero rappresentare «l’italianità». Ma sono anche loro i nuovi italiani, parte delle nuove generazioni che esprimono il ricco mosaico di culture entrate a far parte della nostra cultura. E ci dicono come il nostro Paese, a dispetto delle politiche di discriminazione, mantenga una sana e intelligente capacità di attrazione e di integrazione. Beneauguranti per un futuro migliore, più di quanto profetizzino i maestri della paura e dell’odio.


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