Quando si cerca di capire almeno le linee fondamentali, le idee e i programmi delle forze politiche, che siano i singoli partiti o le due coalizioni, se ne esce più confusi che mai. Confusione e contraddizioni e ricatti regnano a sinistra come a destra. Le grandi strategie, su politica estera, stato sociale, sicurezza, legge elettorale, variano di continuo condizionati dalla cronaca quotidiana. Subiscono forzature, pagano l’assenza di uno sguardo sulle conseguenze future. Ogni questione diventa campo di battaglia di tutti contro tutti.
Perché la politica si riduce a questa misera e sterile contrapposizione?
I politici, scriveva una decina di anni fa Michel Rocard, funzionario e politico riformista francese, ripreso da Goffredo Buccini sul Corriere della Sera, “sono una categoria della popolazione molestata dalla pressione del tempo. Né sera né weekend tranquillo, né un momento per leggere, e leggere è la chiave della riflessione. Quindi non stanno più inventando nulla”.
“Il vuoto di visione e l’eccesso di visibilità, ovvero il presentismo - scrive Buccini - l’urgenza di stare sulla notizia e commentarla senza nemmeno capirla: questa miscela tossica, generata dalla rivoluzione digitale, stava entrando allora e sarebbe entrata con sempre più prepotenza sulla scena, vellicando, talvolta creando, le varie tribù social”.
Da Trump in giù, il tribalismo radicalizzato e polarizzato coinvolge tutti, si fa invadente e prepotente, strumentalizzato da campagne violente di alcune forze politiche.
Così siamo giunti alle tribù contrapposte tra i sostenitori di Roggero e i suoi odiatori, le tribù scatenate contro Fakir, l’uomo ucciso a Bologna, o contro i poliziotti intervenuti. La storia si ripete ogni giorno sui fatti più diversi, anche nella nostra politica locale. Ci si schiera come tifosi al di là di qualsiasi valutazione dei fatti.
Non c’è più tempo né luogo buono per ragionare, per vedere le sfumature che pure esistono tra il bianco e il nero. Si agisce come se ogni complessità nascondesse una fregatura di chi governa o di chi fa opposizione. Si cavalca o si lascia campo libero, via social, al tribunale del popolo. La grazia a Roggero? Sì, perché “il popolo vuole la grazia per Roggero” (così ha scritto il quotidiano La Verità). Ma il popolo può volere qualsiasi cosa: la giustizia fai da te, la cacciata di allenatori antipatici o di giornalisti scomodi, non pagare le tasse, il parcheggio gratis sotto casa.
È proprio per contenere e regolare le pulsioni irrazionali del popolo che si è sviluppata la democrazia. Per garantire bilanciamento tra i poteri, regole condivise per convivere tra diversi o anche solo tra vicini senza sbranarsi. Quelle regole diventate insopportabili ai populisti di oggi.
“Il tribalismo e il presentismo – ancora Buccini - sono le basi su cui è stato edificato il decennio populista inaugurato dalla Brexit e dalla prima elezione di Trump. Per i populisti non esistono problemi complicati ma solo soluzioni facili da attuare: e da spiegare alla tribù di riferimento, qui e ora, annullando qualsiasi scansione intermedia dell’arte della politica, che comporterebbe lo studio della questione, la successiva riflessione e la finale deliberazione”.
La scelta è tra il seguire la ragione, anche se con tempi più lunghi e modalitàpiù complesse, oppure assecondare l’impulso passionale, emotivo e irrazionale del momento.
Leader, partiti, coalizioni politiche appaiono ripiegati sulla seconda opzione. E questo che impedisce di formarsi una visione ampia e veritiera delle cose. Che addomestica e anestetizza i cittadini. Rende i politici incapaci di “qualcosa di nuovo”: programmi, progetti, uno sguardo sulla realtà umana, sulle sue sofferenze e inquietudini. Incapaci di ristabilire un rapporto di fiducia e di condivisione costruttiva. Cominciando dalle piccole cose: il decoro della città, la pulizia delle strade, il rispetto dell’ambiente, dei beni pubblici, l’attenzione per le sfere davvero importanti e decisive nella vita delle persone, come la scuola, il lavoro dignitoso, gli spazi comuni, gli ospedali.
Eppure non è proprio questo che tutti vogliamo e chiediamo alla politica?