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14 luglio 2026

cronaca

Finto impiegato delle Poste fa eseguire a una cliente sei versamenti per 2500 euro

L'uomo a processo per truffa e accesso abusivo a sistema informatico

Camilla Pallavicino 13 luglio 2026

Cuneo

Il messaggio che le era arrivato sul cellulare appariva in coda ad un’altra serie di messaggi provenienti dal sito di Postepay e per questo lo aveva ritenuto credibile: nel messaggio del 6 ottobre 2023, si avvisava la cliente che la sua carta era stata bloccata e che per tutelare i propri risparmi avrebbe dovuto accedere al link indicato in fondo al messaggio e seguire le istruzioni.

“Ero entrata sul sito che mi era stato indicato e dopo poco venni chiamata da un signore che si presentò come operatore delle Poste”. Parlando velocemente e usando termini tecnici, l’uomo le spiegò che c’era stato un accesso anomalo al suo conto e che per salvaguardare i propri fondi avrebbe dovuto digitare il codice che lui le forniva. La signora seguì le istruzioni e fece due trasferimenti di denaro da 1350 euro complessivi che finirono sulla carta di J.B.V.N., 38enne napoletano già gravato da numerosi precedenti penali e ora a giudizio con l’accusa di truffa, sostituzione di persona e accesso abusivo a dispositivo informatico.

Oltre a questi soldi l’uomo, che rimase con la vittima al telefono per circa due ore senza mai riattaccare, riuscì a farsi fare altre ricariche sulla propria carta per un totale complessivo di 2500 euro, “mi aveva chiesto dell’altra carta che avevo e così mi disse di trasferire le altre somme di denaro, prima 150 euro, poi 600 prelevati in contanti al bancomat e versati dal tabaccaio e poi un altro da 450 euro”.

L’ispettore della sezione operativa di sicurezza cibernetica ha riferito al giudice di aver controllato il link usato per contattare la donna e che era stato disattivato subito dopo la truffa, però si era comunque risaliti all’intestatario della carta, attivata di persona presso una tabaccheria di Napoli.

In aula la difesa ha chiamato a deporre la madre dell’imputato che, oltre a riferire dei problemi mentali del figlio destinatario di un Tso e con una relazione psichiatrica per disturbo bipolare, ha detto al giudice che il figlio aveva prestato 1400 euro ad un amico e che quello per restituirglieli gli aveva fatto attivare quella carta. Per questo motivo il difensore ha chiesto che il giudice disponesse una perizia psichiatrica sul proprio assistito per stabilire la sua capacità di intendere e volere al momento dei fatti; richiesta rigettata dal giudice in considerazione del fatto che la relazione era molto risalente nel tempo rispetto ai fatti oggetto del processo e che non era mai stata fatta altra perizia nei numerosi procedimenti a suo carico.

Conclusa l’istruttoria, il processo è stato rinviato per la discussione al 16 novembre.


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