@lucaprivitera
Prendi il tuo spazio
Rischiare apre spiragli e fa crescere
Maura Anfossi 12 luglio 2026
Mercoledì sera nello spazio antistante il Rondò dei talenti si è esibito il piccolo coro dell’Antoniano. Dopo le prime canzoni, l’attenzione mia e di molti altri spettatori è stata attratta da Francesco. Età stimata: tra i due e i tre anni.
Si è staccato dalla platea dove era seduto e con garbo, e altrettanta sicurezza, si è diretto verso il palco. È salito sul primo gradino, si è avvicinato ai giovani coristi e si è sistemato accanto al capofila. Quando i solisti si sono posizionati al centro dell’arena, ognuno con il suo microfono, anche Francesco ne ha scelto uno tra quelli inutilizzati e ha cercato di accenderlo.
Finita l’esibizione ha detto: “sono Francesco” aggiungendo il suo cognome. Era fiero e solare.
È stata una scena simpatica ed eloquente, che mi ha fatta riflettere. Francesco ha saputo conquistarsi il suo posto. Certo, un po’ incurante delle convinzioni sociali, potremmo aggiungere. Ma la sua età glielo permette e gli concede il beneficio della nostra indulgenza. Sono certa che Francesco sarà tornato a casa felice. Mi sono chiesta come avrà reagito il papà che poi si è avvicinato a recuperarlo.
E qui si aprono due scenari: lo avrà redarguito per l’intemperanza oppure avrà elogiato il suo coraggio? Non so quale opzione avrei scelto io al posto di quel genitore. Entrambe le strade educative hanno dei pro e dei contro.
Di certo sono felice che Francesco si sia preso il suo spazio e con una discreta certezza oso scommettere sull’ipotesi che Francesco saprà percorrere la sua strada e osare.
L’età è dalla sua parte e Francesco è l’incarnazione della spontaneità orientata dalla bussola interiore, quella guida interna che ci dirige verso la nostra autorealizzazione.
La spinta al perseguire i nostri desideri non è soddisfazione di un capriccio, ma slancio per andare verso le mete che sentiamo più corrispondenti a ciò che siamo nel profondo. Autorealizzazione è cercare di occupare il nostro posto in modo autentico.
Nell’infanzia è più facile perché siamo naturalmente guidati dalle emozioni, che rappresentano un vero e proprio termometro interiore. Le emozioni positive ci spingono a perseguire ciò che ci fa stare bene, quelle negative ci indicano quali sono gli ostacoli che ci generano sofferenza, malinconia, rabbia, paura. Ogni emozione ha un suo significato ed è benvenuta, perché rappresenta per la psiche quello che la febbre rappresenta per il corpo, un segnale da non trascurare.
Con la crescita, molto spesso, il bisogno di aderire al giudizio esterno e il tentativo di avere un controllo razionale sulla nostra vita, escludendo ciò che ci turba e ci mette in discussione, ci porta ad allontanarci dal nostro sentire. Silenziare le emozioni o non ascoltarle significa anche abdicare al nostro posto autentico nel mondo. E quel posto, se non lo occupiamo noi, rimarrà vuoto e ci troveremo ad occupare in modo improprio un luogo fittizio, che non corrisponde alla nostra autenticità e ci fa sentire stretti o a disagio.
Francesco è un monito per ricordare ad ognuno di noi che la parte bambina che ci abita, e che ci ha guidati a sognare in grande e ad osare, continua ad avere qualcosa da dirci. E sarebbe importante non silenziarla, accettando di essere qualche volta guardati dall’esterno come sprovveduti o ingenui.
Ma davvero se qualcosa ci attrae nel profondo vale la pena osare, buttarsi e soprattutto avere il coraggio di avvicinarci a chi sa fare qualcosa che ci incuriosisce. È una fortuna incontrare sulla nostra strada chi ha coltivato il suo talento: è arricchente avvicinarsi per assorbire un po’ quell’esperienza ed è rassicurante osare unirsi ad un gruppo per respirare anche solo per qualche momento quel clima.
Rischiare, chiedere, lanciarsi ha dei costi, interiori e a volte sociali, ma è una via coraggiosa che apre spiragli, oltrepassa pregiudizi e permette di crescere. A qualunque età.