L'informazione quotidiana in Cuneo e provincia

12 luglio 2026

Foto Vatican Media/SIR

editoriale

Difficile pensare Gesù alla Casa Bianca, facile accanto a papa Leone a Lampedusa

Quando Dio entra nella storia, non elimina le croci, in quanto lascia a noi la responsabilità

Angelo Fracchia 12 luglio 2026

Cuneo

Dove saremmo andati noi? Se fossimo stati papi e statunitensi, invitati con calore alla festa per i 250 anni dell’indipendenza del nostro Stato, che cosa avremmo fatto?

Ovviamente, sappiamo che cosa ha fatto papa Leone, declinando l’invito di un presidente che lo aveva già molto criticato e però sostituendo quella ipotetica possibile visita con un’altra, più vicina ma più carica di senso e di tensioni, sull’isola di Lampedusa, ad attraversare la Porta d’Europa dapprima insieme ad alcuni migranti e quindi da solo, per fermarsi poi a guardare il mare, lasciando che il vento gli portasse via la papalina. Che cosa avremmo fatto noi, che cosa avrebbe fatto Gesù?

Qualche idea sull’ultima domanda, certo, il Nuovo Testamento ce la offre.

Perché ritroviamo lì un Gesù che evita quasi tutte le grandi città, dove si trovava il potere: Cesarea di Filippo, Sefforis (neanche citata, nei Vangeli, ma era probabilmente la città più importante della Galilea), Tiberiade, Cesarea Marittima... Solo a Gerusalemme si presenta, più volte, ma quella è una città particolare, è il luogo del tempio, la Città Santa... che ci lascia intuire che Gesù evidentemente non si teneva lontano dalle città perché affollate, perché lì era più facile trovare delle contestazioni o critiche o altre ragioni simili, in quanto è pronto a cambiare stile quando ci sia una ragione sufficiente, come per Gerusalemme.

Insomma, non è paura né superstizione né semplicemente testardaggine, ma l’apparente intenzione di tenersi lontano da dove stavano i potenti.

Nello stesso tempo, però, Gesù è pronto a mettersi in gioco con lebbrosi, esattori delle tasse, prostitute, soldati, pescatori (che non godevano di una grande fama)... ma anche farisei, considerati i perfetti, dottori della legge... se cercassimo un criterio “politico” con cui valutare gli incontri di Gesù, faticheremmo a raccapezzarci: estrema destra ed estrema sinistra e tanti rappresentanti del centro, tra i suoi discepoli ci sono uno zelota (ribelle violento contro il potere romano) e un pubblicano (che raccoglieva le tasse per chi deteneva il potere), anche se fatichiamo a immaginare di che cosa quei due potessero parlare insieme.

Una costante però c’è: ogni qual volta qualcuno si accosta a Gesù in sincerità, lui lo accoglie, anche se è un fariseo come Simone (Lc 7,36-50), o Zaccheo il capo degli esattori (Lc 19,1-10), o chi lo critica per la sua origine (Gv 1,46-50). Quando l’intenzione è di vagliare, di giudicare, di sentirsi superiori sparando valutazioni, Gesù diventa durissimo: “sepolcri imbiancati” e “razza di vipere”. Se però incontra chi soffre, non solo lo ascolta, ma si commuove, scoppia a piangere, si coinvolge. Difficile, allora, immaginare Gesù accolto in ricevimento alla Casa Bianca a sentire gli sproloqui di un presidente disumano, facilissimo immaginarlo accanto al papa, mentre guarda verso il mare.

Perché quando Dio entra nella storia, non elimina le croci, come noi sogneremmo, in quanto lascia a noi la responsabilità di gestire la storia. Neppure, però, si ferma a contemplare le croci dall’alto, come un osservatore neutrale; semmai, ci sale sopra.

papa leone donald trump Lampedusa casa bianca Gesù Vangelo Croce