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12 luglio 2026

editoriale

Contro lo sfruttamento della cosa pubblica per interessi privati, partecipazione e informazione

La Presidenza Usa ha fruttato Ttrump un miliardo di dollari nel 2025

Davide Sacchetto 12 luglio 2026

Cuneo

La notizia ha fatto il giro del mondo, anche se in pochi ne sono stati sorpresi. La Presidenza degli Stati Uniti sta fruttando a Donald Trump un’autentica fortuna. Il Tycoon ha visto incrementare il proprio patrimonio personale di un miliardo di dollari nel solo 2025. La voce che maggiormente ha contribuito a rendere ancora più ricco Donald Trump è legata alle criptovalute, rappresentazioni di valore emesse da privati che vengono scambiate senza che nessuna autorità centrale (come una banca nazionale) ne sorvegli l’emissione e la circolazione. Nel modello Trump, ad esempio, è possibile acquistare una determinata quantità di USD1 (una criptovaluta il cui valore è ancorato a quello del dollaro ed emessa da società riconducibili al Presidente) versando, in cambio, dollari aventi corso legale. I dollari in questione vengono investiti in titoli di Stato americani e gli interessi vengono incassati dalla società emittente gli USD1, cioè, direttamente o indirettamente, Trump e la sua famiglia.

Chi possiede gli USD1 spera di rivenderli nel futuro a un prezzo maggiore di quello di acquisto, guadagnando, così, sulla differenza. Evidentemente, i guadagni di Trump sono certi (e consistono negli interessi corrisposti dal Tesoro americano sui dollari di chi ha acquistato USD1), mentre non lo sono affatto i profitti di chi ha comprato gli USD1; altrettanto incerte sono le prospettive per chi ha affidato i propri risparmi alle altre società della famiglia Trump operanti nel settore, tanto che c’è chi segnala ingenti perdite subite da molti piccoli risparmiatori.

Tutto questo rappresenta un segno dei tempi. Fino a pochi anni or sono sarebbe stato inimmaginabile un Presidente che organizza un sistema di economia puramente di carta e che, contemporaneamente, lucra sulle somme ricevute in deposito dai risparmiatori attraverso interessi corrisposti da un ente pubblico che, dunque, graveranno sulle spalle dei contribuenti americani. Si tratta, a ben vedere, di una forma di istituzionalizzazione dell’asservimento della cosa pubblica agli interessi privati, con l’ulteriore aggravante che il privato in questione è il Presidente in carica che, nel suo ruolo, può contribuire a determinare le norme che regolano le criptovalute.

Secondo Larry Diamond, docente di scienze politiche presso l’Università di Stanford, è praticamente inevitabile che quando una persona riesce ad avere o il potere o la ricchezza o uno status sociale di prestigio, sia tentata di raggiungere gli altri traguardi mancanti, molto ambiti.

Si tratta di una visione pessimistica della natura umana, per certi aspetti cinica ma, purtroppo, non lontana da quello che si è costretti a constatare in molte situazioni. Fortunatamente, non mancano esempi di persone realmente oneste e disinteressate anche tra chi è molto ricco, o potente o ai vertici delle gerarchie sociali.

Il discorso del Professor Diamond, però, può essere interessante sotto il profilo delle conseguenze prodotte dalla cultura dell’avidità, intesa in senso ampio quando mette in guardia dalle conseguenze che lo sfruttamento della cosa pubblica a fini produce sul piano culturale e civile. Nell’opinione pubblica, infatti, può svilupparsi una specie di assuefazione al malaffare e un gran numero di persone (quelle oneste) cominceranno a sentirsi impotenti, sfruttate e infelici. Come reazione, rischierà di diffondersi il cinismo e la tentazione di abbandonare la partecipazione alla vita pubblica per preferire quella privata nella condivisione, in piccoli gruppi, di valori e prassi virtuose, condivise ma confinate in un ambito, per così dire, domestico. Ovviamente, l’ulteriore effetto sarà che prepotenti e disonesti avranno ancora più campo libero, dando vita a quello che gli scienziati sociali definiscono il “circolo vizioso del cattivo governo”.

L’Europa, l’Italia e il nostro territorio, fortunatamente, sono ben diversi. Tuttavia, alcuni segnali di allarme non devono essere sottovalutati, come la disaffezione al voto o un certo senso di rassegnazione strisciante che sa di disaffezione alla vita pubblica. Passione civile, seria informazione e partecipazione sono le premesse di quei meccanismi che lo stesso Professor Diamond ritiene essenziali per una autentica responsabilizzazione di chi governa la cosa pubblica. Si tratta di veri anticorpi per quelle pericolose degenerazioni che piegano il bene comune agli interessi dei soliti noti, sempre più sfacciati.


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