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3 luglio 2026 | Aggiornato alle 20:56

cultura

L’imprescindibile estraneità a fondamento dell’umano

26 giugno 2026

Cuneo

Sembra un paradosso, del resto l’autore è avvezzo a simili scardinamenti, ma il titolo quando parla di migranti pensa esattamente a chi non lo è. Si rivolge con assoluta libertà e radicalità alla “società del benessere” che si trova a dover vivere l’esperienza dell’incontro con l’altro. È in questo incontro imprevedibile che l’anima di fa “migrante”, si scopre camminare su una fragile tela di ragno, incerta nel proprio destino, scossa da tentazioni e interpellata da una morale che si vorrebbe mettere tra parentesi. Da francese, Boyer chiama in causa la sua Repubblica. Lo fa con schiettezza, con parole dirette. È evidente però che il suo parlare ha coordinate universali. Parla al cittadino per arrivare all’uomo. Lo fa mosso da una forte tensione, quasi con foga polemica non fosse che si appella all’equilibrio perduto dell’umano. Sembrerebbe un pamphlet, quando invece è un’esortazione al cuore dell’uomo. Consapevole che “è la vita delle parole che scambiamo, l’esistenza dei discorsi al centro delle nostre esistenze, che ha tracciato i contorni della nostra umanizzazione”, l’autore riprende tutti gli argomenti di quella “retorica dell’esclusione” ampiamente sbandierata. La paura, l’identità da salvaguardare, le differenze incolmabili fino all’evocare la paura dell’invasione conducono a una diffusa “saggezza del terrore”, espressione quasi ossimorica proprio per questo inquietante. Non nega che l’altro è sempre “ingombrante, insopportabile, disturbante”. Fa parte della sua stessa alterità rispetto al noi. L’altro non è mai quello che ci aspettiamo. Per questo motivo diventa “scossa tettonica” che smuove la coscienza. Di qui l’infinito numero di interrogativi che punteggiano le pagine. È su questo terreno che l’anima si scopre fragile, indifesa come il migrante nel fisico. L’etica si fa “sussulto” capace di prospettare una salutare inquietudine intorno alle certezze su cui si adagia comodamente la società. Non è solo in questione la triade dei valori della Francia repubblicana, ma tutti i punti di vista da cui si guarda all’altro, perché in fondo il “senso di estraneità è imprescindibile”, connaturato all’uomo. Nel noi matura l’io, nel confronto si definisce l’identità: “la prova dei nostri valori è accettare il rischio dell’inatteso”. La forza dell’etica sta tutta nel rilanciare le domande sulla consapevolezza e le conseguenze di questa “molteplicità” che ci permea, in modo che le differenze, vissute e accettate, diventano ricchezze. “Non ci sono limiti di profondità che l’incontro con l’altro può raggiungere dentro di noi”, dice l’autore, perciò può concludere che “quest’esigenza di giustizia è la nostra sfida più preziosa, più difficile che ci onora” come uomini. L’anima migrante di Frédéric Boyer Editrice Sanpino euro 13

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