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3 luglio 2026 | Aggiornato alle 22:05

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La sacralità della montagna nei segni lasciati dall’uomo

26 aprile 2026

Cuneo

Al cospetto dell’infinito i segni della “fede” invitano a dialogare col sacro in una dimensione che non è solo religiosa. Croci, bandiere, stemmi sono i simboli che in cima alle montagna fanno appello allo spirituale. Difficile rimane indifferenti. La fatica del salire è ricompensata dall’immensità degli orizzonti e spinge a lasciare di sé un segno: la firma sul quaderno di vetta, il mucchietto di sassi, un piccolo oggetto consegnano la propria presenza al silenzio. Il censimento dei simboli di vetta nelle Alpi, che è lo spunto per il volume, è ben lontano dall’essere elenco. I brevi saggi cercano di leggere i dati, specie le forme di quelle testimonianze che si incontrano. Il libro pone l’attenzione sui motivi che spingono a lasciare un segno, in modo particolare una croce. È dunque un abbozzo di ricerca storica, culturale e antropologica perché il simbolo chiama in causa chi l’ha costruito e portato lassù, le motivazioni che non necessariamente sono si carattere religioso, le finalità del lasciare una traccia concreta in un angolo remoto del mondo. È un percorso “laico” capace anche di mettere in discussione ad uno sguardo storico il simbolo per eccellenza rintracciabile nelle cime, la croce. Nel tempo sanciva un’esperienza spirituale di ascesa, poi addirittura quasi un’appropriazione “religiosa” del luogo, infine si è svestita del suo valore di fede per diventare uno dei tanti simboli lasciati in vetta. Comunque “marker” culturale che definisce il luogo non più “maledictus”, perché la montagna è da sempre ambiente ostile, ma “casa”. Vittime di queste ambiguità sono stati anche gli altri simboli. La bandierina ha vissuto il suo momento storico legato ai nazionalismi novecenteschi. Gli stemmi sono stati frutto di comunità che segnavano il proprio territorio o la propria identità culturale. Una “colonizzazione” che stona con l’ambiente e conduce a riflessioni sul presente, sulla sacralità della montagna non più connessa a una fede religiosa, bensì all’esperienza intima che guida nei terreni del sacro. Questo nuovo orientamento della sacralità implica attenzione all’ambiente, responsabilità ed equilibrio nell’evitare l’antropizzazione forzata di un luogo attraverso il proliferare di simboli materiali. L’appello che scaturisce dai vari saggi è al recuperare il “bisogno del sacro” soddisfatto in diverse forme, ma sempre all’ombra di un rispetto che il silenzio e l’immensità sollecitano. Sacre vette a cura di Ines Millesimi, Mauro Varotto Editrice Cierre edizioni euro 24

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