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“Non accompagno più a scoprire il mondo, ma porto il mondo a scoprire la nostra terra”

07 aprile 2024

Cuneo

Bruno Calandri con la sorella Bruno Calandri con la sorella Bruno Calandri, morozzese, a vent’anni in Francia per lavoro, si trova quasi per caso catapultato nel turismo internazionale e ne farà la sua professione. Ora, che di anni ne ha 47, ha invertito la rotta e porta il mondo a scoprire la sua terra, la sua “Provincia granda”. Bruno, che cosa rappresenta per lei il viaggio? Per me è diventato un lavoro che mi appassiona come il primo giorno. A vent’anni mi trovavo in Francia per lavoro e quasi per gioco decisi di prendere il patentino di accompagnatore turistico. Accompagnavo i gruppi delle navi da crociera che sbarcavano il sabato e la domenica a Nizza. Il primo viaggio me lo ricordo benissimo: è stato a Montecarlo, poi nei borghi arroccati della Costa Azzurra. Nel frattempo lavoravo per una ditta commerciale dove mi occupavo principalmente del mercato estero. Imparai la lingua spagnola per poi approfondire l’inglese e il francese ed iniziai un secondo lavoro, principalmente dalla primavera all’autunno. Collaboravo con diverse agenzie e tour operator, occupandomi di turismo outgoing, il turismo organizzato per viaggi ed eventi all’estero. Andai in Cina, in America, in India, in Russia, nei paesi del Mediterraneo e in quelli del Nord Africa. Qualche aneddoto singolare da raccontare? Eravamo davanti alla grande muraglia cinese quando un compagno di viaggio, accendendo il suo tablet e confrontando l’immagine con la realtà, esclamò: “Me l’aspettavo molto meglio!” Non nascondo di esserci rimasto male... Solo vent’anni fa era impensabile una cosa del genere e ci si meravigliava ancora in modo “genuino”, senza aspettative sovradimensionate dalla realtà virtuale. Un altro aneddoto riguarda il primo volo che ho fatto fare a mia zia Lucia per andare a Lourdes. All’epoca aveva quasi ottant’anni, non aveva mai preso l’aereo in vita sua e io ero più preoccupato di lei che ancora oggi racconta quel viaggio sintetizzandolo con un “ Bellissimo! Un rosario e mezzo e siamo atterrati. L’avessi fatto prima!” Quale è stato il viaggio più entusiasmante e quello ancora solo sognato? Un viaggio che mi ha appassionato sotto l’aspetto storico è quello effettuato in Egitto. Mi ha fatto andare a ritroso nel tempo, alle radici del passato e ho toccato con mano quello che si studiava sui libri. Sotto l’aspetto delle relazioni umane e della convivenza multiculturale amo l’India. Invece in Europa le tre città che hanno un posto speciale nel mio cuore e che consiglio di visitare sono Roma, Parigi e Praga. Il mio viaggio nel cassetto è la Corea del Sud. Ll’ho sempre e solo sognata, ma tutta l’Asia mi affascina per la bellezza e l’autenticità dei contatti umani. Il viaggio ti fa conoscere altre realtà. Si può anche viaggiare per scappare, ma poi si viaggia per tornare. Che cosa le piace condividere con i visitatori? Mi piace condividere con loro le gioie della scoperta, le emozioni e cercare il loro coinvolgimento. Con gli anziani preferisco sempre intercalare frasi in lingua piemontese, un passepartout che è anche la lingua della confidenza, la lingua che parlo in famiglia. C’è stata una svolta nella sua vita? Negli ultimi dieci anni ho invertito la rotta: non accompagno più a scoprire il mondo, ma porto il mondo a scoprire la nostra terra che anch’io non conosco ancora del tutto, ma che vanta un ricchissimo patrimonio artistico ed architettonico. Questo è il turismo incoming, in ingresso. La società per cui lavoro, la Itur-www.itur.it, da più di vent’anni accompagna i turisti nel nostro Paese. Ci occupiamo di accoglienza turistica, di arte e cultura, di turismo a 360° e con orgoglio possiamo dire che è una realtà nata e cresciuta nella nostra Provincia. Io sono originario di Riforano, una frazione di Morozzo, ma vivo a Mondovì Piazza, il nucleo urbano storicamente più antico e con un vasto patrimonio artistico e architettonico che invito a visitare. Per i monumenti cito la chiesa di San Francesco Saverio, comunemente nota come “la Missione”, dove esplode l’illusione prospettica espressa dal gesuita Andrea Pozzo. Ricordo che Mondovì nel Quattrocento vide fiorire realtà culturali importanti quali la nuova arte della stampa e la pittura ad affresco ispirata al gotico jaqueriano che in città si espresse ad alti livelli ispirato ai più alti temi della religiosità popolare e dotta. E’ del 24 ottobre 1472 il primo libro a stampa di data certa edito in Piemonte e uscito dalla bottega di un facoltoso cittadino di Mondovì. Nel 1565 uscì il “Trattato sull’architettura” di Leon Battista Alberti che diffuse le nuove idee del Rinascimento. Cinque anni prima, nel 1560, la rilevanza di Mondovì aveva portato il duca Emanuele Filiberto a sceglierla quale sede universitaria del ducato. Ci sono luoghi maggiormente richiesti da chi viaggia nella nostra Provincia Granda? La gente spesso ci chiede le Langhe per il paesaggio, la cultura e la cucina famosa in tutto il mondo. Ma la nostra provincia non è solo questo e ci sono tanti altri centri che meritano una visita. Cuneo vanta un notevole patrimonio architettonico, museale ed artistico ed è una continua scoperta; Saluzzo ha un’offerta museale e un centro storico che lasciano a bocca aperta. Molto è stato fatto in questi anni e tanto c’è ancora da fare per rendere sempre più accogliente la nostra provincia che di anno in anno è sempre più apprezzata dal turismo italiano ed internazionale. Spesso è la gente del posto che non ha la consapevolezza della bellezza che ha attorno. Occorre pertanto investire e far conoscere le bellezze locali agli stessi abitanti perchè sono loro il primo biglietto da visita di un luogo. Il turismo è in continua evoluzione: un tempo si pensava ci fosse solo un turismo culturale, poi è nato il turismo enogastronomico e negli ultimi anni si è imposto l’outdoor, il turismo lento, completo di sport a contatto con la natura. La nostra società è sempre più caratterizzata da un immenso moto, un continuo movimento che ci porta solo a guardare, ma senza vedere. Viaggiare però non è muoverci da un punto all’altro, da una partenza verso la meta... Il viaggio ha una ricaduta su ciascuno di noi perchè si cambia. Il vero fine di un viaggio è scoprire se stessi. Da dove attinge le emozioni al di fuori dei viaggi? Per me la memoria degli anziani è fonte di tante e autentiche emozioni. I loro ricordi, i loro racconti mi proiettano in un passato che mi dà nostalgia. Come vorrei avere una macchna del tempo e viaggiare attraverso i secoli... Mi piacerebbe vivere ai tempi di don Camillo e Peppone perchè mi proiettano nel dopoguerra quando tutto sembrava bello perchè si era superato il brutto. Che consigli può dispensare per un viaggio da intraprendere? Qualsiasi viaggio va sempre preparato prima in modo da entrare nel cuore di quel paese, conoscerne le usanze e la storia, ma mi raccomando “sempre in punta di piedi”.
Morozzo Turismo Granda Bruno Calandri accompagnatore turistico