Il disastroso dopoguerra del 1919 (600mila morti nelle trincee, pesante crisi economica, disoccupazione, epidemia “spagnola”…) provocherà gravissime tensioni sociali in tutta Italia: a un anno di distanza dall’armistizio, nel novembre 1919, le elezioni politiche vedono una forte crescita del partito socialista (nella provincia di Cuneo da zero a 4 deputati, altrettanti per il neonato Partito Popolare di d. Sturzo e De Gasperi), mentre precipitano in basso i liberali-giolittiani (da otto deputati a tre).
La paura del “pericolo rosso” (causata dalle grandi agitazioni sindacali e gli scioperi continui nelle fabbriche) favorisce poi un riavvicinamento tra cattolici e liberali (nelle elezioni amministrative dell’autunno 1920 a Cuneo si verifica un netto recupero dei liberali, con il sindaco Bassignano eletto anche con voti popolari). Anche il vescovo mons. Moriondo aveva intitolato, con toni preoccupati, la Lettera pastorale della Quaresima “Si può essere socialisti?”.
Il 1921 porta la scissione dei socialisti (congresso di Livorno, nascita del Partito comunista), la crescita dei “Fasci di combattimento” (nel gennaio ’21 anche a Cuneo), con l’inasprimento delle tensioni sociali e delle violenze. Alle nuove elezioni politiche del maggio 21 (volute da Giolitti) le liste dei liberali-democratici si riprendono il primo posto in provincia (con il 45% dei voti e 6 deputati, il Partito Popolare al 31% e 4 deputati, sconfitti i socialisti al 15% e 1 solo deputato).
Ora però emerge un nuovo pericolo: le violenze di matrice fascista, dopo quelle “rosse” del 1919-’20, dilagano sempre più, specialmente nell’Italia del nord (mentre, a livello elettorale, il Partito fascista ha raccolto, in tutta Italia, soltanto 35 deputati).
Lo Stendardo fa rilevare le responsabilità della vecchia classe liberale, che si è illusa di poter controllare la violenza fascista, dopo averle dato corda in funzione antisocialista.
“Quando il fascismo era una semplice organizzazione per salvaguardare l’ordine pubblico, raccolse l’unanime approvazione, ma oggi che il fascismo è diventato un partito a sé, e cerca con la violenza, la prepotenza e il terrore di farsi una strada … nessuno in coscienza può seguirlo” (16.06.’21).
“I fascisti vogliono sostituirsi allo Stato, farne un’oligarchia a loro uso e consumo … la violenza ha una sua logica inesorabile” (19.01.’22). I primi anni venti vedono anche, tra i cattolici italiani, oltre il nuovo impegno sociale e politico, una forte ripresa dell’Azione cattolica, soprattutto giovanile: il mondo cattolico è animato anche da un urgente bisogno di testimoniare in pubblico i valori cristiani, in una società e una cultura da vari decenni intrisa di anticlericalismo. Ed ecco allora il fiorire di numerosi Convegni a livello nazionale e locale, nonché dei Congressi eucaristici (nel maggio 1922 a Savigliano con 15mila partecipanti, poi 150mila a Torino nell’incontro regionale). II 25 maggio del ‘22 è Cuneo ad organizzare un grande convegno provinciale: i giovani affluiscono in città con tutti i mezzi (treni, camion, biciclette, a piedi…), i cortili del seminario e del vescovado dispongono parcheggi e spazio per allestire tavolate, i tre circoli giovanili cittadini offrono volontari per i vari servizi, 6mila giovani (con 70 bandiere, 10 bande musicali) partecipano alla grande sfilata e alla messa sul palco.
Così all’inizio di settembre un grande Congresso eucaristico diocesano radunerà, nella processione finale (anche se sotto la pioggia battente) 5mila persone.
cuneo
Il disastroso dopoguerra del 1919 (600mila morti nelle trincee, pesante crisi economica, disoccupazione, epidemia “spagnola”…) provocherà gravissime tensioni sociali in tutta Italia: a un anno di distanza dall’armistizio, nel novembre 1919, le elezioni politiche vedono una forte crescita del partito socialista (nella provincia di Cuneo da zero a 4 deputati, altrettanti per il neonato Partito Popolare di d. Sturzo e De Gasperi), mentre precipitano in basso i liberali-giolittiani (da otto deputati a tre).
La paura del “pericolo rosso” (causata dalle grandi agitazioni sindacali e gli scioperi continui nelle fabbriche) favorisce poi un riavvicinamento tra cattolici e liberali (nelle elezioni amministrative dell’autunno 1920 a Cuneo si verifica un netto recupero dei liberali, con il sindaco Bassignano eletto anche con voti popolari). Anche il vescovo mons. Moriondo aveva intitolato, con toni preoccupati, la Lettera pastorale della Quaresima “Si può essere socialisti?”.
Il 1921 porta la scissione dei socialisti (congresso di Livorno, nascita del Partito comunista), la crescita dei “Fasci di combattimento” (nel gennaio ’21 anche a Cuneo), con l’inasprimento delle tensioni sociali e delle violenze. Alle nuove elezioni politiche del maggio 21 (volute da Giolitti) le liste dei liberali-democratici si riprendono il primo posto in provincia (con il 45% dei voti e 6 deputati, il Partito Popolare al 31% e 4 deputati, sconfitti i socialisti al 15% e 1 solo deputato).
Ora però emerge un nuovo pericolo: le violenze di matrice fascista, dopo quelle “rosse” del 1919-’20, dilagano sempre più, specialmente nell’Italia del nord (mentre, a livello elettorale, il Partito fascista ha raccolto, in tutta Italia, soltanto 35 deputati).
Lo Stendardo fa rilevare le responsabilità della vecchia classe liberale, che si è illusa di poter controllare la violenza fascista, dopo averle dato corda in funzione antisocialista.
“Quando il fascismo era una semplice organizzazione per salvaguardare l’ordine pubblico, raccolse l’unanime approvazione, ma oggi che il fascismo è diventato un partito a sé, e cerca con la violenza, la prepotenza e il terrore di farsi una strada … nessuno in coscienza può seguirlo” (16.06.’21).
“I fascisti vogliono sostituirsi allo Stato, farne un’oligarchia a loro uso e consumo … la violenza ha una sua logica inesorabile” (19.01.’22). I primi anni venti vedono anche, tra i cattolici italiani, oltre il nuovo impegno sociale e politico, una forte ripresa dell’Azione cattolica, soprattutto giovanile: il mondo cattolico è animato anche da un urgente bisogno di testimoniare in pubblico i valori cristiani, in una società e una cultura da vari decenni intrisa di anticlericalismo. Ed ecco allora il fiorire di numerosi Convegni a livello nazionale e locale, nonché dei Congressi eucaristici (nel maggio 1922 a Savigliano con 15mila partecipanti, poi 150mila a Torino nell’incontro regionale). II 25 maggio del ‘22 è Cuneo ad organizzare un grande convegno provinciale: i giovani affluiscono in città con tutti i mezzi (treni, camion, biciclette, a piedi…), i cortili del seminario e del vescovado dispongono parcheggi e spazio per allestire tavolate, i tre circoli giovanili cittadini offrono volontari per i vari servizi, 6mila giovani (con 70 bandiere, 10 bande musicali) partecipano alla grande sfilata e alla messa sul palco.
Così all’inizio di settembre un grande Congresso eucaristico diocesano radunerà, nella processione finale (anche se sotto la pioggia battente) 5mila persone.
Il primo dopoguerra, socialisti, liberali, cattolici, fascisti…
30 ottobre 2022
Cuneo
Il disastroso dopoguerra del 1919 (600mila morti nelle trincee, pesante crisi economica, disoccupazione, epidemia “spagnola”…) provocherà gravissime tensioni sociali in tutta Italia: a un anno di distanza dall’armistizio, nel novembre 1919, le elezioni politiche vedono una forte crescita del partito socialista (nella provincia di Cuneo da zero a 4 deputati, altrettanti per il neonato Partito Popolare di d. Sturzo e De Gasperi), mentre precipitano in basso i liberali-giolittiani (da otto deputati a tre).
La paura del “pericolo rosso” (causata dalle grandi agitazioni sindacali e gli scioperi continui nelle fabbriche) favorisce poi un riavvicinamento tra cattolici e liberali (nelle elezioni amministrative dell’autunno 1920 a Cuneo si verifica un netto recupero dei liberali, con il sindaco Bassignano eletto anche con voti popolari). Anche il vescovo mons. Moriondo aveva intitolato, con toni preoccupati, la Lettera pastorale della Quaresima “Si può essere socialisti?”.
Il 1921 porta la scissione dei socialisti (congresso di Livorno, nascita del Partito comunista), la crescita dei “Fasci di combattimento” (nel gennaio ’21 anche a Cuneo), con l’inasprimento delle tensioni sociali e delle violenze. Alle nuove elezioni politiche del maggio 21 (volute da Giolitti) le liste dei liberali-democratici si riprendono il primo posto in provincia (con il 45% dei voti e 6 deputati, il Partito Popolare al 31% e 4 deputati, sconfitti i socialisti al 15% e 1 solo deputato).
Ora però emerge un nuovo pericolo: le violenze di matrice fascista, dopo quelle “rosse” del 1919-’20, dilagano sempre più, specialmente nell’Italia del nord (mentre, a livello elettorale, il Partito fascista ha raccolto, in tutta Italia, soltanto 35 deputati).
Lo Stendardo fa rilevare le responsabilità della vecchia classe liberale, che si è illusa di poter controllare la violenza fascista, dopo averle dato corda in funzione antisocialista.
“Quando il fascismo era una semplice organizzazione per salvaguardare l’ordine pubblico, raccolse l’unanime approvazione, ma oggi che il fascismo è diventato un partito a sé, e cerca con la violenza, la prepotenza e il terrore di farsi una strada … nessuno in coscienza può seguirlo” (16.06.’21).
“I fascisti vogliono sostituirsi allo Stato, farne un’oligarchia a loro uso e consumo … la violenza ha una sua logica inesorabile” (19.01.’22). I primi anni venti vedono anche, tra i cattolici italiani, oltre il nuovo impegno sociale e politico, una forte ripresa dell’Azione cattolica, soprattutto giovanile: il mondo cattolico è animato anche da un urgente bisogno di testimoniare in pubblico i valori cristiani, in una società e una cultura da vari decenni intrisa di anticlericalismo. Ed ecco allora il fiorire di numerosi Convegni a livello nazionale e locale, nonché dei Congressi eucaristici (nel maggio 1922 a Savigliano con 15mila partecipanti, poi 150mila a Torino nell’incontro regionale). II 25 maggio del ‘22 è Cuneo ad organizzare un grande convegno provinciale: i giovani affluiscono in città con tutti i mezzi (treni, camion, biciclette, a piedi…), i cortili del seminario e del vescovado dispongono parcheggi e spazio per allestire tavolate, i tre circoli giovanili cittadini offrono volontari per i vari servizi, 6mila giovani (con 70 bandiere, 10 bande musicali) partecipano alla grande sfilata e alla messa sul palco.
Così all’inizio di settembre un grande Congresso eucaristico diocesano radunerà, nella processione finale (anche se sotto la pioggia battente) 5mila persone.