Luca Ramonda è nato il 15 maggio 1969 a Saluzzo e vive a Piasco, dove gestisce un bar.
Che ricordi ha di suo padre?
Mio padre Aurelio faceva il meccanico e mandava avanti il distributore di benzina della nostra famiglia: mio padre ha iniziato a lavorare negli anni Cinquanta, prima c’era mio nonno Giuseppe. Mio padre in apparenza aveva una scorza burbera, ma in realtà era un uomo dall’animo troppo buono, a volte!
E sua madre?
Si chiamava Domenica Raspo, aveva sempre lavorato con mio padre e per 22 anni non ha mai fatto mai mancare a lui il suo prezioso sostegno, per 22 anni, quando si è ammalato in modo grave. Mia madre Domenica era una santa! Era una donna sorridente, sempre positiva e aveva sempre una buona parola per tutti.
Che insegnamenti le hanno lasciato i suoi genitori?
Raccomandavano sempre che nella vita bisogna avere tanta pazienza e bisogna cercare sempre di fare il bene.
Le scuole?
Non ho mai amato tanto i libri, che non erano fatti per me: non sono mai stato un gran studente. Smettere di studiare in terza media è stata perciò per me una cosa naturale. Così ho iniziato a dare una mano da giovane a mio padre, che già non stava bene.
La sua famiglia?
Ho una sorella che si chiama Elda. Da bambino sognavo di portare avanti l’attività di famiglia e speravo di avere un bar mio! Nella vita ho fatto più lavori, lavorando anche come commesso in un supermercato di Saluzzo, quando avevo dato via il distributore. Quella di Saluzzo è stata una bella esperienza lavorativa anche per i rapporti instaurati con i colleghi, e perché a me piace sempre stare in mezzo alla gente. Dal 2017 sono tornato a lavorare qui nel bar, a Piasco.
Come è cambiata la vita lavorativa negli ultimi anni?
È cambiata in peggio e c’è davvero un’asfissiante burocrazia che complica la vita a chi lavora. Il lavoro che faccio mi piace, mi alzo alle 4 del mattino (a volte fino alle 21 e alle 22), mi piace stare in mezzo alla gente. Il bar alle 5 è già aperto e arrivano a prendere il caffè gli operai delle fabbriche della zona e i camionisti di passaggio.
La fatica più grande del suo lavoro?
Sicuramente è l’eccessiva burocrazia, che ti sfianca.
La soddisfazione più grande?
Notare che tanti clienti sono soddisfatti, con molte persone sono nati dei sinceri rapporti di amicizia.
Il Covid?
È entrata la paura nelle vite di molte persone e sono cambiati molte volte i rapporti, ma non bisogna mai dimenticare che la vita non è nostra!
Lei ricorda don Bartolomeo Ruffa?
Don Bartolomeo era un personaggio, un grande prete. Chi ha avuto a che fare con lui, di certo non lo ha dimenticato! Le sue suore hanno dato la loro vita alla Chiesa, ai montanari dimenticati, al Santuario di Valmala e servendo nei seminari i futuri preti.
E don Giuseppe Dutto?
L’avevano mandato ad Isasca che era malato e ci è stato quasi 50 anni! Era anche lui un grande personaggio, che invitava a riscoprire la fede genuina. Ai suoi funerali tanta gente di Isasca piangeva lacrime sincere!
Cosa pensa della guerra di oggi in corso in Ucraina?
È molto strumentalizzata da una parte e dell’altra. Ci sono sporchi interessi economici e politici e gli insegnamenti di Papa Francesco sono sovente ignorati.
Il futuro della valle Varaita come lo vede?
Non è più il futuro che ci aspettavamo una volta. La nostra però è una bella vallata e questo ci dà la speranza che la gente ritorni a frequentarla!
I turisti che arrivano qui da lei chi sono?
Sono persone che si fermano una sola giornata per fare una camminata e poi tornano nelle loro case.
Cosa mette al primo posto nella vita?
La famiglia le persone e il lavoro, di certo non i soldi. E speriamo di poterci incontrare ancora per tanti anni!
paesi
Luca Ramonda è nato il 15 maggio 1969 a Saluzzo e vive a Piasco, dove gestisce un bar.
Che ricordi ha di suo padre?
Mio padre Aurelio faceva il meccanico e mandava avanti il distributore di benzina della nostra famiglia: mio padre ha iniziato a lavorare negli anni Cinquanta, prima c’era mio nonno Giuseppe. Mio padre in apparenza aveva una scorza burbera, ma in realtà era un uomo dall’animo troppo buono, a volte!
E sua madre?
Si chiamava Domenica Raspo, aveva sempre lavorato con mio padre e per 22 anni non ha mai fatto mai mancare a lui il suo prezioso sostegno, per 22 anni, quando si è ammalato in modo grave. Mia madre Domenica era una santa! Era una donna sorridente, sempre positiva e aveva sempre una buona parola per tutti.
Che insegnamenti le hanno lasciato i suoi genitori?
Raccomandavano sempre che nella vita bisogna avere tanta pazienza e bisogna cercare sempre di fare il bene.
Le scuole?
Non ho mai amato tanto i libri, che non erano fatti per me: non sono mai stato un gran studente. Smettere di studiare in terza media è stata perciò per me una cosa naturale. Così ho iniziato a dare una mano da giovane a mio padre, che già non stava bene.
La sua famiglia?
Ho una sorella che si chiama Elda. Da bambino sognavo di portare avanti l’attività di famiglia e speravo di avere un bar mio! Nella vita ho fatto più lavori, lavorando anche come commesso in un supermercato di Saluzzo, quando avevo dato via il distributore. Quella di Saluzzo è stata una bella esperienza lavorativa anche per i rapporti instaurati con i colleghi, e perché a me piace sempre stare in mezzo alla gente. Dal 2017 sono tornato a lavorare qui nel bar, a Piasco.
Come è cambiata la vita lavorativa negli ultimi anni?
È cambiata in peggio e c’è davvero un’asfissiante burocrazia che complica la vita a chi lavora. Il lavoro che faccio mi piace, mi alzo alle 4 del mattino (a volte fino alle 21 e alle 22), mi piace stare in mezzo alla gente. Il bar alle 5 è già aperto e arrivano a prendere il caffè gli operai delle fabbriche della zona e i camionisti di passaggio.
La fatica più grande del suo lavoro?
Sicuramente è l’eccessiva burocrazia, che ti sfianca.
La soddisfazione più grande?
Notare che tanti clienti sono soddisfatti, con molte persone sono nati dei sinceri rapporti di amicizia.
Il Covid?
È entrata la paura nelle vite di molte persone e sono cambiati molte volte i rapporti, ma non bisogna mai dimenticare che la vita non è nostra!
Lei ricorda don Bartolomeo Ruffa?
Don Bartolomeo era un personaggio, un grande prete. Chi ha avuto a che fare con lui, di certo non lo ha dimenticato! Le sue suore hanno dato la loro vita alla Chiesa, ai montanari dimenticati, al Santuario di Valmala e servendo nei seminari i futuri preti.
E don Giuseppe Dutto?
L’avevano mandato ad Isasca che era malato e ci è stato quasi 50 anni! Era anche lui un grande personaggio, che invitava a riscoprire la fede genuina. Ai suoi funerali tanta gente di Isasca piangeva lacrime sincere!
Cosa pensa della guerra di oggi in corso in Ucraina?
È molto strumentalizzata da una parte e dell’altra. Ci sono sporchi interessi economici e politici e gli insegnamenti di Papa Francesco sono sovente ignorati.
Il futuro della valle Varaita come lo vede?
Non è più il futuro che ci aspettavamo una volta. La nostra però è una bella vallata e questo ci dà la speranza che la gente ritorni a frequentarla!
I turisti che arrivano qui da lei chi sono?
Sono persone che si fermano una sola giornata per fare una camminata e poi tornano nelle loro case.
Cosa mette al primo posto nella vita?
La famiglia le persone e il lavoro, di certo non i soldi. E speriamo di poterci incontrare ancora per tanti anni!
Il futuro della valle Varaita “non è più il futuro che ci aspettavamo una volta”
28 luglio 2022
Cuneo
Luca Ramonda è nato il 15 maggio 1969 a Saluzzo e vive a Piasco, dove gestisce un bar.
Che ricordi ha di suo padre?
Mio padre Aurelio faceva il meccanico e mandava avanti il distributore di benzina della nostra famiglia: mio padre ha iniziato a lavorare negli anni Cinquanta, prima c’era mio nonno Giuseppe. Mio padre in apparenza aveva una scorza burbera, ma in realtà era un uomo dall’animo troppo buono, a volte!
E sua madre?
Si chiamava Domenica Raspo, aveva sempre lavorato con mio padre e per 22 anni non ha mai fatto mai mancare a lui il suo prezioso sostegno, per 22 anni, quando si è ammalato in modo grave. Mia madre Domenica era una santa! Era una donna sorridente, sempre positiva e aveva sempre una buona parola per tutti.
Che insegnamenti le hanno lasciato i suoi genitori?
Raccomandavano sempre che nella vita bisogna avere tanta pazienza e bisogna cercare sempre di fare il bene.
Le scuole?
Non ho mai amato tanto i libri, che non erano fatti per me: non sono mai stato un gran studente. Smettere di studiare in terza media è stata perciò per me una cosa naturale. Così ho iniziato a dare una mano da giovane a mio padre, che già non stava bene.
La sua famiglia?
Ho una sorella che si chiama Elda. Da bambino sognavo di portare avanti l’attività di famiglia e speravo di avere un bar mio! Nella vita ho fatto più lavori, lavorando anche come commesso in un supermercato di Saluzzo, quando avevo dato via il distributore. Quella di Saluzzo è stata una bella esperienza lavorativa anche per i rapporti instaurati con i colleghi, e perché a me piace sempre stare in mezzo alla gente. Dal 2017 sono tornato a lavorare qui nel bar, a Piasco.
Come è cambiata la vita lavorativa negli ultimi anni?
È cambiata in peggio e c’è davvero un’asfissiante burocrazia che complica la vita a chi lavora. Il lavoro che faccio mi piace, mi alzo alle 4 del mattino (a volte fino alle 21 e alle 22), mi piace stare in mezzo alla gente. Il bar alle 5 è già aperto e arrivano a prendere il caffè gli operai delle fabbriche della zona e i camionisti di passaggio.
La fatica più grande del suo lavoro?
Sicuramente è l’eccessiva burocrazia, che ti sfianca.
La soddisfazione più grande?
Notare che tanti clienti sono soddisfatti, con molte persone sono nati dei sinceri rapporti di amicizia.
Il Covid?
È entrata la paura nelle vite di molte persone e sono cambiati molte volte i rapporti, ma non bisogna mai dimenticare che la vita non è nostra!
Lei ricorda don Bartolomeo Ruffa?
Don Bartolomeo era un personaggio, un grande prete. Chi ha avuto a che fare con lui, di certo non lo ha dimenticato! Le sue suore hanno dato la loro vita alla Chiesa, ai montanari dimenticati, al Santuario di Valmala e servendo nei seminari i futuri preti.
E don Giuseppe Dutto?
L’avevano mandato ad Isasca che era malato e ci è stato quasi 50 anni! Era anche lui un grande personaggio, che invitava a riscoprire la fede genuina. Ai suoi funerali tanta gente di Isasca piangeva lacrime sincere!
Cosa pensa della guerra di oggi in corso in Ucraina?
È molto strumentalizzata da una parte e dell’altra. Ci sono sporchi interessi economici e politici e gli insegnamenti di Papa Francesco sono sovente ignorati.
Il futuro della valle Varaita come lo vede?
Non è più il futuro che ci aspettavamo una volta. La nostra però è una bella vallata e questo ci dà la speranza che la gente ritorni a frequentarla!
I turisti che arrivano qui da lei chi sono?
Sono persone che si fermano una sola giornata per fare una camminata e poi tornano nelle loro case.
Cosa mette al primo posto nella vita?
La famiglia le persone e il lavoro, di certo non i soldi. E speriamo di poterci incontrare ancora per tanti anni!