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Don Albino Ronco, per vent’anni ha accolto centinaia di pellegrini al santuario di Valmala

01 giugno 2022

Cuneo

don Albino Ronco Oggi don Albino Ronco ha 94 anni di età e molto difficilmente salirà quest’estate al Santuario mariano di Valmala, dove per 20 anni ha accolto centinaia di pellegrini. Don Albino è molto noto nella ‘Granda’. Anche perché lui si toglie gli occhiali, chiude gli occhi e si concentra: e poi dopo individua i problemi di salute della persona che ha davanti.  Don Ronco, quando si è accorto di avere dei poteri particolari?  È successo 50 anni fa. Ho spalmato sulle spalle di un mio confratello malato una pomata, e ho subito individuato dove aveva male: e sono stato un po’ sorpreso di questo.  Qualche episodio curioso da raccontare? 40 anni fa: a Roma c’era un seminarista straniero. Aveva mal di pancia: lo guardo e mi accordo che ha una brutta appendicite. Il 20 dicembre va al Gemelli, ma i medici non si accorgono di nulla. Continua ad aver male e ritorna d’urgenza in ospedale, il 2 gennaio: “Ho l’appendicite” racconta ai sanitari. I medici gli trovano, alla fine, un’appendicite retroflessa, che non dà i sintomi abituali. Avevo fatto la diagnosi giusta!  Lei si considera una persona con poteri particolari? No, molto più semplicemente è un dono che il Signore mi ha fatto. Un dono naturale, così come lo sono l’intelligenza ed il cuore buono. Io sono un pover’uomo, e non ho carismi. Spero che il Signore mi prenda così! Di dove è originario? Sono nato il 13 aprile 1928 a Buttigliera d’Asti. Mio papà Carlo aveva fatto il servizio militare nella prima grande guerra mondiale, e mia mamma Mara era nata nel 1888 a Buttigliera, di fronte alla frazione dei Becchi, dove era nato don Bosco. Dei miei nonni materni. ricordo l’umile ma utile lavoro di fabbricanti di corde per le attività agricole. Di mia nonna ricordo la sua bella descrizione del chiasso che facevano i ragazzi durante le gite con don Bosco che arrivavano ai Becchi. Con mia nonna ho avuto sempre un bel rapporto: quando avevo 7 anni, facevo da solo circa 9 chilometri a piedi per stare qualche giorno con lei!.  Ha conosciuto la povertà?  Sì, e i miei si adattavano a fare più lavori.  Le scuole?  Una pluriclasse per le tre prime classi elementari. 30 scolari in tutto, e la maestra Tamagnone si giostrava per tenere attivi i tre gruppi e svolgere i relativi programmi. Un giorno aveva portato da casa una radio, di notevoli dimensioni, per far sentire un discorso di Papa Pio XI. Dopo il 1938 siamo giunti a Chieri dove il mio fratello maggiore, Pietro, incominciò a lavorare in una fabbrica, e io iniziai a frequentare l’Oratorio Salesiano, terminando le elementari. A Chieri è nata la mia vocazione di salesiano e di studioso e così ho accettato l’offerta di provare la vita che mi proponevano.  Il suo cammino?  A 12 anni ho chiesto di poter iniziare la via che mi avrebbe portato ad essere salesiano e sacerdote. Finita Teologia, il 14 luglio 1957 sono stato ordinato sacerdote a Roma, celebrando la mia prima Messa in San Pietro. In quegli anni si progettava di trasferire da Torino a Roma il “Pontificio Ateneo Salesiano” (futura “Università Pontificia Salesiana”). I responsabili dell’Ente cercavano tra i giovani laureati chi potesse essere inserito tra gli insegnanti, dopo opportuna preparazione, e pensarono anche a me. Dal febbraio 1963 al giugno del 2003 sono stato docente di Psicologia generale e di vari altri corsi. Per questi corsi ho preparato gli opportuni aiuti didattici, usati anche altrove.  Lei ama il computer? Per circa trenta anni sono stato il gestore dell’unico computer esistente all’Università Salesiana, nella lunga serie dello sviluppo tecnico dei computer. Poco per volta, con macchine sempre più potenti e strumenti di programmazione sempre più facili e adeguati, sono riuscito a tradurre per il nostro computer i programmi più complessi richiesti per le elaborazioni statistiche più avanzate, e creare facilmente i programmi necessari. Tutta la ricerca che ha richiesto elaborazioni statistiche, le centinaia di tesi di licenza e di dottorato (fino al 2005 almeno) sono state rese possibili dalla disponibilità del personale e degli strumenti del Centro elaborazione dati.  E gli altri impegni, don Albino?  Non ho mai dimenticato che sono principalmente sacerdote salesiano! Ho predicato vari corsi di esercizi spirituali e ho partecipato con dedizione al ministero festivo, al sacramento delle confessioni, soprattutto nelle comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dei Salesiani. Durante le vacanze estive per circa venti anni ho esercitato una intensa consulenza spirituale e psicologica verso i pellegrini in arrivo al Santuario mariano di Valmala, luogo che amo molto. Come salesiano per 30 anni sono stato vicario della Comunità don Bosco e per 10 anni economo della medesima. E alla sua veneranda età, oggi come si sente?  Ora ho compiuto 94 anni e sono chiuso in infermeria: guardando indietro per tutto quanto sono stato ed ho fatto di bene, ringrazio il Signore, la mia famiglia, i tanti santi (salesiani e non), che ho incontrato. Per il male che ho fatto, e soprattutto se ho dato qualche scandalo, chiedo perdono al Signore e ai fratelli, e tutto affido al Padre, che è amore! Don Albino, cosa hanno lasciato in lei gli incontri avuti con centinaia di persone a Valmala? Molte volte, sono restato colpito dalle croci pesanti che tanti devono sopportare. E noi preti, per avvicinare le persone a Dio, dobbiamo crescere in umanità.
Intervista Don Albino Ronco Santuario di Valmala