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Giuseppe e il suo grande museo del mondo contadino

21 maggio 2022

Cuneo

Giuseppe Pecollo Ha realizzato un museo del mondo contadino, in un capannone di 700 metri quadrati, con oltre tremila pezzi. L’ultimo che ha recuperato è una ‘chicca’: “È il carro funebre utilizzato per i funerali del padre di Duccio Galimberti. L’abbiamo recuperato da un pronipote, era a San Rocco di Castagnaretta e ce l’abbiamo in custodia”. Giuseppe Pecollo è nato il 26 ottobre 1938 a Riforano: “I miei genitori, Giovanni Battista e Maddalena Ravera, lavoravano la terra: eravamo sette figli. Avevamo solo quattro mucche ed eravamo poveri. Le mie sorelle andavano da ‘servente’, io e mio fratello d’estate andavamo a fare i ‘vachè’ già in quarta elementare… Ero ‘affittato’ da Maurizio Chiaffrino a Castelletto, non c’era ancora l’energia elettrica e io e un mio coetaneo dormivamo nel fienile. Ci trattavano bene e ci davano da mangiare! Ho giocato poco, con i ‘ciaplè’, pezzi di piatti rotti che tiravamo contro i muri”.  Le scuole? Alle elementari di Riforano eravamo quaranta ragazzi per ogni classe: ognuno portava un pezzo di legna per la stufa. I maestri erano super severi. Noi eravamo birichini, tante volte ci mettevano in castigo! Non amavo tanto i libri, ho frequentato fino alla quinta. A 15 anni ho fatto due anni di scuola serale e poi la scuola edile Lattes di Cuneo per tre anni, per imparare a fare il muratore. Che oggetti custodisce nel museo? Oggetti dal 1850 al 1950: carri agricoli, carri processionali, i carri da trasporto (‘cartun’) e tanti attrezzi più piccoli usati una volta in campagna, insieme a due ‘birocci’ per portare a vendere gli animali al mercato. Anche carrozze, tutte funzionanti, con le quali ho portato all’altare tante spose. E poi le macchine da cucire di una volta, con tanti piccoli attrezzi utilizzati con i bachi da seta e per cardare la lana e altre cose… Testimoni di un mondo che è scomparso. Ho anche bei ‘pezzi militari’ della guerra del 1915-1918, tra cui una slitta utilizzata nella guerra di Russia.  Come le è venuta l’idea di fare il museo? Facendo il muratore notavo tanti attrezzi di una volta abbandonati nelle soffitte, nei porticati e nelle vecchie case, non apprezzati dai proprietari e ho iniziato a raccoglierli. Vengono tanti giovani a vedere il museo e non facciamo pagare il biglietto.  Che idea si è fatto dei ragazzi di oggi? In tanti ignorano come si viveva una volta. Pochi sanno quel che è successo e sono quelli che arrivano da famiglie contadine. Anche tanti insegnanti sono disinformati sul nostro passato. Le soddisfazioni ci sono quando riesco a fare capire le grandi fatiche dei nostri padri e dei nostri nonni, che vivevano con poco. Famiglie numerose ma con i figli più educati dei ragazzi di oggi, perché avevano dei valori. Che valori le hanno trasmesso i suoi? Prima cosa: l’obbedienza e il rispetto dei genitori e del prossimo, insieme all’educazione religiosa. Valori che oggi si sono persi. Meglio il mondo di allora? Allora i genitori erano molto severi con i figli e poco affettuosi. I genitori di oggi sono troppo affettuosi con, danno troppi i vizi e non c’è più il rispetto, sovente, per i genitori. Un bravo genitore deve saper dire anche dei no ai propri figli! Le famiglie oggi si sfasciano sovente con facilità: perché secondo lei? I giovani non sono più abituati al sacrificio. Le donne che lavorano fuori casa hanno conquistato l’indipendenza economica, che una volta non avevano. Una volta la donna era ben poco rispettata. Ma io non voglio giudicare nessuno. Lei ha fatto sempre il muratore? Dopo il servizio militare a Torino, sono venuto a casa. Per due anni ho lavorato all’ospedale Santa Croce come aiuto in cucina, ma non mi piaceva. Volevo lavorare all’aperto e nel 1967 ho iniziato a fare il muratore, arrivando ad avere nell’impresa anche dieci dipendenti. Ho costruito 180 case. I soldi? Chi arriva da una famiglia povera li rispetta e non li spreca. Ma il benessere diffuso ha rovinato tanti. Quando la Michelin ha aperto, tanti hanno abbandonato montagna e campagna per la fabbrica: per i figli è stato positivo, per la terra no. Sua moglie Rosina Ghigo dove l’ha conosciuta? È di Rocca de Baldi, ci siamo conosciuti a ballare in frazione Pasquero. Lei aveva già la ‘Fiat 600’ e io andavo a trovarla con il mio ‘Guzzino’. Dopo tre anni ci siamo sposati nel 1963 davanti a don Biagio Malabocchia. Il viaggio di nozze a Venezia, in treno. Abbiamo due figli: Osvaldo del 1964 e Silvana del 1966 e quattro nipoti che ci danno tante soddisfazioni. Per far durare i matrimoni, bisogna dialogare molto, ma imparare anche a stare zitti! La vita? È bella, ma mi spiace pensare che oggi sono vecchio. Bisogna accontentarsi e imparare a vivere, essendo mai invidiosi degli altri! La guerra in Ucraina? Non pensavo di vedere scene così nel 2022: è un disastro, per tutta l’Europa. E Putin è peggio di Hitler.
Intervista Museo Duccio Galimberti Riforano Fantasmi di montagna di Diego Vaschetto Edizioni del Capricorno Roger federer Serena Scognamillo