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La filosofia del viaggiare e il fascino del quotidiano

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“Le rivelazioni del viaggio”: piccolo saggio per leggere in profondità il mondo incontrato nei viaggi

Roberto Dutto 28 agosto 2026

Cuneo


L’esperienza che l’autore mette al centro di questo “piccolo diario filosofico” non è semplicemente quella del conoscere. Sembra anzi che tale dimensione non sia contemplata nel suo riflettere sul viaggio. Senza negare l’importanza del viaggiare per apprendere qualcosa, l’autore intende andare in profondità, cogliere l’essenza del viaggiare e così aprire la via verso la comprensione delle trasformazioni interiori che provoca.


Tutto prende spunto dalla dialettica tra il “qui” e il “lì” dove il primo termine rappresenta la situazione di partenza e il secondo il punto di tensione che, seppur in modo un po’ affrettato, semplicisticamente può essere assimilato alla meta del viaggio.


L’autore però carica i due estremi di uno specifico valore esistenziale. Il qui è l’esperienza del quotidiano dove la routine si fa spazio, senza per questo caricarsi di significati negativi. È semplicemente l’esperienza di ogni giornata vissuta nel proprio mondo che può anche riservare sorprese, ma più spesso scorre senza particolari scossoni.


Il “lì” rappresenta invece l’altrove scoperto o solo cercato. Come tale mette in movimento percezioni ed emozioni pervase di attesa, di progetti, ma anche di un presente fecondo di sensazioni. Il viaggio diventa un “evadere dalla prigione dell’abitudine per accedere a una dimensione altra”, risposta a un’insaziabile “voglia di altrove”.


Vero che l’autore riferisce le proprie esperienze relative ai frequenti viaggi in Irlanda, in Polonia o in altre parti del mondo, ma fin dall’inizio si preoccupa di precisare che non è in questione il luogo in sé. Piuttosto bisogna riflettere sull’esperienza dello spostarsi anche breve, anche nel proprio mondo. La distanza è ininfluente.


L’essenza del viaggio è tutta nell’interiorità. Sta nelle “rivelazioni” che si aprono dentro di noi. L’autore parla di epifanie, di illuminazioni interiori che d’improvviso rendono unico un luogo.


Inutile cercare una motivazione razionale. L’esperienza di cui scrive non passa “attraverso la bellezza, ma attraverso l’intensità di un’impressione” che fa aderire totalmente al mondo che si attraversa e si sta scoprendo. Si tratta di “svuotare la mente dalla sua logorrea e ricondursi alla nudità immediata delle percezioni fisiche”.


È un’esperienza che non richiede necessariamente l’assunzione di un preciso atteggiamento di ricerca. Sembra piuttosto imporsi al vissuto, capace di scardinare anche il quotidiano. Per questo l’autore può ravvisare questi tratti del viaggiare già nelle sue passeggiate dell’infanzia. Anche piccoli spostamenti possono cogliere all’improvviso, senza chiedere il permesso, imponendosi come esperienza che cala nell’intimo per risalire agli occhi e aprirli ad uno sguardo diverso.


Sensazioni che filtrano attraverso luoghi, persone, lingue, suoni, persino spazi anonimi delle sale d’aspetto di stazioni. Esperienze che si affidano in modo privilegiato al viaggiare a piedi, che consente un “contato più sottile” col mondo attraversato. Lo sguardo fa la sua parte. Sguardo disponibile, limpido. Il resto è solo fascino del presente bello perché interiorizzato.


Le rivelazioni del viaggio

di Giovanni Agnoloni

Editrice Ediciclo

euro 9,5


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