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Luigi Dematteis e la prima attraversata scialpinistica delle Alpi con Walter Bonatti, Lorenzo Longo e Alfredo Guy

Al Cunvent di Rore fino al 31 agosto, la mostra fotografica curata dai figli di Luigi e dedicata all’impresa e al padre, sempre alla ricerca del proprio limite

Daniela Bernagozzi 23 agosto 2026

Sampeyre

Aveva 26 anni Luigi Dematteis, era un ingegnere di punta della Fiat, dove lavorava all’ufficio progettazione, e aveva una moglie e un figlio di un anno (Francesco, oggi noto come Cecco, il primo dei 6 figli). Viveva a Torino ma amava la montagna ed era un bravo sci alpinista: così rispose ad un annuncio in cui il già celebre alpinista Walter Bonatti, che aveva partecipato alla famosa e discussa impresa con Lacedelli e Compagnoni sul K2 e aveva scalato il Petit Dru nel massiccio del Bianco, cercava compagni per una traversata scialpinistica delle Alpi che si sarebbe dovuta svolgere dal marzo al maggio del 1956.

Fu scelto per la sua conoscenza delle Alpi occidentali ma anche per la capacità di leggere carte e topografia, e con lui lo furono un capitano degli alpini, Lorenzo Longo, e un maestro di sci di Bardonecchia, Alfredo Guy. Nessuno di loro si conosceva quando partirono, ma costituirono un gruppo che dovette convivere per due mesi, da Tarvisio al Colle di Nava. Luigi abbandonò il lavoro senza quasi avvisare, ritenendo infatti che la Fiat dovesse essere orgogliosa del suo coinvolgimento nell’impresa. In realtà non fu così: quando, un mese dopo, la moglie cercò di riscuotere lo stipendio, si sentì rispondere che non lo avevano più visto e non gli spettava.

I dati della traversata sono impressionanti: 66 giorni, 1795 km di percorrenza e 73.193 metri di salita! Con tre giorni di riposo e tre di maltempo. Un’impresa realizzata con materiale d’epoca: maglioni di lana, sci lunghi con attacchi minimali “a cavo”, pelli di “tessilfoca”, scarponi di cuoio (per Dematteis e Bonatti realizzati da un calzolaio di Rore: Giovanni Bellino). L’unica novità, indispensabile perché fu una primavera freddissima, i piumini d’oca.

Abbiamo chiacchierato di questa impresa e dei loro ricordi del padre con due dei figli di Luigi Dematteis: Cecco e Cecilia. Il primo, fra i curatori della mostra fotografica che si tiene al Cunvent di Rore fino al 31 agosto, ci ha indicato la cassetta dove il padre teneva i negativi, realizzati con una piccola Zeiss (digitalizzate e stampate oggi da un laboratorio specializzato). Sono immagini che commuovono, in questa estate torrida, anche perché rappresentano le nostre montagne con metri e metri di neve, come probabilmente noi non le vedremo più.

Cecco ci ha anche parlato di suo padre come un’“anima libera” (in questo l’incontro con Bonatti deve essere stato felice) che nella vita ha poi abbandonato l’alpinismo pratico e il lavoro dipendente, inventandosi una carriera di ingegnere edile ma anche di autore (si deve a lui la collana della casa editrice Priuli&Verlucca sull’edilizia alpina, di cui ha firmato alcuni volumi bellissimi) ma ci ha anche narrato le occasioni di incontro con le popolazioni del luogo che si erano create durante la traversata, ad esempio con le campionesse di fondo di Limone, che andarono ad accogliere i quattro sui campi ormai senza neve nel maggio del 1956, o con la gente della Val Varaita che si fece fotografare con Luigi al passaggio del gruppo a Casteldelfino.

Abbiamo chiesto invece all’ultima figlia di Luigi, Cecilia, come sia stato avere un padre così e capiamo che, al di là della venerazione per lui, essere stati suoi figli non deve essere stato sempre facile anche a causa delle aspettative che egli aveva verso di loro riguardo all’ autonomia e responsabilità necessarie (sapersela cavare da soli in montagna o orientarsi in città erano ritenute abilità “normali” per i bambini), ma che sono state preziose le conoscenze acquisite quando li “precettava”, senza curarsi degli impegni scolastici, per le spedizioni a fotografare gli esempi di architettura alpina per la collana da lui curata. Poi, pur duro con i figli, ha cercato di essere più tenero con i nipoti, che ne hanno ereditato la curiosità: molti eccellono in tanti campi, dalla giurisprudenza alla fisica e, per citare quello sportivo, i figli di Cecco, gemelli Dematteis sono campioni assoluti di corsa in montagna e le gemelle figlie di Giacomino seguono il loro esempio.

“Era un uomo complesso, sempre alla ricerca della sfida con il proprio limite, amante dell’avventura come strumento di crescita personale” mi spiega Cecilia.

È chiaro che con un padre così bello e “impossibile”, che si allontanava improvvisamente da casa per mesi per seguire le sue passioni, sono state necessarie le cure materne e dei nonni, per potere crescere in modo affettivamente equilibrato: Vittoria Giacosa, madre dei sei figli Dematteis, non deve avere avuto la vita facile ma, come molte donne di quell’epoca, ha portato con dignità ed eleganza il peso della famiglia.

La mostra, visitabile a Rore, il luogo amato da Luigi e della famiglia Dematteis, è bellissima e ne raccomandiamo la visita fino al 31 agosto. Speriamo che poi la si porti anche a Cuneo.




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