Come si usa nella tecnica calcistica, ripassiamo i fondamentali. Defi nizione di “ipocrisia”: doppiezza tra il pensiero e l’azione. Definizione di “voto di preferenza”: la scelta con cui l’elettore indica uno o più candidati all’interno di una lista elettorale; a differenza delle liste bloccate, permette di decidere quali persone andranno a ricoprire una carica pubblica.
Esempi di comportamenti ipocriti. La maggioranza di governo, come da tradizione ormai consolidata, sta approntando una legge elettorale che la possa favorire nelle prossime consultazioni. Il provvedimento, approvato in prima lettura alla Camera dei Deputati, per grandi linee, si sostanzia in un sistema proporzionale con premio di maggioranza: la lista o la coalizione che raggiungerà contemporaneamente alla Camera ed al Senato il 42% dei voti, si vedrà attribuire un premio di maggioranza di 70 Deputati e 35 Senatori. Tutti i collegi sono plurinominali, cioè sulla scheda elettorale, accanto al simbolo del partito fi gurerà una lista di non più di sei candidati, bloccata nei nomi e nell’ordine di presentazione, decisi preventivamente dai partiti, che l’elettore accetterà a scatola chiusa. Con indiscutibile coerenza sono stati eliminati tutti i collegi uninominali, quelli in cui viene presentato un unico candidato per partito e vince la persona che ha riportato il maggior numero di voti. Pare che questo sistema abbia in passato favorito le formazioni di centro sinistra. Inoltre, ogni lista o coalizione di liste deve obbligatoriamente indicare nome e cognome della persona proposta come Presidente del Consiglio. Tanto per complicare la vita ad un centro sinistra in cerca d’autore, ma soprattutto ad un Presidente della Repubblica che, liberamente per carità, dovrà designare il Presidente del Consiglio, come la Costituzione dispone.
Il compiacimento per questa felice iniziativa, però, si è incrinato a seguito della valanga di video “d’epoca” che riprendono una Giorgia Meloni reclamante a gran voce il ripristino delle preferenze a favore del popolo sovrano. Si aggiunga, poi, il tambureggiamento, sempre a pro del popolo, del movimento nato alla sua destra. Ed ecco prendere forma, su spinta solitaria della Presidentessa del Consiglio, un emendamento alla legge in corso d’approvazione, che avrebbe permesso alla maggioranza di smarcarsi dall’accusa di indifferenza verso gli elettori. Il marchingegno è semplice, quasi geniale nel suo genere: l’elettore può esprimere addirittura tre preferenze sui candidati in lista, ad eccezione del capolista (deciso dai partiti). Ora, ponga attenzione il lettore sul fatto che tutti i partiti piccoli, per ben che vada, non potranno far eleggere altri che il capolista ed i partiti più grandi solo in alcuni collegi potranno spuntare qualche candidato oltre al capolista. Il quotidiano “L’Avvenire” dà conto della sottoscrizione di un documento da parte di 160 costituzionalisti, dal quale si ricava che, se venisse applicato quel genere di emendamento, tra capolista garantiti, i 70 deputati ed i 35 senatori che costituirebbero il premio di maggioranza (tratti da un listone di designati fuori competizione) e le pluricandidature fi no a 5 collegi, gli eletti sulla base delle preferenze non assommerebbero a più del dieci per cento. Come sappiamo, ipocrisia nell’ipocrisia, tutti i partiti che sostengono il governo hanno affermato di condividere questa “sensibilità” verso gli elettori, dimostrandosi, nel segreto dell’urna, contrari anche verso quella minima limitazione al loro strapotere nei riguardi dei parlamentari.
La proclamazione della bocciatura di un emendamento presentato dal Governo per mano degli stessi parlamentari della maggioranza, è stato accolto con un boato di giubilo da parte dei gruppi di opposizione. Mi chiedo se tanta enfasi non nasconda anche un recondito senso di liberazione, senza doverne pagare il dazio.