Abbiamo bisogno di guardare avanti, di leggere tra le righe di una quotidianità che ci deprime, di ritrovare slancio rispetto alla demoralizzazione che la cronaca induce in un tempo così controverso e appiattito. Abbiamo bisogno di ascoltare voci profetiche e di ridare spazio al profeta che ci abita. Hanno questa mission le opere esposte alla mostra Marc Chagall. Tra poesia e spiritualità allestita al MAR di Aosta, che ripercorre la ricerca del pittore russo intorno ai temi biblici.
“La Bibbia è la più grande fonte di poesia di tutti i tempi. Fin dall’infanzia ho cercato di ritrovarne il rifl esso nella vita e nell’arte. La Bibbia è come una risonanza della natura, e ho cercato di trasmetterne il segreto” scrive Chagall che trasforma il testo sacro in una rifl essione universale sull’uomo, sulle sue ferite, i suoi traumi, le sue fatiche, le sue domande. Chagall si concentra sui profeti, Elia, Geremia, Isaia per rappresentare lo scandalo che vivono rispetto al torpore della loro epoca e la forza che incarnano nell’additare le trappole in cui l’uomo inciampa. Ritrae figure che si indignano dell’ingiustizia e cercano di combatterla. Figure che credono in un cambiamento sociale e culturale. Quelle di Chagall sono opere che invitano a coltivare la profondità dello sguardo per tracciare una via di trasformazione. Lo stesso input a riaprire gli occhi e a coltivare un altro sguardo anima le opere esposte nel percorso artistico delle mostre della rassegna “OMG - I confi ni del sacro” curata da GrandArte con sedi dislocate, ma unite dal tema della ricerca spirituale attraverso lo sguardo dell’artista: in luglio e agosto a Cuneo in San Francesco, a Demonte a Palazzo Borelli, a Sale San Giovanni a Camoroni Arte, a Bene Vagienna a Palazzo Lucerna di Rorà, a Sancto Lucio de Coumboscuro, a Vinadio al Forte Albertino. Lo sguardo innovativo e di rottura dell’artista ha presa su di noi perché ognuno ha dentro di sé una parte profetica. Il nostro organismo, la parte più viscerale e autentica ha una acutezza di lettura che sa anticipare le nostre prossime sfide e sa aprire le strade più consone per attraversarle. È in quella profondità che riusciamo a intravvedere rischi, ristrettezze, limiti e aprire strade di risoluzione, attraverso intuizioni, sogni e incubi, aspirazioni e curiosità. È essenziale imparare a riconoscere e ascoltare questi segnali e coltivare il coraggio di percorrere strade nuove ma anche di indicarle, di scandalizzarsi della violenza e gridare il proprio orrore. Di denunciare a parole e nei propri passi, l’antiumanesimo che il mito della prestazione incarna. L’arte è un alleato di apertura profetica: “l’artista è l’anticonformista per eccellenza” scrivono Punzo e Menna nel saggio Breviario di etica artistica. E aggiungono che è necessario agire pensando a un altro mondo possibile, che abbia modi diversi e antagonisti a quelli attuali. L’arte è una pratica della sorpresa, è possibilità di risveglio a se stessi, allena a godere dell’inatteso, dell’ignoto, dello sconosciuto. Arte è autenticità e profezia, a volte diventa uno shock. Sempre è coraggio, é l’opposto dell’indifferenza, é assumersi dei rischi non solo per sé ma per far evolvere la collettività. Credo che ognuno di noi, a suo modo, con il canale che gli è più consono e nel contesto al quale appartiene, può essere un piccolo Chagall che ispirandosi ai profeti intravvede e indica scenari futuri possibili.