Il secondo bando PNRR portato a termine della “riqualificazione per uso culturale di edifici rustici” della valle Vermenagna, dopo Mario Dalmasso che ha ristrutturato la casa “Carduna” per farne un centro di documentazione territoriale, in Tetti Chiapello di Robilante, è quello di Elisa Giordano e Marco Galfrè nella frazione Vermenera, sempre di Robilante.
Il vallone si dirama dalla valle Vermenagna, al limite del Comune di Robilante, sulla destra orografica, per chi arriva da Cuneo subito dopo il curvone dove sorge la Sibelco. La strada è asfaltata fino alla cappella dove si è sempre tenuto uno dei più bei “festin” con polenta della Valle Vermenagna, e poi si innalza in un fitto bosco al termine del quale si apre una zona di prati e borgate. A circa 1000 mt arriviamo finalmente a Giop, la borgata di Elisa e Marco: scorgiamo infatti i filari dei lamponi e mirtilli coltivati da Elisa e le case in gran parte ristrutturate. Conoscevamo Elisa per le sue splendide marmellate (marchio “L’Ariss Galup”) di cui avevamo scritto qualche anno fa, ma è tempo di trasformazione di mirtilli e lamponi e lei sta lavorando in laboratorio con la cuffia in testa. Allora la conversazione la farò con Marco, suo marito: ingegnere che ha una ditta a Roccavione e si dedica quindi alla ristrutturazione di questo edificio, nel “tempo libero”.
Oggi è sabato, sembra stia per prepararsi uno di quei temporali estivi che una volta accadevano solo a fine agosto e il suo programma è rivestire di legno una parete di un edificio quasi finita. Mi sento in colpa: con la mia intervista gli farò ritardare il lavoro. Quindi procediamo: “La casa era abbandonata quando, nel 2013, abbiamo comprato diversi edifici della borgata per installare il laboratorio per le marmellate: l’ultimo proprietario non ci viveva più da anni, e dentro c’erano segni di una stalla, di una cucina, e di una stanza da letto, non molto curate: fra stalla e primo piano c’era una volta a botte e gli abitanti non si erano neppure preoccupati di portare al piano il pavimento.” Nei lavori di ristrutturazione sono emerse delle date: “Era bellissima, l’abitudine degli abitanti di una volta di datare i loro lavori: così sappiamo che la casa era del 1864, una finestra fu aperta nel 1940 (tempo di guerra) e la fontana della borgata realizzata nel 1911. Sarebbe bello che l’etichetta dei nostri pantaloni magari riportasse una data, così sapremmo quando li abbiamo acquistati.” Ma le cose di oggi non sono fatte per durare.
La volta crollò durante i lavori di sostituzione del tetto che contribuiva a tenere i muri portanti. E si è dovuto sostituire la soletta e rinforzarli. Proprio per questo, con le dovute autorizzazioni, si è sostituita una parete che aveva una finestra piccolissima con una quasi completamente vetrata, che si affaccia sulla valle. Ora i lavori sono completati e la casa ha muri di pietra e intersezioni di legno, è divisa in due piani, che avranno il loro riscaldamento a parete alimentato da una cucina termica a legna. Il secondo piano soprattutto, con un magnifico tetto di legno a vista, avrà anche un soppalco: innovazioni che hanno fatto sopravvivere un edificio di ampia struttura destinato altrimenti a degradarsi e a crollare.
Marco, ingegnere “preciso”, come ci dice, ha realizzato il pavimento con assi di recupero di una segheria, bellissime e nodose che eventualmente in futuro stuccherà per sigillare le fessure. E poi, una volta terminati gli adempimenti burocratici, bisognerà pensare all’uso sociale pubblico previsto dal Pnrr: per ora il progetto prevede per il piano terra una sorta di mostra di antichi attrezzi agricoli e al primo piano un laboratorio di panificazione, magari in collaborazione con qualche scuola professionale o alberghiera. Nel centro della borgata, c’era anche un forno restaurato nel 2013 con il suo bel tetto di paglia.
Tutto in montagna è abbastanza complicato, e ci vogliono conoscenze e “know-how” molto più di quello che si pensa. Marco ha nel 2013 fatto realizzare il tetto di paglia del forno da una coppia di artigiani di Robilante che ne conoscono ancora la tecnologia, ma hanno dovuto trasportare anche da Elva i tanti quintali di paglia necessari su camioncino facendo più viaggi. Quando questi artigiani tradizionali non ci saranno più il loro sapere dove andrà a finire? Un tetto di paglia può durare 30 anni e magari, nel frattempo, Marco stesso imparerà dagli olandesi, che ne realizzano ancora. E pubblicano tutorial. La nuova montagna sopravviverà se ci saranno ingegneri, laureati in scienze agroalimentari (come Elisa) che sappiano parlare e interagire con i vecchi abitanti.
“A Vermenera c’è l’acqua relativamente in abbondanza e sempre meno neve” - conclude Marco -. “Ci si potrebbe abitare tutto l’anno ormai. Il rumore della Sibelco si sente sempre meno da quando, dopo le proteste degli abitanti, sono stati installati impianti di silenziamento, ma il problema non è ancora risolto… stiamo ancora inseguendo La delicatezza del silenzio, per citare il libro di Mario Dalmasso.” In ogni caso, sono scommesse coraggiose.