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8 luglio 2026

letture

In un epistolario familiare i saldi legami di affetto

“Una vita in cento lettere”: dalla Legione Straniera al fronte russo tra speranze e attese infinite

Roberto Dutto 08 luglio 2026

Cuneo


È raccolta in un ampio epistolario la vita di Costanzo Martini, classe 1912. Da Boves muove prima verso la grande città, Torino, poi intende saggiare il mondo nella Legione Straniera infine è travolto dalla compagna di Russia. Una trentina di anni che, considerati gli estremi dell’epistolario, si riducono a poco più di dieci.


I luoghi da cui arrivano le lettere inviate alla famiglia delineano un percorso di vita all’insegna di un giovanile entusiasmo. Non sono però i sogni da avventuriero. Tra le righe si intravede la speranza di poter affrontare le ristrettezze economiche incombenti. Ha esperienza di falegnameria, ma a Torino lavora in una latteria. È toccato dalla baldanza dell’avanguardismo, come tutti i suoi coetanei, ma sceglie la Legione nella speranza di guadagnare quel tanto che basta per tornare a Boves e la cittadinanza francese.


Confessa che tale scelta è l’occasione “per girare un po’ il mondo”, ma sembra più un’affermazione di facciata a fronte del desiderio di “crearsi un avvenire”, del ripetuto richiamo alla paga da inviare alla famiglia, frutto di rigore e obbedienza. Pensiero che si infrange contro la realtà. La lettera dell’aprile 1933 esprime un certo entusiasmo per la vita “molto attiva”, per i 500 franchi della prima paga. Fa i conti per saldare i debiti lasciati a Boves. Progetta, dopo i cinque anni nella Legione, di restare in Francia o addirittura fare carriera nella Legione. Due anni dopo gli scritti tradiscono disillusione, quando non rassegnazione. Arriva a pensare di aver perso il proprio tempo.


Con le sue lettere seguiamo poi Costanzo arruolato nell’esercito italiano prima in Grecia poi in Russia fino al dicembre 1942 quando tace. Rimane la lettera della mamma che vive “un’ansia continua”. Lo informa della casa. Ha comprato frutti di stagione, “so che ti piacciono tanto”. Ma non c’è più risposta: la burocrazia militare lo classificherà come disperso.


Questa dimensione così personale e toccante fa da sfondo a tutte le lettere sia di Costanzo sia della mamma. Quando il giovane le descrive la sua vita, sempre ha davanti la destinataria delle sue parole. Non eccede nei particolari. Non manca mai di rassicurarla circa la propria salute. Con parole piene di affetto cerca di sostenere la sua speranza di rivedere il figlio.


Costanzo si ferma a “contemplare la fotografia di casa, che è per me una consolazione”. Gli sembra “di rivivere qualche momento al nostro bel paesello”. La nostalgia sembra assalire quello spirito avventuroso che l’ha spinto lontano. Il reiterarsi di questo tono svela così l’animo di Costanzo come giovane profondamente legato alla famiglia, con principi morali ben saldi.


Ricorda più volte i nomi di fratelli e amici. Il nome rimanda alla persona. Il ricordo è anzitutto relazione, cioè presenza ineffabile sentita con nostalgia, ma anche grande partecipazione. Sono poche le domande, mentre ovunque affiora il bisogno di condividere esperienze in una comunanza di sentimenti che mantiene vivi i legami a cui aggrapparsi. Vale per Costanzo come per la mamma.


Nella lettera la lontananza si apre al dialogo, a una presenza sostegno nell’attesa. Ed è significativo il gesto che il fratello Mario compì consegnando alla propria figlia l’epistolario di Costanzo perché a suo tempo diventasse libro, memoria che continua.


Una vita in cento lettere

a cura di Clara Martini, Marco Ruzzi, Mario Martini

Editrice Primalpe

euro 17


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