Viaggi senza biglietto e reazioni violente: resistenza e lesioni
09 giugno 2026
Cuneo
Non solo si ostinava a viaggiare senza biglietto ma si rifiutava costantemente di fornire le proprie generalità ai vari capotreno che gli chiedevano i documenti per verbalizzare le multe. Così avvenne a giugno 2023, quando O. C., giovane di origine nigeriana ora ristretto presso il centro per il rimpatrio di Trieste e imputato di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, violenze privata e rifiuto di fornire le proprie generalità, si piazzò in mezzo alla porta del treno impedendone la chiusura sostenendo che “se non poteva partire lui allora non sarebbero partiti neanche gli altri”. O qualche settimana più tardi, quando finse un malore che indusse il controllore a chiamare i soccorsi che però si rivelarono inutili perché quando arrivarono lui si allontanò velocemente, causando comunque un ritardo superiore ai quindici minuti. O quando a giugno 2024 si rifiutò di fornire le proprie generalità al controllore limitandosi a guardarlo con un sorriso di scherno: “Gli dissi che avrei chiamato la Polizia e lui disse di farlo perché con me lui non parlava”, ha riferito alla giudice il capotreno in servizio sulla linea Limone-Cuneo. E sempre su quella linea, sul treno diretto a Ventimiglia, avvenne l’episodio più grave, il 2 febbraio 2024: oltre al rifiuto di fornire le proprie generalità al pubblico ufficiale, l’uomo aggredì il capotreno afferrando il borsello che teneva a tracolla e tirandolo forte, tanto da causargli un trauma alla spalla che richiese più di trenta giorni di prognosi per una completa guarigione. L’aggressione avvenne nel mezzo dello scompartimento: grazie all’intervento di altri due passeggeri il capotreno riuscì a divincolarsi e a rifugiarsi nella cabina in fondo al treno. “Lui mi seguì e si piazzò davanti alla porta continuando a urlare con fare minaccioso; ero chiuso dentro ma non ero tranquillo perché con due calci avrebbe potuto aprirla”. Da lì il dipendente di Trenitalia chiamò i soccorsi che salirono sul treno a Borgo San Dalmazzo. L’uomo si calmò solo alla vista dei militari che riuscirono a riportare la calma e a farlo scendere mentre il capotreno venne portato in ospedale. In attesa di un suo sostituto il treno accumulò un’ora di ritardo che ebbe ripercussioni su altri due treni di quella tratta a binario unico che vennero cancellati: “Scegliemmo di sopprimere quei due treni a percorrenza più limitata e far ripartire quello che era diretto a Ventimiglia, dato che in quel periodo non era possibile un trasporto sostitutivo su gomma. Dovemmo far scendere circa 60 persone dai treni, persone che avevano diritto a un rimborso completo”, ha spiegato il responsabile della sala operativa regionale di Trenitalia, costituita parte civile in giudizio oltre alla vittima dell’aggressione. All’appello dei testimoni chiamati dall’accusa mancavano i due uomini che quel pomeriggio si frapposero fra l’imputato e il capotreno consentendogli di mettersi in salvo. Per ascoltarli e concludere l’istruttoria la giudice ha disposto un rinvio al 19 di ottobre.