Il non più e il non ancora per il futuro dei monti
28 maggio 2026
Cuneo
A fronte di un duplice innegabile cambiamento, quello climatico e della società, si impone un ripensamento delle attività economiche in montagna. L’alzarsi della quota neve lascia sguarnite dell’“oro bianco” ampie zone del nostro territorio alpino. D’altro lato la stessa evoluzione del turismo invernale con costi sempre più elevati impone a molte famiglie scelte che ridimensionano la propensione a investire il proprio tempo libero in queste attività sportive.
È il quadro da cui muovono gli autori del saggio aggiungendo un’ultima osservazione che chiama in causa l’affermarsi di una coscienza ecologica accompagnata dalla salvaguardia della cultura alpina come patrimonio non solo locale.
Su queste basi si muovono per un viaggio che li porta a visitare luoghi, raccogliere esperienze e riflettere sul futuro delle terre alte in una prospettiva turistica. Si chiarisce fin dall’inizio lo spirito della ricerca: “L’alternativa non è tra il pieno dello sci di massa e il vuoto dell’abbandono delle terre alte, ma è un nuovo modo di abitare e vivere la montagna”.
Il turismo di massa è un sottoprodotto del welfare e delle lotte sociali per l’ottenimento di un tempo libero retribuito. Ha alimentato le attese di ricchi guadagni richiamando ingenti capitali e trasformando l’attività sportiva in industria con l’investimento di ingenti capitali. Una narrazione che assicurava valore aggiunto agli immobili ha condotto spesso a dissennata cementificazione. Un processo che non si è fermato neanche oggi a fronte di un evidente mutamento climatico che ha falcidiato le piccole e medie stazioni sciistiche al di sotto dei 2000 metri.
La risposta della pubblica amministrazione, dicono gli autori, si è rivelata poco oculata in quanto ha continuato a sostenere economicamente il settore proprio in quelle zone destinate, per motivi climatici, a non avere un futuro. D’altro lato permane il sogno di un “risveglio turistico” al punto che gli stessi impianti di risalita in disuso non vengono smontati, rimangono simbolo di “un passato ancora troppo importante”.
Eppure tutti i numerosi esempi che vengono raccolti e analizzati riconducono ad una situazione sospesa tra il non più e il non ancora. Quel che non potrà ripresentarsi, per oggettive condizioni ambientali, può essere affrontato, e qualcuno già lo fa, rielaborando l’approccio alla montagna, trovando strade nuove per il turismo invernale che passino attraverso la valorizzazione del locale e del contesto naturalistico unitamente ad un utilizzo oculato delle strutture esistenti.
Inverno liquido
di Maurizio Dematteis, Michele Nardelli
Editrice Derive approdi
euro 20