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9 luglio 2026

editoriale

Da Raffaello a Bernini: quando l’arte può cambiare la vita

30 novembre 2025

Cuneo

La Maddalena del Carracci   Osservare le lacrime di commozione della Maddalena del Carracci, contemplare gli occhi riversi al cielo di Lucrezia prima del suicidio magistralmente usciti dal pennello di Sirani e stupirsi di fronte alla capra amaltea del Bernini attraggono la nostra attenzione, ci appagano, ci incuriosiscono e ci permettono di entrare in risonanza con mondi altri rispetto al nostro. Venerdì scorso è stata inaugurata, nel Complesso monumentale di San Francesco, la mostra proveniente dalla Galleria Borghese ‘Da Raffaello a Bernini’. L’ingresso in uno dei monumenti più evocativi della città, il sorprendente allestimento che immerge in un luogo iconico della cultura italiana, la residenza di Scipione Borghese, e la possibilità di so-stare di fronte a opere di pittori che hanno fatto la storia dell’arte italiana risvegliano emozioni e ci trasportano in un altrove sorprendente e stimolante. Arte, colori ed emozioni sono profondamente legate: il dipinto con le sue tinte cattura la nostra attenzione e ci trasmette emozioni spesso inattese. L’arte ha anche il potere, come afferma la storica dell’arte Susie Hodge, di fornire nuove idee e spunti creativi: concentra la nostra attenzione e ci permette di vedere aspetti che erano trascurati o addirittura invisibili. Si apre la grande possibilità di esprimere attraverso il colore e la forma sensazioni che le parole non sono sufficienti a trasmettere, come l’effetto di uno spiraglio di luce, l’incombere di un cono oscuro o la vividezza di alcuni paesaggi colorati sotto il sole. Muovendomi in San Francesco, sono rimasta profondamente colpita da un dettaglio: la tenda color porpora sull’angolo destro del dipinto di Lucrezia. È un particolare, apparentemente poco rilevante, che contribuisce a trasmettere l’atmosfera tragica, ma al tempo stesso solenne, dell’evento rappresentato: dopo essere stata violentata Lucrezia decide di togliersi la vita perché per lei è intollerabile quell’assalto,  ferente per il suo corpo e ingiusto per la sua dignità. Lo sguardo rivolto al cielo, il sottile anello sulla mano destra, i cuscini dorati e quel tendaggio elegante ci trasmettono un’idea di fierezza. Un gesto estremo non subito ma scelto, un modo per dire basta e rifiutare il sopruso. L’arte ha anche un potere catartico, come nel quadro ‘Giuditta che decapita Oloferne’ di Artemisia Gentileschi, che in quest’opera canalizza il  risentimento verso il suo abusante. I due principali  personaggi hanno infatti le sembianze dell’artista e del Tasso, l’uomo dal quale subì violenza e al quale  chiese un risarcimento, ma senza risultati. Artemisia trovò un modo per gestire e affrontare la sua rabbia in una sorta di vendetta artistica per denunciare il dolore e l’umiliazione subite, anche in seguito ad un processo ingiusto. Il quadro è stato uno dei modi in cui Artemisia è riuscita a incanalare e trasformare la sua rabbia attraverso un’espressione creativa e un’opera di denuncia. Se nel processo la sua voce non era stata ritenuta attendibile, il quadro le permetterà di gridare al mondo l’ingiustizia del dolore subito e la sua tenacia nel cercare di ritrovare una strada di affermazione di sé, divenendo una delle pittrici più affermate. L’arte è possibilità di contattare aspetti poco noti o scomodi del quotidiano, ma è anche la possibilità di contribuire al nostro cambiamento interiore, permettendoci di cogliere punti di vista diversi e di esprimere ciò che portiamo dentro, ma che non abbiamo ancora ben decodificato. Il colore è spesso un apripista che in qualche modo anticipa la consapevolezza su parti di noi ancora in fase di maturazione, come ho sottolineato in Emozioni a colori: piccola guida per ritrovare il sé autentico. La fruizione di opere d’arte, in qualsiasi forma (pittura, musica, danza, teatro) ha un importante potere liberatorio rispetto alle nostre tensioni e allo stress, come evidenziano anche le neuroscienze. Il neuro scienziato Semir Zeki, fondatore della neuro estetica, la scienza che studia le basi cerebrali dell’esperienza estetica, ha osservato che quando guardiamo un’opera d’arte si nota un immediato incremento dell’attività della zona del cervello deputata al piacere. La reazione è immediata e il flusso di sangue si concentra in quella zona con la stessa concentrazione di quando si guarda la persona amata. Frequentare musei e avere  la possibilità di contemplare opere d’arte può ridurre la concentrazione dell’ormone dello stress e aumentare la presenza dell’ormone del piacere. L’arte è una sorta di ‘droga’ naturale e benefica, che contribuisce a distenderci e darci benessere a tanti livelli, mentale, emotivo e anche fisico. È interessante inoltre notare che l’arte è una delle esperienze che non subisce l’effetto saturazione, come avviene per l’amore: più passiamo tempo con una persona che amiamo e più desideriamo stare con lei, altrettanto accade rispetto alla fruizione della cultura e dell’arte, più ce n’è meglio è.
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