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9 luglio 2026

cronaca

Nello studio del terapeuta con una visita guidata

21 novembre 2025

Cuneo

Ha un’anima lo studio dell’autore, psicoterapeuta di professione. Un’anima dai tanti volti quanti sono gli oggetti che non solo sono ospitati, ma lo rendono vivo, capace di parlare anzitutto a chi ci lavora e poi, con occhi più attenti, a chi lo frequenta. Così il libro diventa un invito a prestare attenzione ai particolari spesso nascosti. Insignificanti solo se non li si lascia parlare.

Non semplicemente cose, bensì oggetti vivi perché ognuno rimanda a persone, esperienze, incontri. Non per nulla anche laddove l’aspetto estetico potrebbe trovare ampio spazio, l’autore si preoccupa di distillare dalla materia il suo significato.

È chiaro però che non si tratta di un significato, per così dire, intrinseco all’oggetto stesso, ma per certi versi ad esso sovrapposto. Per questo l’autore usa il termine “visioni soggettive”.

Ci guida dunque in un territorio che è “suo”, di cui lui è “padrone”, ma di cui volentieri condivide il valore profondo. Di fatto dice che entrando nel suo studio ci si può chiedere perché quell’oggetto è lì. Potrebbe essere altro. Addirittura potrebbe non esserci. Non è un bizzarro gioco di pensieri. Piuttosto è rendersi consapevoli che gli oggetti parlano di noi stessi.

Ancora più vero nel caso di un terapeuta. L’autore lo dichiara apertamente: “ciò che siamo, autenticamente, viene rispecchiato anche nella strutturazione, nell’organizzazione e nel clima espresso dal luogo che ospita la terapia”. È così che negli oggetti presentati quasi si riflette la sua stessa formazione professionale, delle modalità di approccio nel rapporto con la persona che a lui si rivolge. La clessidra parla del tempo da dedicare alla seduta nello studio. L’omino Lego ricorda l’intensa relazione terapeutica. Una piccola stufetta crea il giusto clima. Il boomerang rimanda al rischio di autoferimento. E così via fino alle soglie dello “spirituale” dove paziente e terapeuta si sentono uniti in “una sorta di comunanza e di umiltà di fronte al limite che abbiamo noi esseri umani”.

Nessuna ostentazione, ma neanche forzatura per questi oggetti. L’approccio è quasi familiare, né poteva essere altrimenti! Anche se lascia trasparire con evidenza una profondità di senso da scandagliare per “ri-conoscere” l’oggetto nella sua nuova veste di ospite nello studio dell’autore. Cosicché il libro si chiude con una raffica di immagini di oggetti a cui l’autore acclude essenziali citazioni.

  Inventario psicologico di Andrea Pascale Fotografie: Gian Luca Visconti ArabaFenice 20 euro

Fotografie Studio Cn False apparenze Inventario psicologico Gian Luca Visconti

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