cultura
Pinocchio “Il Naso Assoluto” è l’opera, per la verità, di una coppia di autori, ovvero di Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini (Firenze, 1826-1890), e Guido Giordano, artista cuneese che vive tra Torino e Roccavione. Un sorprendente creativo dalla multiforme cultura e dal fertile bagaglio di conoscenze tecniche, che in quest’occasione si sono compenetrati tra loro fino a diventare, come ha spiegato e ben disegnato Guido Giordano nella sua introduzione, un “Giano bi-naso, con una ‘voglia’ di legno nella mente”.
Tutto ha preso le mosse dall’”idea di elaborare” un Pinocchio personale avuta da Giordano durante il lavoro di preparazione delle tavole dedicate all’opera “Le Poète assassiné” di Guillaume Apollinaire, una raccolta di racconti fantastici, parodistici e visualizzatori anzitempo di realtà virtuali, tra i quali si trova “Le Roi Lune”, epiteto di fantasia sotto cui si cela Ludwig II di Baviera, il Re delle Fiabe (der Marchenkonig), che si circondava di castelli favolosi, come quello di Neuschwanstein, che non è così difficile immaginarlo come dimora della Fata Turchina.
Ecco allora scaturire il nesso con la fiaba di Pinocchio… Quindi, nella scelta di intraprendere l’avventura di ridestare a una nuova esistenza quel “pezzo di legno” trasformato in un burattino sfrontato e ribelle, destinato a diventare un ragazzino e che si è conquistato una fama imperitura, Giordano ha compiuto un viaggio di riscoperta del mistero e dell’indefinibile storia meravigliosa e surreale del bambino di legno più noto al mondo.
Lontano da qualsiasi idea di avvicinarsi al testo collodiano per estrarne eventuali insegnamenti pedagogici o moraleggianti, Guido fa di tutto per cogliere lo spirito anarchico di Collodi rispecchiato nel personaggio di Pinocchio, che insegue nelle sue peripezie di disobbediente con le parole e le immagini, lasciandosi coinvolgere nei suoi No libertari dichiarati contro le autorità costituite o i loro simboli, come i carabinieri, il grillo parlante, la scuola, la fata turchina e dalle sue stesse apparenti dichiarazioni giudiziose di intenti. Giordano ha riscritto e illustrato con efficacia letteraria e visionarietà grafica il capolavoro della narrativa fantastica per ragazzi di Collodi e nell’ideare il titolo, egli è partito dalla considerazione della parola “Bugia”, collegata al fatto del naso di Pinocchio che si allunga come un telescopio ad ogni frase non vera che egli pronuncia. Per Guido, Pinocchio non dice delle vere bugie, almeno fino all’età adolescenziale, e quindi si può pensare che il suo naso abbia la sua particolarità non tanto nella forma, quanto piuttosto nel suo essere un “naso assoluto”, un naso, cioè, con il potere, come scrive Giordano, “di apprezzare anche profumi non convenzionali quali, il profumo della libertà, dell’amicizia, dell’avventura, della curiosità” e così via… È possibile però che una volta diventato un vero ragazzo questa dote forse a Pinocchio scomparirà del tutto.
La favola riraccontata da Guido usa quasi integralmente il testo di Carlo Collodi, che scorre fluidamente all’interno del suo intervento. E per ciascuno dei due piani narrativi, sono stati adottati caratteri di stampa che li contraddistingue chiaramente. Ognuno dei 36 capitoli della favola sono preceduti da alcune delle innumerevoli interpretazioni di Pinocchio che sono state realizzate via via nel tempo da artisti e illustratori. Le immagini sono state pirografate sul legno ricavato da un albero secolare della Villa Garzoni di Collodi. Giordano ama il linguaggio verbale che si rispecchia in quello visivo di accompagnamento alla pagina scritta, accogliendo un pot-pourri di intromissioni ironiche, calembours, giochi di parole, slogan, battute argute destabilizzanti e rinvii colti a una vasta gamma di mondi scientifici, botanici, etnografici, geografici, letterari, artistici, musicali, cinematografici, fumettistici ed etnografici, contenenti molteplici richiami alle tecniche di scrittura associativa e immaginifica del Surrealismo (oltre 100 sono le citazioni “colte” tradotte visivamente e variamente distribuite nei 36 capitoli del libro).
Il Pinocchio di Guido Giordano, oltre ad essere assetato di vita e pieno di curiosità per tutto ciò che lo circonda, ha un olfatto sopraffino e si configura ai nostri occhi come un tipo di ragazzo senza tempo, un po’ ingenuo, un po’ scaltro, a seconda dei momenti vissuti, che immagina situazioni di esistenza inverosimili e reagisce emotivamente e verbalmente con il fraseggio sagace e canzonatorio di Guido, il narratore n. 2 della storia. Fatte salve una citazione e un’interpretazione grafica della “Curva di Peano”, ovvero della funzione messa a punto dal matematico Giuseppe Peano originario di Spinetta di Cuneo, un particolare spazio è riservato alla storia e alle tradizioni popolari dell’area cuneese, con particolari e curiosi riferimenti alla Valle Varaita, a Dronero, a Roccavione, a Carrù e a Vernante. Tra i propositi che Pinocchio si impegna illudendosi di osservare per arrivare studiando a guadagnare molti quattrini, c’è quello, secondo la fantasia di Guido, di regalare “coi primi utili” al proprio babbo “l’attrezzatura essenziale per continuare il suo lavoro, in particolare alcuni scalpelli da legno perfetti per le decorazioni ad intaglio dei mobili in stile Valle Varaita” (pagina 69). Nella moltitudine di pesci presi insieme a Pinocchio dalla rete tirata su dal mare dal mostruoso e famelico pescatore-ramarro tutto di colore verde, gli unici a non essere parte di “quella macedonia” erano “le acciughe, messe in disparte per essere conservate sotto sale. Era un doveroso omaggio a Dronero, una ridente cittadina piemontese dove, almeno una volta nella vita, tutte le acciughe al verde vanno in processione” (pagina 240). Tra gli amici e i compagni di scuola di Pinocchio, Renzo, meglio conosciuto con il soprannome del fatidico Lucignolo, “aveva deciso di andare al Paese dei Balocchi per superare la delusione sentimentale per Jean-Marie, appassionato come lui, di fotoromanzi per adulti (pagina 265).
Il nome menzionato da Giordano è quello di Jean-Marie Carletto (Monte Carlo 1944-2024), ex attore e modello, figlio di madre austriaca e di padre ristoratore originario di Roccavione, località nella quale amava tornare per trascorrere le vacanze nella casa di famiglia. E quando i due compari, trasformati inesorabilmente in ciuchini, vengono portati dall’omino di burro in piazza del mercato per essere venduti, “Lucignolo, impassibile, sosteneva sulla groppa un cane, un gatto e un gallo in formazione piramidale come fossero i Musicanti di Brema. Pinocchio, un pochino a disagio e incastrato tra due buoi destinati alla Fiera del Bue Grasso di Carrù, si faceva notare sventolando un fiocco rosso in punta alla coda” (pagina 298). Infine, verso la fine della narrazione, quando Pinocchio e Geppetto entrarono in una bella capanna di paglia col tetto coperto d’embrici e di mattoni, ecco che il nostro burattino “notò subito alcune cartoline, poste alla rinfusa sul tavolo. Recavano gli auguri da un paese a lui ignoto, Vernante. Il mittente era un certo Lorenzini (che aveva un’impressionante somiglianza con la punta dell’’Arbre Magique’). Il testo era sempre lo stesso: ‘con stima e riconoscenza per l’omaggio al mio figliuolo; buon lavoro, caro Attilio!’ n.b. Rammenta di far affilare il mio ‘Vernantin’ dal coutlé Aldo Giordano. Con eterna riconoscenza e grazie mille” (pagina 354).
Pinocchio il naso assoluto
di Carlo Collodi e Guido Giordano
Il Pennino
euro 45
Un Pinocchio senza naso lungo
04 novembre 2025
Cuneo
