tempo libero
Oggi la loro presenza sembra diventata più rara, ma pochi decenni fa era normale vederle sfrecciare nel cielo, alla ricerca di cibo per i piccoli che ne attendevano il ritorno emettendo dal nido un suono stridulo e ripetitivo. Stiamo ovviamente parlando delle rondini, la cui presenza era piuttosto familiare nelle cascine della nostra pianura, sotto i cui tetti o addirittura nelle cui stalle esse nidificavano tranquillamente, vivendo praticamente nei mesi primaverili ed estivi in perfetta simbiosi con gli uomini e gli animali che vi abitavano. Guardate con benevolenza per la loro funzione di cibarsi di zanzare e insetti vari, esse contribuivano fattivamente a ridurre la presenza di parassiti destinati altrimenti a diventare assai fastidiosi. Questo aspetto era particolarmente apprezzato nelle cascine, dove la vita rurale si intrecciava con il lavoro all’aperto, e le persone erano costantemente esposte a insetti di cui le rondini sono golose. Questi volatili, inoltre, svolgevano anche un ruolo molto preciso nell’indicare il cambio di stagione: il loro giungere da terre lontane sul far della primavera e il loro appressarsi a ripartire nel corso dell’autunno rappresentavano un segnale chiaro dell’iniziare e del finire del periodo di maggior bel tempo. Il loro arrivo, dunque, segnava un periodo favorevole per il lavoro nei campi e la cura degli animali, così come la loro partenza era vista come l’annuncio dell’approssimarsi del freddo. Questo spiega anche perché il loro arrivo, da parte soprattutto di coloro che lavoravano la terra, era vissuto quasi come un momento di festa legato ad una ciclicità che ovviamente, in quello specifico contesto, non poteva certo essere estraneo all’ immaginario simbolico. E questo fin dalle epoche più remote della storia.
A causa infatti della sua migrazione stagionale la rondine fu ben presto associata alla rinascita e al rinnovamento: il suo ritorno tuttavia, che in primavera era visto non solo come un segno di rinnovamento della vita e della stagione fertile, indusse ben presto a farla ritenere come un simbolo di fedeltà. Saranno così proprio questi due aspetti ad intrecciarsi nella rilettura simbolica cristiana della figura della rondine messa a punto dai primi scrittori cristiani. Così Agostino di Tagaste non esitò a sottolineare come “Al pari della rondine, che fugge l’inverno, così anche l’anima devota cerca rifugio nel seno di Dio per sfuggire ai rigori della tentazione e della miseria del mondo”: un autentico invito ai fedeli a imitare la rondine nel tendere costantemente al calore di un bene destinato a concedere frutti deliziosi, sottraendosi invece alle seduzioni di un male destinato una sterile improduttività. Più orientata invece al rinnovamento sembra essere la simbologia di questo volatile proposta da Ambrogio di Milano: “Come la rondine lascia l’inverno e cerca il caldo della primavera, così l’anima, in cerca della luce di Cristo, esce dalla morte del peccato per entrare nella vita eterna”. Non mancano infine leggende che, insorte e consolidatesi soprattutto in epoca medievale, legano direttamente la rondine a Cristo e alla sua passione e morte, attribuendole così un ruolo consolatorio: “Si dice – scrive Iacopo da Varagine nella sua Legenda Aurea – che le rondini abbiano volato attorno alla croce di Cristo, emettendo dolci lamenti, come se volessero consolarlo nel suo dolore”
Fig. 1 - Madonna della rondine; Pittura murale (particolare); Francesco di Stefano detto il Pesellino; Metà XV secolo; Isabella Stewart Gardner Museum Boston.
La quattrocentesca “Madonna col Bambino” di Pesellino (Fig. 1) si evidenzia innanzitutto per il suo stile elegante e raffinato tipico del Gotico internazionale, con una particolare attenzione ai dettagli decorativi. La sua pittura è caratterizzata da linee sottili, colori luminosi e una resa molto precisa delle superfici, che imprimono al dipinto un’aura di “idealità” nella quale le diverse figure sono collocate in una posizione sostanzialmente ieratica. Ora, questa idealità dello spazio e questa ieraticità delle figure sembrano venire in qualche modo spezzate proprio dalla presenza della rondine. Certo essa, tenuta nella mano destra dal Bambino Gesù, non mostra alcuna ansia di lasciarne la stretta. E tuttavia la presenza di questo uccello al centro della scena, forse a causa del suo intrinseco legame col volo, è sufficiente a imprimere all’immagine nel suo complesso un tratto dinamico che la strappa al suo statico immobilismo. Ed è proprio il movimento che viene così creandosi ad istituire un sottile collegamento tra la Vergine Maria e il Bambino Gesù. Occorre evidentemente riconoscere che la staticità della scena sembra prevalere. Lo sguardo assorto della madre e quello quasi distratto del figlio sembrano produrre quasi un effetto di straniamento reciproco. È però questo effetto che viene in qualche modo dissolto dalla rondine che, proprio con la sua presenza, spiega presumibilmente come i due sguardi siano entrambi incentrati sul medesimo futuro: quello di una drammatica redenzione che, pur segnata da una lancinante sofferenza, è destinata a condurre Cristo ad una risurrezione capace di coinvolgere successivamente tutti gli uomini e le donne di ogni epoca.
Fig. 2 - Rondine; Affresco (Particolare); Giovanni Mazzucco; Seconda metà XV secolo; Chiesa di Santa Maria; Piozzo.
È ancora una volta la rondine, anche nell’affresco di Giovanni Mazzucco databile alla seconda metà del XV secolo (Fig. 2) e incentrato anch’esso sul diffusissimo tema della Madonna con Bambino, a giocare un ruolo tutt’altro che secondario. L’artista, utilizzando una gamma cromatica calda che vede il rosso e l’oro a dominare la scena e utilizzando il colore scuro del manto della Vergine per creare un forte contrasto visivo, imprime all’immagine nel suo complesso un’eleganza capace tuttavia di raccordarsi con la spontaneità dei personaggi, resa attraverso la serenità dei loro volti e la postura in grado di strapparli all’icastica ieraticità, tipica della raffinatezza stilistica della pittura tardo-gotica piemontese. Le linee delicate del volto di Maria e del Bambino inducono infatti l’opera a trasmettere una sensazione di dolcezza e di intimità. Anche in questo caso la rondine, elemento iconografico per nulla secondario, è tenuta tra le mani dal Bambino Gesù e si staglia così netta, con le ali ben delineate e il becco sottile, da suggerire che la volontà dell’artista sia proprio quella di enfatizzarne il valore narrativo e simbolico. Del tutto in linea col simbolismo medievale della rondine precedentemente chiarito, la presenza del volatile nell’affresco di Mazzucco assume una valenza teologica e, più specificatamente, cristologica. E forse l’artista si ispira in questo senso a una leggenda che, tra i diversi uccelli che si diceva avessero cercato di alleviare la crocifissione di Cristo traendogli via dal capo le spine della corona che portava. indicava anche la rondine. Questo spiegherebbe infatti la piccola ferita rossa visibile sul petto dell’uccello nell’affresco in questione.
Fig. 3 - Bambino con la rondine; Affresco (Particolare); Anonimo; Seconda XV secolo; Confraternita di Sant’Agostino; Saliceto.
Col passare del tempo l’allusione alla passione di Cristo, nelle immagini in cui ad essere rappresentata era la Vergine Maria insieme al Bambino Gesù intento a stringere tra le mani una rondine, divenne una sorta di topos del figurativo cristiano medievale e rinascimentale. E non fa certo eccezione a questa regola l’affresco che, incentrato su questo specifico soggetto e risalente alla seconda metà del XV secolo, è conservato nella Confraternita di Sant’Agostino a Saliceto (Fig. 3). La Madonna con il Bambino è qui rappresentata con linee delicate e colori caldi, mentre il panneggio dei vestiti rivela una certa ricerca decorativa, evidente nel manto della Vergine ornato da motivi geometrici. Il fondo rosso arricchito da drappi crea un effetto di profondità e solennità, enfatizzando il carattere sacro della scena. Sia la Vergine che il Bambino, seduto sulle ginocchia della madre, si evidenziano per un volto dal tratto stilizzato, di fatto poco preciso e in ultimo legato a una pittura forse più mirata alla devozione che all’arte. Anche in questo caso, soffermandosi sul petto bianco della rondine, è curioso notare come esso evidenzia al suo centro una sorta di puntino/macchia scura, che non va escluso possa evocare una ferita infertasi dal volatile nel togliere le spine dal capo di Gesù crocifisso. E il Bambino Gesù, intento a giocare con la rondine stringendola con dolcezza e lasciando che essa tenti di becchettargli l’indice, sembra quasi suggerire l’instaurarsi tra il primo e la seconda di una sorta di complicità, destinata ad avere come suo sviluppo ultimo proprio il gesto consolatorio messo in atto dalla rondine nei confronti di Cristo al culmine stesso del suo sacrificio redentivo.
Abbandonare il male per tendere al bene nei voli della rondine e nella ciclicità del suo migrare
23 marzo 2025
Cuneo
Oggi la loro presenza sembra diventata più rara, ma pochi decenni fa era normale vederle sfrecciare nel cielo, alla ricerca di cibo per i piccoli che ne attendevano il ritorno emettendo dal nido un suono stridulo e ripetitivo. Stiamo ovviamente parlando delle rondini, la cui presenza era piuttosto familiare nelle cascine della nostra pianura, sotto i cui tetti o addirittura nelle cui stalle esse nidificavano tranquillamente, vivendo praticamente nei mesi primaverili ed estivi in perfetta simbiosi con gli uomini e gli animali che vi abitavano. Guardate con benevolenza per la loro funzione di cibarsi di zanzare e insetti vari, esse contribuivano fattivamente a ridurre la presenza di parassiti destinati altrimenti a diventare assai fastidiosi. Questo aspetto era particolarmente apprezzato nelle cascine, dove la vita rurale si intrecciava con il lavoro all’aperto, e le persone erano costantemente esposte a insetti di cui le rondini sono golose. Questi volatili, inoltre, svolgevano anche un ruolo molto preciso nell’indicare il cambio di stagione: il loro giungere da terre lontane sul far della primavera e il loro appressarsi a ripartire nel corso dell’autunno rappresentavano un segnale chiaro dell’iniziare e del finire del periodo di maggior bel tempo. Il loro arrivo, dunque, segnava un periodo favorevole per il lavoro nei campi e la cura degli animali, così come la loro partenza era vista come l’annuncio dell’approssimarsi del freddo. Questo spiega anche perché il loro arrivo, da parte soprattutto di coloro che lavoravano la terra, era vissuto quasi come un momento di festa legato ad una ciclicità che ovviamente, in quello specifico contesto, non poteva certo essere estraneo all’ immaginario simbolico. E questo fin dalle epoche più remote della storia.
A causa infatti della sua migrazione stagionale la rondine fu ben presto associata alla rinascita e al rinnovamento: il suo ritorno tuttavia, che in primavera era visto non solo come un segno di rinnovamento della vita e della stagione fertile, indusse ben presto a farla ritenere come un simbolo di fedeltà. Saranno così proprio questi due aspetti ad intrecciarsi nella rilettura simbolica cristiana della figura della rondine messa a punto dai primi scrittori cristiani. Così Agostino di Tagaste non esitò a sottolineare come “Al pari della rondine, che fugge l’inverno, così anche l’anima devota cerca rifugio nel seno di Dio per sfuggire ai rigori della tentazione e della miseria del mondo”: un autentico invito ai fedeli a imitare la rondine nel tendere costantemente al calore di un bene destinato a concedere frutti deliziosi, sottraendosi invece alle seduzioni di un male destinato una sterile improduttività. Più orientata invece al rinnovamento sembra essere la simbologia di questo volatile proposta da Ambrogio di Milano: “Come la rondine lascia l’inverno e cerca il caldo della primavera, così l’anima, in cerca della luce di Cristo, esce dalla morte del peccato per entrare nella vita eterna”. Non mancano infine leggende che, insorte e consolidatesi soprattutto in epoca medievale, legano direttamente la rondine a Cristo e alla sua passione e morte, attribuendole così un ruolo consolatorio: “Si dice – scrive Iacopo da Varagine nella sua Legenda Aurea – che le rondini abbiano volato attorno alla croce di Cristo, emettendo dolci lamenti, come se volessero consolarlo nel suo dolore”
Fig. 1 - Madonna della rondine; Pittura murale (particolare); Francesco di Stefano detto il Pesellino; Metà XV secolo; Isabella Stewart Gardner Museum Boston.
La quattrocentesca “Madonna col Bambino” di Pesellino (Fig. 1) si evidenzia innanzitutto per il suo stile elegante e raffinato tipico del Gotico internazionale, con una particolare attenzione ai dettagli decorativi. La sua pittura è caratterizzata da linee sottili, colori luminosi e una resa molto precisa delle superfici, che imprimono al dipinto un’aura di “idealità” nella quale le diverse figure sono collocate in una posizione sostanzialmente ieratica. Ora, questa idealità dello spazio e questa ieraticità delle figure sembrano venire in qualche modo spezzate proprio dalla presenza della rondine. Certo essa, tenuta nella mano destra dal Bambino Gesù, non mostra alcuna ansia di lasciarne la stretta. E tuttavia la presenza di questo uccello al centro della scena, forse a causa del suo intrinseco legame col volo, è sufficiente a imprimere all’immagine nel suo complesso un tratto dinamico che la strappa al suo statico immobilismo. Ed è proprio il movimento che viene così creandosi ad istituire un sottile collegamento tra la Vergine Maria e il Bambino Gesù. Occorre evidentemente riconoscere che la staticità della scena sembra prevalere. Lo sguardo assorto della madre e quello quasi distratto del figlio sembrano produrre quasi un effetto di straniamento reciproco. È però questo effetto che viene in qualche modo dissolto dalla rondine che, proprio con la sua presenza, spiega presumibilmente come i due sguardi siano entrambi incentrati sul medesimo futuro: quello di una drammatica redenzione che, pur segnata da una lancinante sofferenza, è destinata a condurre Cristo ad una risurrezione capace di coinvolgere successivamente tutti gli uomini e le donne di ogni epoca.
Fig. 2 - Rondine; Affresco (Particolare); Giovanni Mazzucco; Seconda metà XV secolo; Chiesa di Santa Maria; Piozzo.
È ancora una volta la rondine, anche nell’affresco di Giovanni Mazzucco databile alla seconda metà del XV secolo (Fig. 2) e incentrato anch’esso sul diffusissimo tema della Madonna con Bambino, a giocare un ruolo tutt’altro che secondario. L’artista, utilizzando una gamma cromatica calda che vede il rosso e l’oro a dominare la scena e utilizzando il colore scuro del manto della Vergine per creare un forte contrasto visivo, imprime all’immagine nel suo complesso un’eleganza capace tuttavia di raccordarsi con la spontaneità dei personaggi, resa attraverso la serenità dei loro volti e la postura in grado di strapparli all’icastica ieraticità, tipica della raffinatezza stilistica della pittura tardo-gotica piemontese. Le linee delicate del volto di Maria e del Bambino inducono infatti l’opera a trasmettere una sensazione di dolcezza e di intimità. Anche in questo caso la rondine, elemento iconografico per nulla secondario, è tenuta tra le mani dal Bambino Gesù e si staglia così netta, con le ali ben delineate e il becco sottile, da suggerire che la volontà dell’artista sia proprio quella di enfatizzarne il valore narrativo e simbolico. Del tutto in linea col simbolismo medievale della rondine precedentemente chiarito, la presenza del volatile nell’affresco di Mazzucco assume una valenza teologica e, più specificatamente, cristologica. E forse l’artista si ispira in questo senso a una leggenda che, tra i diversi uccelli che si diceva avessero cercato di alleviare la crocifissione di Cristo traendogli via dal capo le spine della corona che portava. indicava anche la rondine. Questo spiegherebbe infatti la piccola ferita rossa visibile sul petto dell’uccello nell’affresco in questione.
Fig. 3 - Bambino con la rondine; Affresco (Particolare); Anonimo; Seconda XV secolo; Confraternita di Sant’Agostino; Saliceto.
Col passare del tempo l’allusione alla passione di Cristo, nelle immagini in cui ad essere rappresentata era la Vergine Maria insieme al Bambino Gesù intento a stringere tra le mani una rondine, divenne una sorta di topos del figurativo cristiano medievale e rinascimentale. E non fa certo eccezione a questa regola l’affresco che, incentrato su questo specifico soggetto e risalente alla seconda metà del XV secolo, è conservato nella Confraternita di Sant’Agostino a Saliceto (Fig. 3). La Madonna con il Bambino è qui rappresentata con linee delicate e colori caldi, mentre il panneggio dei vestiti rivela una certa ricerca decorativa, evidente nel manto della Vergine ornato da motivi geometrici. Il fondo rosso arricchito da drappi crea un effetto di profondità e solennità, enfatizzando il carattere sacro della scena. Sia la Vergine che il Bambino, seduto sulle ginocchia della madre, si evidenziano per un volto dal tratto stilizzato, di fatto poco preciso e in ultimo legato a una pittura forse più mirata alla devozione che all’arte. Anche in questo caso, soffermandosi sul petto bianco della rondine, è curioso notare come esso evidenzia al suo centro una sorta di puntino/macchia scura, che non va escluso possa evocare una ferita infertasi dal volatile nel togliere le spine dal capo di Gesù crocifisso. E il Bambino Gesù, intento a giocare con la rondine stringendola con dolcezza e lasciando che essa tenti di becchettargli l’indice, sembra quasi suggerire l’instaurarsi tra il primo e la seconda di una sorta di complicità, destinata ad avere come suo sviluppo ultimo proprio il gesto consolatorio messo in atto dalla rondine nei confronti di Cristo al culmine stesso del suo sacrificio redentivo.