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10 luglio 2026

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Il pesce nel suo congenito rapporto con l’acqua divenuto simbolo di vitalità e di trasformazione

09 marzo 2025

Cuneo

1 - Giona ingoiato da un pesce; Mosaico (Particolare); IV secolo; Anonimo; Basilica patriarcale; Aquileia. Nel Cuneese, sebbene questa terra non avesse un accesso al mare, a dieta includeva non solo pesci di acqua dolce, ma anche di acqua salata. Indubbiamente questo territorio è ricco di acque: i suoi fiumi, come ad esempio lo Stura di Demonte, il Po o il Tanaro, così come i piccoli specchi d’acqua che lungo il loro corso si formavano, ospitavano pesci come trote e alburno, anguille e carpe. Ed erano questi i pesci che, di consueto, venivano consumati in quest’area geografica sostanzialmente fatta di valli montane e di pianure e colline poste ai piedi di esse. Un’area rurale, nella quale tuttavia il pesce veniva mangiato soprattutto per rispettare i precetti legati ai periodi nei quali la prassi del cristianesimo vietava il consumo di carne. Ma, come già si è accennato, nel Cuneese non si mangiavano solo pesci di fiume. A favorire infatti l’arrivo in queste terre del pesce di mare era soprattutto la vicinanza con la Liguria, disgiunta dal Piemonte soltanto dagli Appennini: una catena montuosa che, come spesso capitava in passato, era vissuta da chi l’abitava come la cerniera tra i due versanti della stessa montagna. Ed a portare nel Cuneese il pesce di mare, specialmente le acciughe sotto sale, erano le strade che fendevano gli Appennini e che consentivano di far giungere un prodotto che, grazie alla sua modalità di conservazione, veniva consumato per tutto l’anno, non senza contribuire alla costruzione in queste specifiche zone dell’immaginario relativo al pesce. La figura del pesce, fin dall’antichità più remota, fu simbolicamente legata alla fertilità, all’abbondanza e alla trasformazione. Il suo essere legato all’acqua e il suo condurre la vita in totale silenzio induceva a identificarlo con un animale che conosceva il segreto stessa della vita nella sua più abissale profondità. Per questo, se Egizi e Fenici lo veneravano come emblema della fecondità e della conoscenza segreta, nel mondo classico esso richiamava una vitalità destinata a tradursi in continue rinascite. Non stupisce dunque che il pesce, in ambito cristiano, sia immediatamente diventato sinonimo della salvezza portata da Cristo. Cosa che spiega il fatto che, fin dalle primissime fasi del cristianesimo, il termine greco “Ichthýs” (ἰχθύς - pesce) fu adottato come acronimo per “Iesoûs Christòs Theoû Hyiós Sotér” (“Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore”), venendo in qualche modo a evocare Cristo stesso. Del resto fu lui a chiamare i suoi discepoli “pescatori” (Mt 4,19), legando simbolicamente il loro compito all’idea della pesca e dei pesci. Cosa che indusse già Tertulliano, nel II secolo, a scrivere a proposito del battesimo: “Noi siamo piccoli pesci, generati nell’acqua di Cristo, e solo rimanendo in essa possiamo essere salvati” (De Baptismo, 1,3). Nell’arte paleocristiana, il pesce compare nelle catacombe e sulle tombe dei martiri, affermandosi come primo segno dell’identità cristiana. Dal mondo pagano alla teologia cristiana, il pesce resta simbolo sacro e universale, evocando il mistero della vita e la promessa della redenzione. 1 - Giona ingoiato da un pesce; Mosaico (Particolare); IV secolo; Anonimo; Basilica patriarcale; Aquileia. Fig. 1 - Giona ingoiato da un pesce; Mosaico (Particolare); IV secolo; Anonimo; Basilica patriarcale; Aquileia. In realtà la simbologia cristiana del pesce prende il via dall’Antico Testamento. E più precisamente dal passo del Libro di Giona che racconta l’inghiottimento del profeta da parte di un grosso pesce. Ed è proprio nell’illustrazione di questo passo biblico nel mosaico pavimentale di Aquileia (Fig. 1), databile al IV secolo, che ad affiorare con forza è proprio la simbologia acquisita dal pesce in ambito cristiano fin dai primissimi tempi dell’affermarsi di questa religione. Una delle caratteristiche rilevanti della scena è l’abbondanza di pesci, il cui carattere non può essere affatto inteso come meramente illustrativo. E se i diversi pesci inseriti nella composizione si configurano come un evidente simbolo di vitalità, quello che inghiotte Giona è inequivocabilmente pensato come un potente mezzo di rigenerazione. Se infatti apparentemente il destino di Giona appare fatalmente segnato, come ben dimostra il tentativo di uno dei marinai di trattenere il profeta dall’inghiottimento da parte del pesce stesso, in realtà il futuro che lo attende è ben diverso: sarà nel ventre del pesce infatti che Giona maturerà il pentimento per essersi sottratto all’ordine di Dio di andare nella città di Ninive a predicare il castigo che l’attendeva. E sarà dal ventre del pesce che Giona verrà rigettato sull’asciutto, ma profondamente trasformato rispetto al momento in cui era stato inghiottito dal pesce stesso. Che imprime agli altri pesci che lo circondano il suo stesso tratto simbolico. Nell’arte cuneese tardomedievale, forse anche complice una non immediata familiarità col mondo della pesca e un non consueto utilizzo del pesce nell’alimentazione, la presenza di questo animale sul piano iconografico risulta piuttosto rara. Inoltre, a dover essere immediatamente segnalato è anche il carattere in ultimo occasionale di questa presenza: e questo nel senso che quantomeno no ci sono giunte rappresentazioni di quel periodo relativi alla figura di Giona, all’episodio della pesca miracolosa o alla moltiplicazione dei pani e dei pesci. In altri termini, ciò che emerge da questa scarsa presenza della figura del pesce come soggetto specifico dell’arte tardomedievale locale è il suo tratto decorativo o simbolico, senza che tuttavia questo si traduca in un rimando preciso alle narrazioni bibliche in cui il pesce gioca un qualche ruolo. 2 - Pesce; Affresco (Particolare); Anonimo ; XI secolo; Pieve di San Maurizio; Roccaforte Mondovì. Fig. 2 - Pesce; Affresco (Particolare); Anonimo ; XI secolo; Pieve di San Maurizio; Roccaforte Mondovì. Emblematico al riguardo è l’affresco conservato nella parte bassa dell’abside della Pieve di san Maurizio a Roccaforte Mondovì (Fig.2), Questo affresco, risalente all’XI secolo e in uno stile occidentale dal quale traspare infatti un chiaro influsso bizantino, raffigura un grande pesce che sembra nuotare tra stelle, evocando un simbolismo cosmico e sacro. L’atto di inghiottire un pesce più piccolo sembra richiamare la vicenda di Giona, alludendo in qualche modo alla stessa morte e resurrezione di Cristo. Il fondersi di cielo e acqua, infine, e il nuotare del pesce in essi, rimarca l’identità simbolica del pesce come tramite divino, capace di fare da ponte tra il mondo terreno e l’eternità. L’aspetto decorativo della figura del pesce sembra invece stagliarsi con forza in un dettaglio del gigantesco affresco che, collocato sulla facciata della parrocchiale di santa Margherita a Casteldelfino (Fig. 3), mostra san Cristoforo intento ad attraversare un fiume con sulla spalla sinistra un bambino che, solo alla fine del guado stesso si rivelerà come Gesù Cristo. Ora, proprio nelle acque del fiume in cui san Cristoforo poggia i suoi possenti piedi, a brulicare in trasparenza è un numero piuttosto elevato di pesci. Se risulta estremamente difficile identificare i singoli pesci rappresentati, partendo dalle loro forme si scorgono nettamente tre pesci “tradizionali”, due dei quali secondo alcuni commentatori potrebbero richiamare delle trote, mentre il terzo potrebbe essere identificato con una carpa. Sono le sue forme nette invece a rendere piuttosto inconfondibile la seppia che si muove nelle acque mosse dai piedi di san Cristoforo, mentre invece quelle allungate di un altro dei pesci fanno pensare ad un’anguilla o a un grongo. E, se di altri pesci è quasi impossibile stabilire l’identità, ad essere chiara è invece quella di una figura che nell’immaginario mitologico antico si pensava vivesse nelle acque profonde: a far capolino tra i vari pesci è infatti una sirena bicaudata, e dunque con due code. Una presenza carica di ambiguità, forse chiamata a sottolineare come la traversata del fiume  cui  San Cristoforo è intento rappresenti una sfida non solo fisica, ma anche mistica: e dunque legata in ultimo ad una lotta tra bene e male, simboleggiato quest’ultimo proprio dalla sirena. 3 - Pesci ; Affresco (Particolare); XIV secolo; Anonimo; Parrocchiale di Santa Margherita; Casteldelfino. Fig. 3 - Pesci ; Affresco (Particolare); XIV secolo; Anonimo; Parrocchiale di Santa Margherita; Casteldelfino.
iconografia pesce