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10 luglio 2026

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Il ruolo protettivo del cane nei confronti dell’uomo, simbolo di fedeltà e devozione al suo padrone

22 dicembre 2024

Cuneo

1 - Cane apotropaico; Scultura in pietra; Anonimo; Fine XV secolo; Chiesa di san Pietro in vincoli; Pontechianale (Borgata Chiesa). Fig. 1 - Cane apotropaico; Scultura in pietra; Anonimo; Fine XV secolo; Chiesa di San Pietro in Vincoli; Pontechianale (Borgata Chiesa). Nel contesto delle nostre campagne e delle nostre montagne, il cane è sempre stato molto più di un semplice animale. Esso era infatti considerato essenziale sia per proteggere l’uomo, sia per aiutarlo nel suo lavoro. Nelle cascine infatti i cani, instancabili e sempre pronti a intervenire, non solo proteggevano le case, ma anche supportavano il lavoro dei contadini nel controllo del bestiame. In montagna poi, oltre a svolgere gli stessi ruoli, non mancavano di “tenere compagnia” a coloro che vivevano nelle terre alte, accompagnandoli lungo i sentieri e difendendo le greggi dai predatori. Una prossimità, quella tra l’uomo e il cane in questi territori, che vedeva il secondo, senza per questo mai perdere di vista il differire sostanziale dell’animale dall’uomo, considerato quasi come un membro della famiglia. Così, anche laddove a regnare era la povertà, il cane riceveva un posto accanto al fuoco e un pezzo di pane, segno di un legame basato sulla fiducia e sulla condivisione. Le storie popolari, poi, celebravano il coraggio e la lealtà dei cani, raccontando del ruolo da loro giocato nel salvare vite in particolari situazioni di difficoltà o nel segnalare pericoli imminenti. Inoltre la resistenza alla fatica, la dedizione al proprio compito e la fedeltà al proprio padrone risultavano del tutto in sintonia con i valori che fungevano da punto di riferimento per la cultura contadina e montanara. La presenza quotidiana nella vita dell’uomo, non ha affatto impedito che la figura di questo animale si caricasse di valenze simboliche. Non sarà difficile, al riguardo, rilevare quanto sia significativa, nel mito greco, la presenza di cani: da Latan, quello che a Creta custodiva il tesoro di Zeus, a Orto, quello a due teste che fu ucciso da Eracle in una delle sue leggendarie “fatiche”. Ben più conosciute però sono le figure di Cerbero, un gigantesco e feroce mastino con tre teste - a volte raffigurato con serpenti al posto del pelo e una coda di drago - il cui compito era quello di impedire ai vivi l’ingresso nell’Oltretomba e ai morti di fuggire da esso. In una chiave decisamente più spirituale venne invece letta la figura del cane da parte della simbologia cristiana.  Così, nei bestiari medievali, il cane era lodato per la devozione al padrone, non senza divenire metafora dei predicatori che guidavano il loro gregge, come peraltro reso evidente dal successivo identificare i Domenicani con i “Domini canes - cani del Signore”. E tuttavia, come spesso accade nel medioevo, il cane sul piano simbolico assunse anche valenze negative, rappresentando vizi come la lussuria e l’ira, legate nell’immaginario comune dell’epoca al randagismo e all’aggressività di questo animale.  Così, se per un verso il cane venne incarnando la virtù della fedeltà alla fede e della capacità di contrastare il peccato, per l’altro era invece espressione dell’assalto feroce che l’uomo subiva da parte del male. I valori simbolici attribuiti dalla mitologia greco-romano alla figura del cane trovano un’emblematica rappresentazione sul piano figurativo nel mosaico conosciuto come “Cave Canem” (attenti al cane) rinvenuto nella “Casa del poeta tragico” a Pompei (Fig. 1). A stupire in quest’opera, tenuto conto del fatto che essa apparentemente si costituisce solo come un richiamo a prestare attenzione alla presenza di un cane, è in primo luogo l’alta qualità tecnica con cui essa è stata costruita. Apparentemente e primariamente, dunque, la sua funzione risulta semplicemente di ordine pratico: al pari degli assai meno artistici cartelli ancora oggi collocati sui cancelli di ingresso di molte abitazioni e ville, anche nel caso di questa antica casa romana l’intento del mosaico è quello di avvertire chi entra della presenza di un cane da guardia, finalizzata alla protezione della casa stessa e dei suoi abitanti, e della sua pericolosità per eventuali estranei in assenza del padrone.  Ad esservi raffigurato, attraverso tessere bianche e nere capaci di creare un contrasto visivo di forte impatto, è un cane nero: rappresentato in una posa fortemente dinamica, l’animale con i suoi muscoli tesi e la sua espressione aggressiva, richiama immediatamente il pericolo da lui costituito per chi entra nell’abitazione. D’altro canto, la lunga catena che lo stringe al collo, simboleggia l’ordine che, sul piano individuale e collettivo, per il mondo romano era decisivo. Nel mosaico pompeiano del “Cave Canem” c’è però un aspetto, forse meno evidente, ma decisamente rilevante sempre sul piano simbolico. La presenza del cane sulla soglia di casa assume infatti una valenza sviluppatasi fin dall’antichità e divenuta estremamente diffusa anche grazie agli amuleti: quella apotropaica, finalizzata a “tenere lontana” la casa stessa, difendendone i suoi stessi abitanti, da ogni negatività proveniente dall’esterno. In altre parole l’immagine del cane era finalizzata a proteggere non solo chi entrava nella casa dall’attacco dell’animale posto a sua difesa, ma anche la famiglia che abitava la casa da tutto ciò che di negativo tentasse di penetrare nella casa stessa. E sarebbe stata proprio questa funzione che, non certo esclusivamente assegnata al cane, avrebbe comunque visto la sua figura inserita fra le immagini apotropaiche del secolo successivi: Emblematica al riguardo è la presenza di una testa di cane scolpita sul capitello del portale di fine quattrocento della Chiesa di san Pietro in vincoli in Borgata Chiesa a Pontechianale (Fig. 2). E che la funzione di questa testa di cane, estremamente stilizzata senza che tuttavia la sua effettiva identità venga mai non solo dissolta ma anche soltanto messa in dubbio, sia apotropaica è indiscutibile. Ad attestarlo sono sia la sua collocazione sul portale che guarda all’esterno della chiesa, volta ad “tenere lontane” da quel luogo sacre le forze del male, sia le altre figure che con la medesima funzione la affiancano. 2 - Cave Canem; Mosaico; Anonimo; I secolo a.C.; Casa del poeta tragico; Pompei. Fig. 2 - Cave Canem; Mosaico; Anonimo; I secolo a.C.; Casa del poeta tragico; Pompei. L’ultima rappresentazione di cani su cui qui rapidamente ci concentreremo è quella dipinta come particolare dell’affresco che, a fine Quattrocento, nella chiesa della Madonna del Brichetto di Morozzo (Fig. 3) il pittore Giovanni Mazzucco dedica alla Natività di Cristo. Nella parte alta di questo affresco, proprio sopra la capanna in cui il piccolo Gesù è adorato da Maria e Giuseppe in preghiera, Mazzucco colloca un efficace “annuncio ai pastori”. Ed è in questa scena che, all’apparire degli angeli, due cani dalla forte aggressività si scagliano con estrema violenza nei loro confronti, mentre il gregge di pecore di cui i cani stessi sono a guardia rimane assolutamente tranquillo e gli stessi pastori non si scompongono poi troppo per la visione che sta parandosi nell’oscurità davanti ai loro occhi. E, anche in questo caso, nella figura del cane, o dei cani, sembra poter essere colta una sorta di doppio ruolo simbolico. Di essi infatti, da una parte, viene rilevata la funzione difensiva, ovviamente ben nota in valli montane dove il cane aiutava l’uomo proprio proteggendo le famiglie e i loro beni: i cani infatti, nel loro attaccare gli angeli, non fanno altro che svolgere il loro lavoro di difesa del gregge. E tuttavia, nell’aggressività che essi mostrano attaccando gli angeli, non è da escludere che si celi anche l’aspetto negativo della simbologia del cane: quello che lo pensa come espressione del male che contrasta il bene proprio nel momento stesso del suo manifestarsi. Fig. 3 - Cani (particolare); Affresco; Giovanni Mazzucco; Fine XV secolo; Madonna del Brichetto; Morozzo.
Cane iconografia