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10 luglio 2026

editoriale

La forza solida dell’ariete nel suo difendere il gregge nella ripresa pittorica volta a trasformarla in simbolo

08 dicembre 2024

Cuneo

2 - Lotta tra arieti; Affresco (particolare); Anonimo; Inizi del XV secolo; Chiesa di San Peyre; Stroppo. L’ariete, di fatto il maschio della pecora non di rado definito anche col nome di montone, è un mammifero erbivoro, caratterizzato da un corpo decisamente robusto, da zampe corte e muscolose, da un manto la cui consistenza e colore possono differire significativamente da una razza all’altra. Ciò che tuttavia caratterizza l’ariete, rendendo possibile identificarlo rapidamente all’interno del gregge di pecore di cui è parte, sono le sue corna, non di rado di notevoli dimensioni e a forma di spirale. Ed è proprio grazie a queste ultime che l’ovino in questione svolge un ruolo fondamentale nella difesa del gregge, specialmente in zone montane dove la vita di quest’ultimo non è priva di pericoli. Grazie alla sua percezione del territorio e alla forza che lo connota, l’ariete tende dunque a proteggere il gregge di cui fa parte da potenziali minacce, diventando un avversario temibile soprattutto per predatori di media taglia, come volpi o cani randagi. In presenza di questi pericoli, infatti, l’ariete non esita a caricare frontalmente l’intruso, utilizzando le corna come arma per colpire con forza e precisione. E questo suo atteggiamento tende ad accentuarsi soprattutto durante la stagione riproduttiva, quando la sua aggressività risulta così amplificata da fargli immediatamente percepire l’approssimarsi di tutto ciò che per il gregge potrebbe rappresentare un pericolo. Fin dall’antichità, soprattutto in contesti nei quali la pastorizia era decisiva, l’ariete è stato considerato un simbolo di forza e di fertilità, vedendosi riconosciuta la capacità di imprimere energia positiva all’intera natura, specie nel momento del suo risvegliarsi successivo all’inverno. Per questo l’animale di cui qui stiamo parlando venne spesso associato alla primavera e ai cicli vitali della natura e non di rado venerato in molte culture come emblema di quella vitalità che gli derivava dal suo costituirsi come il fulcro stesso della fertilità capace di garantire al gregge quantità e continuità. Sempre in questo contesto, del resto, la sua figura assunse un carattere protettivo, come dimostra la sua presenza in episodi della mitologia nei quali l’ariete svolge un ruolo prettamente salvifico. Emblematico al riguardo, ad esempio è quanto secondo lo storico/geografo greco Pausania sarebbe accaduto a Tebe: la città infatti, pesantemente colpita da un’epidemia di peste, ne venne definitivamente liberata proprio grazie a un ariete portato in spalla dal dio Hermes per le sue strade. Proprio questa idea sembra essere trapassata anche al mondo cristiano nel quale l’ariete, proprio in quanto animale forte e impegnato a proteggere il suo gregge, viene associato alla virtù della fortezza. È attraverso di essa infatti che si contrasta il male col bene, che si persevera nelle avversità e che si è messi in grado di svolgere un ruolo di guida all’interno delle comunità cristiane. La rappresentazione dell’ariete in ambito cristiano avrebbe avuto una significativa diffusione in connessione con la riproposizione figurativa di un evento decisivo narrato nell’Antico Testamento: il sacrificio di Isacco che, messo a punto dal padre Abramo e interrotto solo all’ultimo da un angelo inviato da Dio, avrebbe visto la vittima sacrificale prescelta sostituita proprio da un ariete: «Allora Abramo – sottolinea il Libro di Genesi nel raccontare il fatto in questione - alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Andò allora a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio» (Gen 22, 13). Proprio la decisività di questo racconto ne avrebbe determinato l’essere assunto a soggetto dal mondo della pittura, prima ancora che dall’arte cristiana, da quella ebraica. Sebbene infatti sia noto che quest’ultima eviti quasi del tutto la rappresentazione di figure umane all’interno dei luoghi di culto, nella sinagoga di Dura Europos oggi geograficamente situata in Siria, è conservata una pittura murale relativa proprio al “Sacrificio di Isacco” (Fig. 1). 1 - Ariete; Pittura murale; Anonimo; III secolo; Sinagoga; Dura Europos (Siria). Fig. 1 - Ariete; Pittura murale; Anonimo; III secolo; Sinagoga; Dura Europos (Siria). Ora, se il registro alto dell’immagine vede rappresentato Abramo mentre con un lungo coltello si avvicina all’altare su cui trova posto Isacco, in quello basso è collocato proprio un ariete, ovviamente destinato a prendere il posto del figlio di Abramo, non appena il braccio armato di quest’ultimo, pronto ad abbattersi sul figlio, verrà fermato in modo del tutto inatteso da un angelo. Nelle decorazioni pittoriche attraverso le quali il tardo medioevo abbellì chiese e cappelle del territorio cuneese non si ha riscontro di rappresentazioni specificamente volte a rappresentare l’episodio del sacrificio di Isacco. Non è però questa assenza a impedire che l’ariete si trasformi in questi stessi edifici sacri in un soggetto rappresentato sia dal punto di vista della scultura che della pittura. Così se in merito alla prima abbiamo qualche esempio di testa di ariete inserita in capitelli con una evidente funzione apotropaica, e dunque col preciso intento di tenere lontano tutto ciò che si ritiene abbia a che fare col mondo del maligno, al riguardo della seconda vanno registrate sia alcune rappresentazione dal carattere puramente estetico, sia altre destinate a rivestire invece un ruolo chiaramente simbolico. Proprio quest’ultimo è del tutto assente, ad esempio, dalla rappresentazione che assume a soggetto proprio l’ariete e che è stata inserita nello splendido affresco relativo alla Natività di Cristo collocato all’interno della Chiesa di san Peyre a Stroppo (Fig.2). 2 - Lotta tra arieti; Affresco (particolare); Anonimo; Inizi del XV secolo; Chiesa di San Peyre; Stroppo. Fig. 2 - Lotta tra arieti; Affresco (particolare); Anonimo; Inizi del XV secolo; Chiesa di San Peyre; Stroppo. Quasi al culmine della montagna che fa da sfondo all’annuncio della nascita di Cristo ai pastori a venire rappresentato è proprio un impetuoso scontro tra due arieti, mentre nei prati sottostanti a pascolare è un gregge di pecore dal mantello nero. Una scena che, sulle montagne della val Maira anche in quell’epoca era facile da vedere e che, forse per questo, il pittore ha voluto inserire quasi come elemento connotante del paesaggio e senza richiami specifici all’evento dipinto. Un tratto invece fortemente simbolico è quello dell’ariete inserito all’interno della “cavalcata dei vizi” rappresentata nella suggestiva cappella di san Fiorenzo (Fig. 3). 3 - Ariete come simbolo della lussuria; Affresco; Anonimo; XV secolo; Chiesa di San Fiorenzo; Bastia Mondovì. Fig. 3 - Ariete come simbolo della lussuria; Affresco; Anonimo; XV secolo; Chiesa di San Fiorenzo; Bastia Mondovì. L’animale in questione qui, ben lontano dalla connotazione positiva assunta nel sacrificio di Abramo, dove esso sostituiva Isacco come vittima del sacrificio a Dio, si evidenzia per un tratto fortemente negativo. L’ariete qui è invece trasformato in emblema della lussuria e dunque di quello che nel contesto cristiano dell’epoca era considerato il vizio dell’abbandonarsi sfrenatamente ai propri desideri sessuali e alla ricerca continuativa e reiterata di essi. È proprio sull’ariete, incolonnato fra altri animali che simboleggiano i diversi vizi capitali, che trova dunque posto una dama vestita con un elegante abito bianco, con un’acconciatura estremamente curata e intenta a guardare il proprio viso in uno specchio tenuto con la mano sinistra. A mostrarci tuttavia come questa donna si configuri come il simbolo stesso della lussuria è il suo gesto di sollevarsi maliziosamente la gonna con la mano destra, con l’evidente intento di esibire provocatoriamente la gamba nuda. L’altra conferma ci viene dall’ariete che, del tutto in linea con l’eleganza della dama che porta sul dorso, proprio nell’esibire però vistosamente i propri genitali, sottolinea con forza il suo essere stato assunto a emblema – diabolico! - in questa rappresentazione di una frenesia sessuale incontenibile.
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