cuneo
Fig. 1 - Airone serpentario; Mosaico; Anonimo; VI secolo; Basilica di San Vitale; Ravenna.
Quante volte, anche solo attraversando in macchina i campi del saluzzese o alcuni punti della piana che si stende tra Cuneo e Mondovì, il nostro sguardo è stato attratto dalla silenziosa presenza degli aironi. C’è infatti qualcosa di quasi seduttivo nel movimento con cui questi uccelli incedono, pur essendo semplicemente intenti a procurarsi il cibo: il loro piumaggio grigio argenteo, le loro lunghe zampe, il loro becco affilato e il collo affusolato con la sua tipica forma che richiama una “S” si evidenzia nell’insieme per la sua estrema eleganza. E proprio quest’ultima non solo non viene meno viene meno, ma addirittura sembra risultare enfatizzata quando essi spiccano il volo insieme, dando vita non di rado - grazie anche ad una apertura alare che raggiunge i due metri - a un librarsi leggero ed armonico destinato almeno per un attimo ai cieli autunnali un movimento del tutto inatteso. Non è però soltanto l’eleganza, che pur connota la postura e il volo dell’airone cenerino tanto da renderlo facilmente riconoscibile, ad aver colpito chi nei secoli ne ha osservato il comportamento. A stupire è infatti stata la sua capacità, sul piano della caccia a quello che per lui rappresenta il cibo, di restare a lungo immobile, nell’attesa che si presenti l’occasione giusta per colpire. Coniugando così quella che sembrerebbe un’irriducibile staticità con un’improvvisa e straordinaria dinamicità nel perseguire il suo obiettivo.
Sebbene l’airone cenerino in realtà non effettui lunghe migrazioni, ma spesso si limiti invece più semplicemente a raggiungere vicine aree più atte a svernare sottraendosi al freddo intenso delle pianure in cui vive dalla primavera all’autunno, è proprio su questo aspetto che è venuto sviluppandosi il simbolismo pagano legato a questo volatile. Il suo uso nell’arte funeraria romana lo assunse a metafora figurativa, proprio a partire dalla sua migrazione che lo vedeva prima allontanarsi e poi tornare nei luoghi in cui di consueto viveva, di rinascita e trasformazione. Nel cristianesimo invece ad essere centrale nella lettura simbolica della figura dell’airone è innanzitutto l’acqua nella quale egli vive. Certo l’aspetto di trasformazione precedentemente messo in luce dal simbolismo pagano non andrà perso, ma a venire privilegiato sarà qui il rapporto con l’acqua. Sarà quest’ultima che, in stretta connessione col battesimo, verrà pensata come elemento di purificazione e rinnovamento. In questo senso ad essere espresso dalla figura dell’airone sarà proprio il processo rigenerativo dell’anima implicito al primo dei sacramenti e legato alla purificazione, proprio attraverso l’acqua, dal male e da tutte le forme in cui esso si concretizza. Che cosa potrebbero del resto evocare il costante rimanere nell’acqua dell’airone e il suo spiccare il volo se non il battesimo e la salvezza che ad esso è connessa?
Un’emblematica rappresentazione dell’airone nella prospettiva cristiana appena indicata è un particolare realizzato a mosaico nella chiesa di san Vitale a Ravenna e risalente al VI secolo d.C. L’immagine in questione (Fig. 1) ha il suo fulcro proprio in un airone rappresentato in tutta l’eleganza del suo portamento: le sue gambe lunghe, le sue zampe poggiate sul terreno sottostante, il suo corpo ad un tempo vigoroso e slanciato, la torsione leggiadra del suo collo ne evidenziano efficacemente il suo distinguersi per l’aspetto fisico. A connotarne però l’identità, quella che ha indotto a definirlo non come semplice airone bensì come “airone serpentario”, è il becco adunco nel quale tiene stretto un serpente di fatto arrotolato proprio intorno al becco stesso. Per comprendere a fondo il simbolismo intrinseco a questa rappresentazione occorre soffermarsi un attimo sui colori che da cui l’airone è circondato: l’azzurro, che rimanda all’acqua del battesimo, il verde che evoca la speranza cui questo sacramento dischiude e infine l’oro che, nel richiamare il divino stesso, esprime il raggiungimento del mondo della salvezza nel quale il battesimo stesso introduce e al quale orienta l’intera vita del fedele. Ed ecco allora il senso del serpente stretto nel becco dall’airone: esso rimanda niente meno che al serpente del Libro di Genesi che aveva indotto Adamo ed Eva a violare nell’Eden il divieto di Dio di mangiare del frutto dell’albero della conoscenza e che, divenuto simbolo del male stesso, qui viene rappresentato come definitivamente sconfitto dall’airone.
Questo legame dell’airone con la salvezza, e in primo luogo col sacramento del battesimo che ad essa dischiude la vita dei fedeli, trova una sua raffinatissima espressione nell’affresco che lo rappresenta, all’interno della antica parrocchiale di santa Caterina a Villanova Mondovì (Fig. 2).
Fig. 2 - Airone sulle sponde del Giordano; Affresco (particolare); Rufino di Alessandria; Prima metà XV secolo; Antica parrocchiale di Santa Caterina; Villanova Mondovì.
Nel mosaico precedentemente preso in esame, nell’airone che ne costituisce il soggetto centrale, a prevalere è la funzione decorativa, pur essendo quest’ultima intrisa della dimensione simbolica che abbiamo rilevato. Ben diverso invece è il ruolo assunto dall’airone stesso nell’affresco attribuito a Rufino di Alessandria e realizzato nel monregalese. In questo caso, infatti, a prevalere del tutto sul decorativo è proprio il simbolico, reso evidente nella sua rilevanza dalla collocazione dell’airone in una composizione pittorica, il battesimo di Gesù, alla quale l’airone non è contenutisticamente affatto estraneo. Abbiamo appena detto infatti che l’airone, in ambito cristiano, è simbolicamente legato al battesimo. Certo il battesimo di Gesù si configura come una manifestazione del costituirsi di Cristo come Figlio di Dio e nulla ha a che vedere con quello che sarà in seguito il battesimo cristiano. E tuttavia, nonostante questa precisazione, non sarà affatto strano trovare collocato, su una roccia intento ad assistere al battesimo di Cristo, proprio l’airone: nessun altro animale infatti ha la stessa forza nel richiamare simbolicamente i fedeli alla decisività del sacramento che li aveva resi cristiani.
L’inserimento dell’airone nel succitato “Battesimo di Gesù” appare indubbiamente del tutto coerente con l’intento di veicolare ai fedeli la rilevanza del battesimo che essi avevano ricevuto. Sarebbe tuttavia un errore ritenere che la singolare presenza dell’airone in questa specifica rappresentazione costituisse una costante diffusa. Essa infatti non solo non è oggetto di repliche da parte dello stesso Rufino di Alessandria, ma neppure trova un riscontro specifico in altri pittori dell’epoca. Difficile dunque dire che cosa abbia indotto il pittore a inserire l’airone in questa scena della vita di Cristo. Certo la dimensione simbolica, fortemente giustificata, non deve essere estranea all’ideazione creativa dell’opera da parte del suo autore. Non è però da escludere che a muovere l’ispirazione di Rufino possa essere stata anche l’eleganza di questo volatile, che egli doveva aver potuto osservare piuttosto di frequente nelle zone in cui fu attivo come pittore. Del resto è proprio l’eleganza dell’airone ad averlo trasformato in oggetto di opere figurative mirate, senza alcun intento simbolico, semplicemente a rappresentare questo singolare uccello. Come nel caso del disegno tratteggiato da un anonimo alla fine del XVI secolo e conservato nella biblioteca reale di Torino (Fig. 3). Un disegno nel quale a prevalere sono proprio le forme eleganti dell’airone: forme che, insieme ai colori, in quest’opera rifuggono ogni elemento allegorico, per concentrarsi invece esclusivamente sull’esaltazione della bellezza di questo splendido trampoliere.
Fig. 3 - Airone; Disegno; Anonimo; Fine XVI secolo; Biblioteca Reale; Torino.
La raffinata eleganza della postura e del volo dell’airone assunta a simbolo del battesimo come liberazione dal male
01 dicembre 2024
Cuneo
Fig. 1 - Airone serpentario; Mosaico; Anonimo; VI secolo; Basilica di San Vitale; Ravenna.
Quante volte, anche solo attraversando in macchina i campi del saluzzese o alcuni punti della piana che si stende tra Cuneo e Mondovì, il nostro sguardo è stato attratto dalla silenziosa presenza degli aironi. C’è infatti qualcosa di quasi seduttivo nel movimento con cui questi uccelli incedono, pur essendo semplicemente intenti a procurarsi il cibo: il loro piumaggio grigio argenteo, le loro lunghe zampe, il loro becco affilato e il collo affusolato con la sua tipica forma che richiama una “S” si evidenzia nell’insieme per la sua estrema eleganza. E proprio quest’ultima non solo non viene meno viene meno, ma addirittura sembra risultare enfatizzata quando essi spiccano il volo insieme, dando vita non di rado - grazie anche ad una apertura alare che raggiunge i due metri - a un librarsi leggero ed armonico destinato almeno per un attimo ai cieli autunnali un movimento del tutto inatteso. Non è però soltanto l’eleganza, che pur connota la postura e il volo dell’airone cenerino tanto da renderlo facilmente riconoscibile, ad aver colpito chi nei secoli ne ha osservato il comportamento. A stupire è infatti stata la sua capacità, sul piano della caccia a quello che per lui rappresenta il cibo, di restare a lungo immobile, nell’attesa che si presenti l’occasione giusta per colpire. Coniugando così quella che sembrerebbe un’irriducibile staticità con un’improvvisa e straordinaria dinamicità nel perseguire il suo obiettivo.
Sebbene l’airone cenerino in realtà non effettui lunghe migrazioni, ma spesso si limiti invece più semplicemente a raggiungere vicine aree più atte a svernare sottraendosi al freddo intenso delle pianure in cui vive dalla primavera all’autunno, è proprio su questo aspetto che è venuto sviluppandosi il simbolismo pagano legato a questo volatile. Il suo uso nell’arte funeraria romana lo assunse a metafora figurativa, proprio a partire dalla sua migrazione che lo vedeva prima allontanarsi e poi tornare nei luoghi in cui di consueto viveva, di rinascita e trasformazione. Nel cristianesimo invece ad essere centrale nella lettura simbolica della figura dell’airone è innanzitutto l’acqua nella quale egli vive. Certo l’aspetto di trasformazione precedentemente messo in luce dal simbolismo pagano non andrà perso, ma a venire privilegiato sarà qui il rapporto con l’acqua. Sarà quest’ultima che, in stretta connessione col battesimo, verrà pensata come elemento di purificazione e rinnovamento. In questo senso ad essere espresso dalla figura dell’airone sarà proprio il processo rigenerativo dell’anima implicito al primo dei sacramenti e legato alla purificazione, proprio attraverso l’acqua, dal male e da tutte le forme in cui esso si concretizza. Che cosa potrebbero del resto evocare il costante rimanere nell’acqua dell’airone e il suo spiccare il volo se non il battesimo e la salvezza che ad esso è connessa?
Un’emblematica rappresentazione dell’airone nella prospettiva cristiana appena indicata è un particolare realizzato a mosaico nella chiesa di san Vitale a Ravenna e risalente al VI secolo d.C. L’immagine in questione (Fig. 1) ha il suo fulcro proprio in un airone rappresentato in tutta l’eleganza del suo portamento: le sue gambe lunghe, le sue zampe poggiate sul terreno sottostante, il suo corpo ad un tempo vigoroso e slanciato, la torsione leggiadra del suo collo ne evidenziano efficacemente il suo distinguersi per l’aspetto fisico. A connotarne però l’identità, quella che ha indotto a definirlo non come semplice airone bensì come “airone serpentario”, è il becco adunco nel quale tiene stretto un serpente di fatto arrotolato proprio intorno al becco stesso. Per comprendere a fondo il simbolismo intrinseco a questa rappresentazione occorre soffermarsi un attimo sui colori che da cui l’airone è circondato: l’azzurro, che rimanda all’acqua del battesimo, il verde che evoca la speranza cui questo sacramento dischiude e infine l’oro che, nel richiamare il divino stesso, esprime il raggiungimento del mondo della salvezza nel quale il battesimo stesso introduce e al quale orienta l’intera vita del fedele. Ed ecco allora il senso del serpente stretto nel becco dall’airone: esso rimanda niente meno che al serpente del Libro di Genesi che aveva indotto Adamo ed Eva a violare nell’Eden il divieto di Dio di mangiare del frutto dell’albero della conoscenza e che, divenuto simbolo del male stesso, qui viene rappresentato come definitivamente sconfitto dall’airone.
Questo legame dell’airone con la salvezza, e in primo luogo col sacramento del battesimo che ad essa dischiude la vita dei fedeli, trova una sua raffinatissima espressione nell’affresco che lo rappresenta, all’interno della antica parrocchiale di santa Caterina a Villanova Mondovì (Fig. 2).
Fig. 2 - Airone sulle sponde del Giordano; Affresco (particolare); Rufino di Alessandria; Prima metà XV secolo; Antica parrocchiale di Santa Caterina; Villanova Mondovì.
Nel mosaico precedentemente preso in esame, nell’airone che ne costituisce il soggetto centrale, a prevalere è la funzione decorativa, pur essendo quest’ultima intrisa della dimensione simbolica che abbiamo rilevato. Ben diverso invece è il ruolo assunto dall’airone stesso nell’affresco attribuito a Rufino di Alessandria e realizzato nel monregalese. In questo caso, infatti, a prevalere del tutto sul decorativo è proprio il simbolico, reso evidente nella sua rilevanza dalla collocazione dell’airone in una composizione pittorica, il battesimo di Gesù, alla quale l’airone non è contenutisticamente affatto estraneo. Abbiamo appena detto infatti che l’airone, in ambito cristiano, è simbolicamente legato al battesimo. Certo il battesimo di Gesù si configura come una manifestazione del costituirsi di Cristo come Figlio di Dio e nulla ha a che vedere con quello che sarà in seguito il battesimo cristiano. E tuttavia, nonostante questa precisazione, non sarà affatto strano trovare collocato, su una roccia intento ad assistere al battesimo di Cristo, proprio l’airone: nessun altro animale infatti ha la stessa forza nel richiamare simbolicamente i fedeli alla decisività del sacramento che li aveva resi cristiani.
L’inserimento dell’airone nel succitato “Battesimo di Gesù” appare indubbiamente del tutto coerente con l’intento di veicolare ai fedeli la rilevanza del battesimo che essi avevano ricevuto. Sarebbe tuttavia un errore ritenere che la singolare presenza dell’airone in questa specifica rappresentazione costituisse una costante diffusa. Essa infatti non solo non è oggetto di repliche da parte dello stesso Rufino di Alessandria, ma neppure trova un riscontro specifico in altri pittori dell’epoca. Difficile dunque dire che cosa abbia indotto il pittore a inserire l’airone in questa scena della vita di Cristo. Certo la dimensione simbolica, fortemente giustificata, non deve essere estranea all’ideazione creativa dell’opera da parte del suo autore. Non è però da escludere che a muovere l’ispirazione di Rufino possa essere stata anche l’eleganza di questo volatile, che egli doveva aver potuto osservare piuttosto di frequente nelle zone in cui fu attivo come pittore. Del resto è proprio l’eleganza dell’airone ad averlo trasformato in oggetto di opere figurative mirate, senza alcun intento simbolico, semplicemente a rappresentare questo singolare uccello. Come nel caso del disegno tratteggiato da un anonimo alla fine del XVI secolo e conservato nella biblioteca reale di Torino (Fig. 3). Un disegno nel quale a prevalere sono proprio le forme eleganti dell’airone: forme che, insieme ai colori, in quest’opera rifuggono ogni elemento allegorico, per concentrarsi invece esclusivamente sull’esaltazione della bellezza di questo splendido trampoliere.
Fig. 3 - Airone; Disegno; Anonimo; Fine XVI secolo; Biblioteca Reale; Torino.