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10 luglio 2026

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L’immagine del falco nell’arte figurativa di area cuneese come simbolo di sovranità e di santità

24 novembre 2024

Cuneo

1 - Federico II col suo falcone; Miniatura; Anonimo; De arte venandi cum avibus; XIII secolo; Biblioteca Vaticana; Roma. Fig. 1 - Federico II col suo falcone; Miniatura; Anonimo; De arte venandi cum avibus; XIII secolo; Biblioteca Vaticana; Roma. Velocità, precisione e potenza sono i tratti che l’immaginario collettivo col tempo ha finito con l’attribuire a falco. Del resto la sua affusolata struttura anatomica, connotata da ali appuntite e da una lunga coda, permette a questi rapaci di catturare prede attraverso eleganti picchiate acrobatiche connotate da una rapidità tale da impressionare, da sempre, chi vi assiste. Ad essere poi diventata proverbiale, almeno al pari del suo scatto in volo, è la sua vista: quest’ultima infatti, fino a otto volte più acuta di quella umana, consente a questo volatile di individuare le sue prede a grandissime distanze, per poi colpirle grazie anche ad una velocità di attacco che sembra poter superare i 300 chilometri orari. Essa tra l’altro, non ha solo una funzione aggressiva, ma diventa decisiva anche nella fase del corteggiamento: è in questo momento infatti che i voli acrobatici assumono un carattere seduttivo e assumono una funzione decisiva nel consolidare il legame di coppia, spesso destinato a durare per l’intera vita di questi rapaci che, pur con notevoli diversità tra una specie e l’altra, in natura si aggira su una media che va dai dieci e ai quindici anni. Ed è forse proprio questa velocità di movimento a rendere il falco, che stagionalmente migra coprendo in molti casi anche lunghissime distanze, estremamente adattabile, al punto da poterlo talora trovare anche all’interno di aree urbane densamente popolate. La straordinaria adattabilità del falco, apparentemente in contrasto col suo essere un volatile capace di colpire le sue prede con una rapacità violenta e fulminea, non si evidenzia però soltanto in relazione agli ambienti spesso piuttosto eterogenei nei quali egli riesce a vivere, ma anche per la sua particolarissima capacità di relazionarsi con gli esseri umani. E non si tratta certo di una relazione recente visto che essa venne determinandosi ben quattromila anni fa nelle steppe dell’Asia centrale. È in quest’area geografica infatti, quella degli attuali stati del Kazakistan e del Kirghizistan, che venne sviluppandosi quella forma di caccia conosciuta come falconeria. A vivere in questi spazi desolati e solitari erano infatti i Berkuci, e cioè dei cacciatori che, nelle loro battute di caccia, utilizzavano delle aquile reali appositamente addestrate per ghermire, volpi, conigli e persino lupi. In seguito questa pratica sarebbe venuta raffinandosi, in occidente, con un utilizzo massiccio dei falchi. E il successo di questa pratica, tra sovrani e nobili, avrebbe trovato una conferma d’eccezione nella figura di Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero che al riguardo si impegnò a scrivere un intero volume: L’arte di cacciare con gli uccelli (De arte venandi cum avibus). Un vero e proprio trattato che, dedicato proprio alla falconeria, si concentra soprattutto sui veri protagonisti di questa modalità di caccia e ne precisa, a seguito di una rigorosa osservazione, comportamenti, modalità di addestramento e tecniche da utilizzare nel loro uso finalizzato a quella che viene pensata come una vera e propria arte. Il legame così istituitosi tra un sovrano del calibro di Federico II e la falconeria, evidentemente derivato da una passione dell’imperatore per questi animali e da una loro osservazione diretta e meticolosa, anche sul piano dell’arte figurativa si sarebbe tradotto in una connotazione specifica della figura del falco. Quest’ultima infatti, nel Medioevo, si sarebbe ben presto trasformata in un vero e proprio simbolo della regalità, o più globalmente di nobiltà, di coloro che in affreschi e dipinti vengono associati all’elegante e aristocratica postura di questo uccello. Sarebbe stato del resto lo stesso Federico a incoraggiare il diffondersi di questo simbolo, come appare evidente da una delle miniature che illustra proprio un manoscritto duecentesco del suo De arte venandi cum avibus conservato nella biblioteca vaticana (Fig. 1). L’obiettivo di questa immagine è decisamente chiaro: rimarcare il ruolo di imperatore di Federico rappresentandolo solennemente seduto in trono, vestito con abiti che ne sottolineano la sua posizione sociale apicale, intento infine ad esibire con la mano destra, quale simbolo del suo potere, un fiore stilizzato. Con la mano sinistra invece - ed è questo che qui interessa - ad essere indicato dal sovrano è proprio un rapace, da quasi tutti gli storici dell’arte indicato come un falco. Esso, raffigurato mentre in posa regale mostra il groppone guardando con il suo becco giallo e adunco verso il sovrano, proprio per la sua posa e il ruolo complessivamente giocato nell’immagine, va pensato proprio come un decisivo simbolo del potere regale di Federico stesso. Se nell’immagine appena considerata il falco è collocato direttamente a fianco di Federico II col compito di renderne immediatamente visibile l’autorità imperiale, in una prospettiva più legata all’arte venatoria il falco, sia in fase di riposo sia in quella di caccia, sarà più ordinariamente rappresentato come in simbiosi col suo falconiere. Una figura che lo stesso Federico, nel suo trattato, promuove ad un ruolo di primissimo piano, vedendosi richiesti “un’intelligenza completa”, “una buona memoria”, una “vista acuta”, “un udito fine”, senza che però gli manchino anche doti che lo rendano “agile e svelto” e capace di rapportarsi nel giusto modo col mondo della nobiltà. Ed è proprio un profilo di questo tipo quello che, connotando il falconiere quasi come un monaco tutto dedito ad ammaestrare i falchi e a guidarlo con mano sicura nel momento stesso della caccia, caratterizza la figura inserita con questo compito nella scena di caccia dipinta agli inizi del XV secolo nella sala baronale della Castello della Manta (Fig. 2). Vestito con una corta tunica di color rosso scuro, cui fa quasi da contrappunto il color panna della cappa, l’uomo cavalca a fianco del suo signore e regge sul braccio sinistro due falchi, anche loro come il falconiere con lo sguardo puntato verso il punto della scena in cui l’azione di caccia è in pieno svolgimento. E dove altri falchi sono già intenti a ghermire un volatile che un cane ha appena fatto volar via dal prato sottostante. 2 - Falconiere; Affresco (particolare); Anonimo; Inizio XV secolo; Sala Baronale del Castello; Manta. Fig. 2 - Falconiere; Affresco (particolare); Anonimo; Inizio XV secolo; Sala Baronale del Castello; Manta. Il falco tuttavia, grazie alle sue capacità venatorie divenuto espressione nel corso del medioevo sia del potere imperiale che della nobiltà ad esso legata, non tarderà a esplicitare un suo tratto simbolico decisamente più spirituale, divenendo in qualche modo metafora dei santi stessi: “Efficacemente nel falco e nello sparviero - scrive Ugo di Fouilloy, canonico regolare di sant’Agostino e teologo del XII secolo - si designano gli eletti i quali, finché sono in questa vita, non possono essere senza il contagio di una colpa, per quanto piccolo possa essere. Ma siccome ciò che li trattiene è poco, la molta virtù delle buone azioni basta a sollevarli nelle regioni più alte”. Ed ecco perché, nell’anonimo affresco dipinto agli inizi del XV secolo nell’antica parrocchiale dei santi Filippo e Giacomo di Verzuolo, l’immagine di san Giuliano l’Ospitaliere viene rappresentato con un falco (Fig. 3).  3 - San Giuliano col falco; Affresco (particolare); Anonimo; Inizio XV secolo; Antica parrocchiale dei santi Filippo e Giacomo; Verzuolo. Fig. 3 - San Giuliano col falco; Affresco (particolare); Anonimo; Inizio XV secolo; Antica parrocchiale dei santi Filippo e Giacomo; Verzuolo. Le ragioni di questa presenza sono almeno tre: innanzi tutto intende segnalare l’appartenenza di questo santo a una famiglia francese di rango;  vuole poi evocare la gioventù di Giuliano, nel corso della quale la sua passione per la caccia  si distingueva per l’estrema spietatezza che mostrava per le sue prede; infine si propone di  segnalare anche la straordinaria capacità dimostrata da Giuliano nel sottrarsi  a questa sua insana passione per trasformarsi invece in un santo, capace di staccarsi dall’istinto violento da cui era pervaso per trasformarsi di contro in un uomo tutto dedito alla carità rivolta agli ultimi.
iconografia falconeria Falco Federico II di Svevia arte figurativa