L'informazione quotidiana in Cuneo e provincia

10 luglio 2026

chiesa

L’evanescente figura di Santa Petronilla vergine e martire

20 aprile 2024

Cuneo

1 - Santa Petronilla; Affresco; Anonimo; Seconda metà XV secolo; Chiesa di San Pietro; Cavallermaggiore. Nel narrare la vita di papa Pelagio II, prendendo spunto dal fatto che al momento della salita al soglio pontificio di questa figura nel 579, il regno longobardo viveva il massimo della sua espansione sul territorio italiano, Iacopo da Varazze tratteggia una breve storia proprio dei Longobardi. Ed è tra i fatti salienti avvenuti nel periodo in cui questa popolazione di origine germanica seppe diventare una potenza di livello europeo che la Legenda aurea, sia pure in una forma del tutto avulsa dalla narrazione che la vede impegnata, a proposito degli anni centrali dell’VIII secolo accenna brevemente alla traslazione del cadavere di un personaggio femminile inserito dalla Chiesa nel novero dei santi e dei martiri dei primissimi secoli cristiani: «Fu trasportato il corpo di santa Petronilla, figlia di Pietro; sul suo sepolcro si leggeva, per mano di Pietro: “Ad Aurea Petronilla, figlia carissima”. Così dice Sigeberto». Il Sigeberto cui Iacopo da Varazze attribuisce l’affermazione del breve testo da lui riportato a riguardo di Petronilla è Sigebertus Gemblacensis, monaco benedettino vissuto dal 1030 al 1112 e autore del Chronicon, opera storica medievale che abbraccia il periodo compreso tra il 381 e il 1111. L’attribuzione di questa notizia a Sigeberto, se per un verso sgrava Iacopo da Varazze dal suo non disporre in realtà di prove precise al riguardo, per l’altro evidenzia quanto questa santa fosse venerata in Occidente non solo sul finire del medioevo ma anche lungo tutto lo svilupparsi di quell’epoca. Chi era dunque Petronilla? L’accenno fatto dalla Legenda Aurea nel passo appena citato non ci dice molto, pur fornendoci un elemento decisivo laddove parla del cadavere traslato come di quello di «santa Petronilla, figlia di Pietro». Che tuttavia la figura di Petronilla godesse di grande prestigio già nella chiesa antica lo si può dedurre, anche in questo caso da una sintetica citazione, laddove Iacopo da Varazze narra la storia dei santi Nereo e Achilleo: due cristiani del I secolo che, richiesti dall’autorità romana di sacrificare agli dei, «dissero che in nessun modo loro, che erano stati battezzati da Pietro, potevano immolare agli idoli. Così furono decapitati, verso l’80, e i loro corpi vennero deposti presso il sepolcro di Petronilla». E noto che, tra i primi cristiani, fosse invalsa l’abitudine di farsi tumulare e di tumulare i propri cari in prossimità delle tombe dei martiri. Il fatto dunque che Nereo e Achilleo, due martiri al servizio niente meno che della nipote dell’imperatore Diocleziano, fossero stati sepolti «presso il sepolcro di Petronilla» ribadisce dunque come il nome di quest’ ultima non fosse affatto di secondo piano nel contesto della primissima cristianità romana. Ed è per questo che, seppur in appendice ed in modo assai conciso, la Legenda aurea ci fornisce qualche informazione diretta circa la sua vita, esplicitando questa volta inequivocabilmente come la fanciulla in questione fosse «figlia di san Pietro apostolo». In realtà, oltre a questa indicazione precisa, il capitoletto della Legenda aurea appena citato non si perde in particolari, descrivendoci la vicenda di una ragazza che «essendo troppo bella, cominciò per volontà del padre a soffrire di febbri» dalle quali «fu poi perfettamente risanata non appena ella giunse alla perfezione dell’amore di Dio». Pur prescindendo dalla curiosa pedagogia di Pietro nei confronti della figlia, da lui costretta a vivere nella malattia al fine di farle raggiungere la pienezza della perfezione cristiana, a dover essere segnalato è come questo intento – secondo la Legenda aurea – venne raggiunto appieno: quando infatti Flacco, un alto funzionario della corte imperiale, «andò dal lei a prendersela in moglie siccome era bellissima», Petronilla si sottrasse a lui con un sotterfugio e «mentre Flacco, la faceva cercare, ella si mise a pregare e a digiunare senza sosta. E, stesasi sul letto dopo aver preso l’Eucarestia, tre giorni dopo la sua anima salì al Signore». La scarsità di notizie desumibili da questa narrazione, non va dunque molto oltre quello che già la stessa Legenda aurea aveva precedentemente segnalato: Petronilla sarebbe la figlia di Pietro apostolo, divenuta martire lasciandosi morire piuttosto che andare in sposa a un pagano e per questo conseguentemente sepolta con grande venerazione. Su queste poche notizie si sarebbe così costruita una devozione nei confronti di Petronilla tanto significativa da non limitarsi affatto alla zona di Roma, vedendoli invece diffondersi di pari passo con l’espansione successiva che il cristianesimo avrebbe avuto. È questa crescente e diffusa devozione per santa Petronilla, cui non fu certo estraneo il fatto di essere considerata la figlia di Pietro sebbene al riguardo vadano rilevato forti dubbi da parte della storiografia recente, trova un riscontro anche nell’iconografia tardomedievale della santa riscontrabile – sia pure moderatamente – anche in territorio cuneese e piemontese. 1 - Santa Petronilla; Affresco; Anonimo; Seconda metà XV secolo; Chiesa di San Pietro; Cavallermaggiore. Fig. 1 - Santa Petronilla; Affresco; Anonimo; Seconda metà XV secolo; Chiesa di San Pietro; Cavallermaggiore. Per quanto riguarda la prima delle due aree, indicativa è la presenza nella chiesa di san Pietro a Cavallermaggiore (Fig. 1), proprio nel contesto di un’absidiola nella quale ad essere centrale è il dono delle chiavi a Pietro apostolo da parte di un Cristo in mandorla, della figura della sua presunta figlia: una donna giovane, dai capelli biondi e dal viso sorridente, vestita alla romana con una veste rosso porpora – forse volta ad indicarne il martirio – ricoperta con una palla bianca. E, mentre la sua mano sinistra stringe un voluminoso codice dalla copertina scura, la destra, tenendo uniti il pollice, l’indice e il medio, intende presumibilmente esprimere quella fede cristiana che, incentrata sul Dio uno e trino, è stata la ragione ultima del martirio della santa. Un’altra immagine di quest’ultima, dipinta da Giovanni Canavesio alla fine del XV secolo, è invece conservata, appena al di là delle Alpi, nella Chapelle des Pénitents Blancs di Peillon (Fig. 2): ad esservi rappresentata è, in questo caso, una donna giovane che, elegantemente abbigliata con una tunica dorata e un mantello rosso scuro, tiene nella mano destra un libro aperto, nella lettura del quale ella è completamente assorta. 2 - Santa Petronilla; Affresco; Giovanni Canavesio; Fine XV secolo; Chapelle des Pénitents Blancs Peillon. Fig. 2 - Santa Petronilla; Affresco; Giovanni Canavesio; Fine XV secolo; Chapelle des Pénitents Blancs Peillon. A dimostrare quanto fosse diffusa anche nell’area alpina la devozione a santa Petronilla è un altro affresco realizzato da Andrea Colla agli inizi del XVI secolo nella Cappella di Saint-Lauren a Roure (Fig. 3), comune francese situato appena ai margini del Parco Nazionale del Mercantour. Ad esservi rappresentata, anche in questo caso, è ancora una volta santa Petronilla: la veste che indossa, di un brillante colore dorato, si rispecchia nella copertina del volume aperto che la donna tiene aperto nella mano sinistra che, al pari della destra, fuoriesce da un mantello verde che avvolge quasi completamente il corpo della santa. Il viso della giovane, di cui il velo bianco portato in capo evoca probabilmente la verginità, non è però rivolto al libro, ma come in una sorta di pausa dalla lettura, ai fedeli che guardano a lei. E che il dipinto orienta a pensare non solo come a una santa, ma come a una martire, visto che la sua mano destra stringe la palma con cui iconograficamente veniva di consueto indicato proprio il martirio subito dalla figura rappresentata. 3 - Santa Petronilla; Affresco (particolare); Andrea Colla; Inizi XVI secolo; Cappella di Saint-Lauren; Roure. Fig. 3 - Santa Petronilla; Affresco (particolare); Andrea Colla; Inizi XVI secolo; Cappella di Saint-Lauren; Roure. Ancora santa Petronilla, testimoniando di come la diffusione della sua devozione riguardasse l’intero Piemonte, trova infine posto in un gruppo di sante dipinto nella seconda metà del XV secolo nella chiesa cimiteriale di san Sebastiano a Pecetto (Fig. 4). Purtroppo l’immagine in questione, deteriorata dal tempo, lascia appena intravvedere il volto di una giovane donna vestita con un raffinato ed essenziale abito i cui bordi verdi appaiono in tinta con la copertina del libretto da lei tenuto con la mano destra. Una donna la cui identità, quella di Petronilla, è esplicitamente indicata da un’iscrizione posta nella parte alta del dipinto. 4 - Santa Petronilla; Affresco (particolare); Anonimo; Seconda metà XV secolo; Chiesa di San Sebastiano; Pecetto. Fig. 4 - Santa Petronilla; Affresco (particolare); Anonimo; Seconda metà XV secolo; Chiesa di San Sebastiano; Pecetto.    
iconografia Legenda aurea Santa Petronilla