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10 luglio 2026

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Il “buon ladrone” crocefisso alla destra di Cristo salvato dalle parole: “oggi sarai con me in paradiso”

31 marzo 2024

Cuneo

1 - Crocifissione con San Disma; Affresco; Hans Clemer; Fine XV secolo; Parrocchiale di Santa Maria Assunta; Elva. Nella narrazione della passione e morte di Gesù fatta dal vangelo di Luca, c’è una figura, destinata ad una morte ignominiosa, tanto marginale da non avere neppure un nome. La negatività di questo personaggio, proprio perché accostata a Gesù, sembra ulteriormente amplificata: laddove Cristo si qualifica come l’agnello innocente ingiustamente condotto al macello, egli invece assume il profilo di un criminale senza possibilità di riscatto. In realtà tuttavia Luca ne evidenzia la sua differenza dall’altro malfattore crocifisso con Gesù, rimarcando come il primo sia invece consapevole del suo essere stato giustamente condannato mentre Gesù sia fatto oggetto di un’ingiusta condanna: «Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”». Questo tuttavia è solo il primo passo di un percorso che, sia pure appeso ad una croce e con un destino tragico ormai segnato, il malfattore sembra compiere. Egli infatti, guardando il giusto crocifisso con lui «aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”». E, la risposta di Gesù, nel suo accendere nel cuore di colui che gli era crocifisso accanto una speranza impensabile, appare del tutto inattesa: «“In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”». A dare un nome a questo malfattore, che in contrapposizione all’altro condannato crocifisso insieme a lui e a Gesù è più genericamente conosciuto come “il buon ladrone”, è il testo apocrifo del IV secolo denominato Vangelo di Nicodemo. Per un verso infatti il testo in questione indica i nomi dei due criminali crocifissi con Cristo inserendoli nell’ordine di crocifissione impartito da Pilato: «Ho decretato (…) che tu venga appeso in croce nell’orto in cui sei stato arrestato. Disma e Gesta, i due malfattori, saranno crocifissi con te». Per l’altro individua nel primo di essi quello cui Cristo avrebbe promesso il paradiso: «Uno dei malfattori appesi si rivolse a lui dicendo: “Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi!”. Ma Disma lo rimproverava dicendo: “Non temi per nulla Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio?”». E se questo malfattore in altri testi apocrifi viene indicato con un nome differente, fin dal II secolo il nome di Disma sarà quello con cui abitualmente si prenderà a chiamarlo nel contesto patristico orientale ed occidentale dei primi secoli. Non è strano dunque che anche Jacopo da Varagine, pur non riservando nella Legenda aurea un capitolo specifico a san Disma, nel parlare di lui all’interno del racconto della passione e morte di Cristo, lo chiami proprio con questo nome: La morte di Cristo «fu ignominiosa per le persone con cui si trovava, vale a dire dei ladri che erano all’inizio dei criminali. Uno però di essi, Disma, si convertì, come dice il Vangelo di Nicodemo, e l’altro, che stava alla destra, fu dannato». La centralità assunta nell’intero occidente dall’iconografia della crocifissione di Cristo ovviamente ha come suo fulcro consueto Gesù e i personaggi evangelici a lui più vicini: Maria, Giovanni evangelista. La complessità di questa scena consente però di introdurre, sebbene non sempre, una serie di personaggi cui i testi sacri neotestamentari accennano: il gruppo delle “pie donne” e quello dei soldati che si giocano a dadi la tunica di Gesù, la Maddalena e il soldato/centurione Longino che trapassò con una lancia il costato di Cristo diventano dei frequentati elementi di arricchimento di questa specifica iconografia. Non è strano in questo senso che le figure di quelli che tradizionalmente venivano chiamati i “due ladroni” trovino anch’essi un posto nella scena: normalmente Disma alla destra di Gesù e, contrariamente a quanto suggerito dalla Legenda aurea, Gesta invece alla sua sinistra. 1 - Crocifissione con San Disma; Affresco; Hans Clemer; Fine XV secolo; Parrocchiale di Santa Maria Assunta; Elva. Fig. 1 - Crocifissione con San Disma; Affresco; Hans Clemer; Fine XV secolo; Parrocchiale di Santa Maria Assunta; Elva. Emblematico sia del sovraffollarsi iconografico di questa scena sia della diversa collocazione dei due malfattori in questione è l’affresco tardo cinquecentesco dipinto da Hans Clemer nella parrocchiale di santa Maria assunta ad Elva (Fig. 1). Il giudizio etico su Gesta e Disma, e dunque il loro essere destinati il primo alla dannazione e il secondo alla salvezza, è reso graficamente non solo dalla loro posizione rispetto a Gesù, ma anche dalla loro postura, col capo reclinato quello di Gesta e invece innalzato al cielo quello di Disma, e dal fatto che l’anima di quest’ultimo venga presa in custodia da un angelo mentre quella del primo ghermita da un diavolo. Saranno proprio questi due elementi a trasformarsi in una consuetudine rappresentativa nella messa a fuoco della figura di Disma all’interno della scena che, in qualche modo, lo veder coprotagonista di Cristo in croce. 2 - San Disma; Affresco (particolare); Giovanni Botoneri; Prima metà XVI secolo; Cappella Botoneri (Santuario di San Magno); Castelmagno. Fig. 2 - San Disma; Affresco (particolare); Giovanni Botoneri; Prima metà XVI secolo; Cappella Botoneri (Santuario di San Magno); Castelmagno. Certo non mancheranno eccezioni, come ad esempio quella registrabile nella crocifissione degli inizi del XVI secolo dipinta dal Botoneri nella cappella omonima oggi inserita nel santuario di san Magno a Castelmagno (Fig. 2). In questo affresco infatti, i due malfattori crocifissi con Gesù appaiono entrambi bendati e, curiosamente, mentre Gesta ha il viso rivolto verso l’alto, ad averlo invece orientato verso il basso è Disma. E tuttavia, l’individuazione di chi sia l’uno e chi sia l’altro, peraltro facilitata dal fatto che il secondo è collocato alla destra di Cristo e il primo alla sua sinistra, è resa evidente dalle figure che li sovrastano: nel caso di Gesta infatti a trarre via dalla sua bocca l’anima, mente il suo corpo appare ormai esanime a seguito del supplizio subito, è un diavolo il cui colore nero spicca così tanto sull’azzurro del cielo da staccarsi potentemente da esso. Dal canto suo invece Disma, legato con robuste funi alla croce e pur col capo reclinato verso il basso, ha sopra di sé un angelo in abito bianco che si accinge a trarre dalla sua bocca l’anima per portarla nel paradiso promessogli da Cristo. Ed è proprio a questo paradiso che sembrano alludere anche le ali dell’angelo, il cui colore verde nel medioevo simboleggiava la speranza e la vita eterna. 3 - San Disma; Affresco (particolare); Anonimo; Inizi XV secolo; Cappella di Madonna della neve; San Michele Mondovì. Fig. 3 - San Disma; Affresco (particolare); Anonimo; Inizi XV secolo; Cappella di Madonna della neve; San Michele Mondovì. Non le ali verdi, ma un abito dello stesso colore, connota invece l’angelo che accoglie l’anima di Disma nell’affresco degli inizi del XV secolo conservato nella Chiesa di Madonna della Neve a san Michele Mondovì (Fig. 3). Il suo volto radioso è racchiuso tra capelli biondi trattenuti da un diadema al centro del quale brilla una pietra preziosa. Il suo sguardo, pieno di tenerezza, è tutto puntato sul volto anziano di Disma, il cui corpo legato alla croce è ormai afflosciato e prossimo a divenire preda del rigor mortis. Non per questo il capo del santo appare abbandonato su se stesso, ma è invece rivolto verso l’alto. E, dalle sue labbra socchiuse, è appena fuoriuscita l’anima del condannato, la cui forma è quella di un minuscolo corpo giovane e nudo i cui tratti rimandano al corpo reale di Disma. E ad accogliere l’anima del “buon ladrone” sono le mani dell’angelo che la avvolgono con estrema ed accurata delicatezza, traendola verso l’alto e dunque verso il paradiso che lo attende. 4 - San Disma; Affresco (particolare); Anonimo; Seconda metà XV secolo; Chiesa di San Fiorenzo; Bastia Mondovì. Fig. 4 - San Disma; Affresco (particolare); Anonimo; Seconda metà XV secolo; Chiesa di San Fiorenzo; Bastia Mondovì. Un’immagine analoga del malfattore salvato in extremis da Cristo è quella della seconda metà del XV secolo conservata Chiesa di san Fiorenzo di Bastia Mondovì (Fig. 4). Anche in questo caso si tratta ovviamente di una crocifissione, nella quale Disma è rappresentato in croce alla destra di Cristo proprio nel momento in cui esala l’anima. Ed è proprio quest’ultima ad essere accolta da un angelo che, sollevandola questa volta stando alle sue spalle, la solleva con decisione verso il cielo.
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