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10 luglio 2026

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Santa Scolastica sorella di san Benedetto e la sua devozione assoluta al fratello e alla sua regola nei dipinti di area cuneese

23 marzo 2024

Cuneo

- Santa Scolastica e san Benedetto; Affresco; Fine XV – Inizio XVI secolo; Attribuito a Johane Petro; Abbazia dei santi Pietro e Colombano; Pagno. «De Sancta Scholastica sorore sancti Benedicti»: sia nel capitolo delle Addictiones della Legenda aurea dedicato a Santa Scolastica sia in quello riservato invece a San Benedetto, queste due figure vissute tra il V e il VI secolo appaiono strettamente legate dal loro essere consanguinei. Benedetto infatti, con la sua scelta monastica destinata a diventare lo stesso paradigma di tutti coloro che per secoli in Occidente si sarebbero inoltrati lungo questa strada, rappresentò uno dei personaggi chiave dell’intera cristianità latina. E, analogamente a quanto accaduto a Santa Chiara con Francesco di Assisi, anche la figura di Scolastica finì col risultare in qualche modo oscurata dall’immagine luminosissima del fratello. In realtà Scolastica e Benedetto, che erano non solo fratelli ma anche gemelli nati da una famiglia che discendeva dall’antica nobiltà romana, appena dodicenni vennero inviati a Roma per ricevere qui un’adeguata formazione. Turbati dalla vita dissoluta della città, sia il fratello che la sorella decisero però che se ne sarebbero allontanati e che avrebbero vissuto il resto della loro vita ritirati in un monastero, sebbene questa scelta li avrebbe costretti a separarsi. Benedetto raggiunse così una grotta e in essa, che non era collegata neppure da un sentiero al monastero di Subiaco in cui egli si era ritirato, visse in solitudine assoluta per ben tre anni.  E fu proprio a Subiaco che Scolastica, dopo aver intrapreso la vita religiosa in un monastero di Norcia, raggiunse il fratello. Quando tuttavia Benedetto decise di lasciare Subiaco per fondare il monastero di Montecassino, la sorella decise di seguirlo e di dare vita a un monastero femminile costruito a pochi chilometri da quello del fratello. In questo modo, pur seguendo ciascuno il proprio specifico ideale monastico, Benedetto e Scolastica avevano modo di potersi incontrare di tanto in tanto, arricchendo anche in questo modo il loro percorso spirituale. Questo confronto, che non sarebbe venuto meno per tutta la loro vita, avrebbe avuto un epilogo piuttosto particolare: durante uno di questi incontri «mentre erano seduti a tavola la sorella gli chiese di passare la notte con lei e, poiché Benedetto rifiutava recisamente, chinò la testa fra le mani e si mise a pregare implorando il Signore. Quando risollevò il capo, il cielo si era fatto così nero e tanta era la violenza dei tuoni e della massa d’acqua che nessuno avrebbe potuto muoversi di un passo. Va detto che, poco prima, l’aria era meravigliosamente serena e che era stata lei, con il suo fiume di lacrime, a trasformare in pioggia la serenità del cielo. Benedetto rattristato le disse: “Dio ti perdoni, sorella mia. Che cos’hai fatto?” E lei replicò: “avevo pregato te e non hai voluto darmi ascolto, così ho pregato il Signore e mi ha esaudito. Esci pure, se puoi”. E fu così che i due vegliarono insieme tutta la notte e si saziarono l’un l’altro di sante parole. E appena tre giorni dopo che Benedetto, dopo essere già ritornato al monastero, alzando gli occhi vide l’anima della sorella volare in cielo sotto forma di colomba. Allora fece portare il suo corpo al monastero e lo fece deporre nella tomba che aveva predisposto per sé». Proprio sullo stretto rapporto che, fatto di un affetto autentico ma non per questo incapace di tradursi in momenti di quasi scontro come quello narrato nel paragrafo precedente, sembra concentrarsi l’affresco quattro/cinquecentesco che, attribuito a Johane Petro e conservato nell’Abbazia dei santi Pietro e Colombano a Pagno (Fig. 1), ritrae proprio Scolastica e Benedetto mentre si intrattengono insieme. 1 - Santa Scolastica e san Benedetto; Affresco; Fine XV – Inizio XVI secolo; Attribuito a Johane Petro; Abbazia dei santi Pietro e Colombano; Pagno. Fig. 1 - Santa Scolastica e san Benedetto; Affresco; Fine XV – Inizio XVI secolo; Attribuito a Johane Petro; Abbazia dei santi Pietro e Colombano; Pagno. La figura di quest’ultimo spicca per l’autorevolezza che riesce a trasmettere: l’abito monastico nero dalle ampie maniche e dotato del relativo cappuccio, il pastorale tenuto nella mano destra e il libro della regola su cui è appoggiata invece la sinistra, la serietà del volto che sembra quasi tradire un tratto di severità e infine l’aureola che ne attesta la santità evidenziano immediatamente come quello che ci si trova davanti non è solo un grande santo e un influente abate, ma anche un personaggio di primo piano dell’epoca nella quale egli è vissuto. Il suo austero prestigio ne fa in qualche modo il centro della scena, che egli pure condivide con la sorella Scolastica. Sia il loro atteggiarsi, sia la loro posa, sia infine il loro sguardo impediscono però che chi osserva l’affresco possa anche solo pensare che i due personaggi rappresentati siano sullo stesso piano. L’intero dipinto infatti sembra voler rimarcare con forza come l’autentico protagonista della scena sia rappresentato proprio Benedetto, mentre la figura di Scolastica assume un ruolo in qualche modo subordinato a quello del fratello. A esprimere questa subordinazione è innanzitutto lo sguardo rivolto da Benedetto alla sorella e non corrisposto, visto che Scolastica appare invece concentrata nella lettura (Fig. 2). 2 - Santa Scolastica; Affresco (particolare); Fine XV – Inizio XVI secolo; Attribuito a Johane Petro; Abbazia dei santi Pietro e Colombano; Pagno. Fig. 2 - Santa Scolastica; Affresco (particolare); Fine XV – Inizio XVI secolo; Attribuito a Johane Petro; Abbazia dei santi Pietro e Colombano; Pagno. Vestita al pari del fratello di un abito di colore nero, si distingue da lui per il velo scuro che ricopre il soggolo bianco che le avvolge il capo. E se l’aureola, condivisa col fratello, ne rimarca il suo essere come lui destinata a divenire santa, ad unire ulteriormente le due figure è il volume dalla copertina rossa che entrambi tengono in mano e che, come abbiamo già segnalato, è la Regola che Benedetto aveva stilato per i propri monaci e che sarebbe diventato, subito dopo la Bibbia, il testo imprescindibile per tutti i monaci dei secoli successivi. I due volumi però, pur identici per colore e spessore, si evidenziano per una lampante differenza: mentre infatti quello di Benedetto è chiuso e il santo si limita solo ad appoggiare la mano sinistra sulla sua copertina, quello di Scolastica è da lei tenuto aperto con entrambe le mani, mentre i suoi occhi appaiono intenti a scorrerne il testo. E se il suo sguardo appare completamente assorto nella Regola scritta dal fratello, quasi   come se avesse la percezione di trovarsi di fronte ad una fonte alla quale nei secoli si sarebbero abbeverati migliaia di monaci, non si può non sottolineare come tutto questo avvenga proprio sotto lo sguardo attento di Benedetto, i cui occhi paiono  quasi guidare la lettura assorta della sorella. Una rappresentazione volta a restituirci un’immagine di questa santa senza legarla in alcun modo al fratello, sia pure collocandola in un gruppo di santi e sante, è quella dell’anonimo affresco dipinto nella seconda metà del XV secolo nella cappella cimiteriale di san Sebastiano a Pecetto Torinese (Fig. 3). 3 - Santa scolastica; Affresco; Anonimo; Seconda metà XV secolo; Cappella di san Sebastiano; Pecetto Torinese (TO). Fig. 3 - Santa scolastica; Affresco; Anonimo; Seconda metà XV secolo; Cappella di san Sebastiano; Pecetto Torinese (TO). Ad essere sottolineato da questo affresco di Scolastica, la cui identità è indicata dall’iscrizione sovrastante le figure stesse dei santi rappresentati, è innanzitutto il suo essere monaca. Ed a segnalarcelo, anche in questo caso, è l’abito scuro che la sorella di Benedetto indossa. Di esso fa parte anche il velo che tuttavia, contrariamente a quanto accade nel dipinto precedentemente esaminato, non è di colore nero, ma invece completamente bianco. E, se la mano sinistra di Scolastica appare intenta, non senza trasmettere un senso di leziosità, a sollevare il suo stesso abito come se volesse evitare di inciampare in esso, la sua mano destra invece stringe un volume (Fig. 4), questa volta però non di colore rosso, bensì blu, almeno per quanto consente di vedere lo stato di avanzato deterioramento di questa parte dell’affresco in questione. 4 - Santa scolastica; Affresco (particolare); Anonimo; Seconda metà XV secolo; Cappella di san Sebastiano; Pecetto Torinese (TO). Fig. 4 - Santa scolastica; Affresco (particolare); Anonimo; Seconda metà XV secolo; Cappella di san Sebastiano; Pecetto Torinese (TO). Difficile dire, per questa stessa ragione, se il volume sia chiuso o aperto. Quel che però si può scorgere è la decisione con cui Scolastica lo stringe a sé e come i suoi occhi, ancora una volta, siano tutti concentrati su di esso: elementi indicatori, l’uno e l’altro, di come il volume rappresentato altro non possa essere che la Regola di Benedetto. Quella che Scolastica aveva abbracciato, al pari del fratello e senza alcuna riserva, per farne il fulcro della sua stessa vita cristiana.
iconografia Legenda aurea Santa Scolastica San Benedetto