chiesa
La Legenda aurea, insieme alla Bibbia e ai testi apocrifi, ha indubbiamente costituito in epoca tardomedievale uno degli stimoli più potenti nell’ispirare pittori e scultori a rappresentare le innumerevoli scene legate alla storia della salvezza ed alla vita dei santi. Non va però dimenticato che, a partire dal XIII secolo, cominciano a diffondersi dei libri il cui contenuto è rappresentato da vere e proprie “rivelazioni” nelle quali ad essere raccolte sono visioni mistiche legate a figure anche maschili, ma soprattutto femminili: da quelle di Meister Eckhart contenute nei suoi Sermoni tedeschi a quelle di Heinrich Suso con i suoi Libriccino della verità e Libriccino della Sapienza eterna; da quelle di Ildegarda di Bingen con la sua Trilogia profetica a quella di Matilde di Magdeburgo con la sua opera La luce fluente della divinità; da quelle infine di Caterina da Siena con il suo Dialogo della divina provvidenza a quelle di Brigida di Svezia contenute nel Libro delle rivelazioni. Proprio quest’ ultimo libro ebbe, in un contesto in cui la rilettura mistica della rivelazione cristiana veniva declinata in forme talora così audaci da essere nell’immediato guardate con sospetto dalla Chiesa stessa, un enorme successo. Diffuso a partire dal primo decennio che seguì la morte della santa, il testo succitato influenzò infatti pesantemente non solo la vita spirituale dell’epoca, ma anche introdusse nuovi modelli iconografici ispirati proprio al modo in cui Brigida di Svezia aveva narrato in chiave mistica episodi specifici della vita di Cristo e dei santi.
«Io sono Maria, che ho partorito il vero Dio e vero Uomo, il Figlio di Dio. Io sono la Regina degli Angeli. Il Figlio mio ti ama con tutto il cuore. Tu devi essere adornata di onestissime vesti. Ti mostrerò come e quali devono essere. Come dunque vesti prima la camicia, poi la tunica, le scarpe, il mantello e la collana sul petto, così devi vestire spiritualmente. La camicia è la contrizione, la tua tunica è la speranza in Dio, il mantello è la fede, la collana è la considerazione della sua Passione, la corona sul tuo capo significa la castità negli affetti. Non pensare, non desiderar altro che il tuo Dio, avuto il quale tutto avrai. E così adornata, aspetterai il tuo Sposo». Bastano queste poche parole del Libro delle rivelazioni per mostrare come questo testo, nel suo rileggere in una chiave allegorico-mistica il contenuto cristiano, non poteva che creare un’aura di santità intorno a colei cui Dio stesso aveva voluto riservare queste straordinarie visioni. Ed è proprio quest’aura a giustificare la rapida canonizzazione di questa santa, avvenuta nonostante riserve avanzate da più parti nel 1391, a meno di vent’anni dalla sua morte. Questa canonizzazione di tradusse in un recepimento dei suoi scritti anche da parte di pittori e scultori che se ne servirono come stimolo ispiratore per dare nuova linfa creativa alle loro opere: a prendere il via furono dunque rappresentazioni della nascita di Cristo e della sua passione e morte in cui non di rado si può riscontrare l’influsso del testo spirituale scritto da Brigida.
L’aspetto forse più curioso della storia di Brigida di Svezia è rappresentato dalla prima parte della sua vita. Nata in una famiglia dell’alta nobiltà, ad appena tredici anni venne data in sposa dalla zia che l’aveva cresciuta dopo la perdita della madre a un giovane nobile, da cui Brigida ebbe ben otto figli. La sua intensa vita familiare non le impedì però di condurla all’insegna di una fede incrollabile e di dar vita ad opere di carità destinate a coinvolgere attivamente il marito. Anche lui infatti, con Brigida, entrò a far parte dei Terziari francescani e, insieme, non solo cominciarono a studiare le Scritture, ma anche crearono un piccolo ospedale, dove non mancavano di assistere personalmente i malati o dedicarsi a lavori umili come il rammendo di vestiti. D’improvviso però il marito di Brigida morì e lei, divenuta vedova dopo vent’anni di matrimonio, abbandonò completamente la sua vita precedente e si ritiro in un monastero cistercense. Proprio in questo contesto di preghiera e silenzio, Brigida visse l’esperienza mistica che, prendendo il via da visioni legate a un dialogo diretto con Gesù e Maria, in seguito venne riproposta negli otto libri delle Rivelazioni. E, probabilmente anche per poter respirare in prima persona i luoghi cui queste visioni si riferivano, la santa svedese, dopo aver visto approvato dal papa l’ordine femminile delle Brigidine, a quasi settant’anni intraprese anche un lungo viaggio in Terrasanta per visitare i luoghi che avevano fatto da sfondo alla storia della salvezza.
Nonostante il testo le Rivelazioni di Brigida abbiano avuto un notevole influsso sull’arte figurativa tardomedievale, paradossalmente a questo non corrispose, perlomeno sul territorio cuneese, una diffusione massiccia della specifica iconografia di Brigida. Se tuttavia ampliamo la ricerca ad aree circostanti, possiamo rinvenire perlomeno alcune iconografie a lei dedicate. In questo senso è innanzitutto emblematico l’affresco della santa in questione dipinto nella chiesa della Sacra di san Michele a sant’Antonino di Susa (Fig.1).
Fig. 1 - Santa Brigida d’Irlanda; Affresco; Anonimo; XV secolo; Chiesa della Sacra di San Michele; Sant’Antonino di Susa (To).
Brigida di Svezia, in questo dipinto, appare raffigurata in quella che fu la prima fase della sua vita. Priva dell’aureola che ne evidenzia la santità, Brigida è rappresentata rimarcando il suo originario appartenere ad una stripe di nobili. Abbigliata con un elegante veste rossa, i cui ricami evocano i colori bianco e nero dello stemma della casata posto alla sinistra della santa, Brigida tiene nella destra un volume foderato di pelle nera e poggia la destra sull’impugnatura di una spada tanto massiccia da risultare persino sproporzionata in relazione alla figura che vi si appoggia: e se il libro rimanda evidentemente al testo che, a partire dalle sue visioni, di Brigida sarebbe divenuto l’emblema stesso, la spada enfatizza l’autorevolezza legata alla sua nobiltà. Ed è proprio quest’ultima ad essere ulteriormente accentuata attraverso la corona d’oro posta in capo alla santa e probabilmente volta ad evocare quell’interlocuzione continua che ella seppe intrattenere coi papi e coi re dell’epoca per richiamarli senza paura ai doveri del loro ruolo.
Sulla fase della vita in cui Brigida si ritira in monastero e rivive misticamente la vita di Cristo, per poi mettere per iscritto queste sue visioni nelle Rivelazioni, si concentra invece l’affresco contenuto nella chiesa di san Nicolò a Bardineto, località ligure nella diocesi però di Mondovì (Fig. 2).
Fig. 2 - Santa Brigida di Svezia; Affresco; XV secolo; Anonimo; Chiesa di San Nicolò; Bardineto (SV).
Brigida viene rappresentata in vesti monastiche, seduta di fronte ad uno scrittoio mentre è intenta a scrivere su un volume dalla copertina rossa. Il suo sguardo non è tuttavia concentrato sull’azione che sta compiendo, ma piuttosto rivolto verso l’alto (Fig. 3).
Fig. 3 - Santa Brigida di Svezia; Affresco; XV secolo; Anonimo; Chiesa di San Nicolò; Bardineto (SV).
Ed è qui che un angelo, chiamato a celare l’oscura e raggiante luminosità di Dio stesso, consegna ad un altro angelo un foglio scritto probabilmente destinato a Brigida stessa, quasi a voler attestare l’autenticità divina delle Rivelazioni che, a partire dalle sue stesse visioni, la santa è intenta a scrivere. Va probabilmente identificata con Brigida di Svezia anche l’immagine dipinta da Pietro da Saluzzo nella cappella dei santi Bernardo e Mauro a Valgrana (Fig. 4).
Fig. 4 - Santa Brigida di Svezia (?); Affresco; Seconda metà del XV secolo; Pietro di Saluzzo; Cappella dei santi Bernardo e Mauro; Valgrana.
E che qui ad essere rappresentata sia santa Brigida è il cartiglio sottostante alla sua figura, che tuttavia non precisa se si tratti di Brigida d’Irlanda o Brigida di Svezia. Vanno tuttavia pensati come un indizio del fatto che si tratti di quest’ultima sia le raffinate vesti che la abbigliano, sia lo sguardo completamente assorto nella meditazione del libro che la santa tiene in mano, sia infine il libro stesso su cui ella riflette: da identificarsi, nel caso in cui questa ipotesi risultasse plausibile, proprio come il libro delle Rivelazioni.
La straordinaria figura femminile di Brigida di Svezia nei dipinti in chiese e cappelle della provincia cuneese
17 marzo 2024
Cuneo
La Legenda aurea, insieme alla Bibbia e ai testi apocrifi, ha indubbiamente costituito in epoca tardomedievale uno degli stimoli più potenti nell’ispirare pittori e scultori a rappresentare le innumerevoli scene legate alla storia della salvezza ed alla vita dei santi. Non va però dimenticato che, a partire dal XIII secolo, cominciano a diffondersi dei libri il cui contenuto è rappresentato da vere e proprie “rivelazioni” nelle quali ad essere raccolte sono visioni mistiche legate a figure anche maschili, ma soprattutto femminili: da quelle di Meister Eckhart contenute nei suoi Sermoni tedeschi a quelle di Heinrich Suso con i suoi Libriccino della verità e Libriccino della Sapienza eterna; da quelle di Ildegarda di Bingen con la sua Trilogia profetica a quella di Matilde di Magdeburgo con la sua opera La luce fluente della divinità; da quelle infine di Caterina da Siena con il suo Dialogo della divina provvidenza a quelle di Brigida di Svezia contenute nel Libro delle rivelazioni. Proprio quest’ ultimo libro ebbe, in un contesto in cui la rilettura mistica della rivelazione cristiana veniva declinata in forme talora così audaci da essere nell’immediato guardate con sospetto dalla Chiesa stessa, un enorme successo. Diffuso a partire dal primo decennio che seguì la morte della santa, il testo succitato influenzò infatti pesantemente non solo la vita spirituale dell’epoca, ma anche introdusse nuovi modelli iconografici ispirati proprio al modo in cui Brigida di Svezia aveva narrato in chiave mistica episodi specifici della vita di Cristo e dei santi.
«Io sono Maria, che ho partorito il vero Dio e vero Uomo, il Figlio di Dio. Io sono la Regina degli Angeli. Il Figlio mio ti ama con tutto il cuore. Tu devi essere adornata di onestissime vesti. Ti mostrerò come e quali devono essere. Come dunque vesti prima la camicia, poi la tunica, le scarpe, il mantello e la collana sul petto, così devi vestire spiritualmente. La camicia è la contrizione, la tua tunica è la speranza in Dio, il mantello è la fede, la collana è la considerazione della sua Passione, la corona sul tuo capo significa la castità negli affetti. Non pensare, non desiderar altro che il tuo Dio, avuto il quale tutto avrai. E così adornata, aspetterai il tuo Sposo». Bastano queste poche parole del Libro delle rivelazioni per mostrare come questo testo, nel suo rileggere in una chiave allegorico-mistica il contenuto cristiano, non poteva che creare un’aura di santità intorno a colei cui Dio stesso aveva voluto riservare queste straordinarie visioni. Ed è proprio quest’aura a giustificare la rapida canonizzazione di questa santa, avvenuta nonostante riserve avanzate da più parti nel 1391, a meno di vent’anni dalla sua morte. Questa canonizzazione di tradusse in un recepimento dei suoi scritti anche da parte di pittori e scultori che se ne servirono come stimolo ispiratore per dare nuova linfa creativa alle loro opere: a prendere il via furono dunque rappresentazioni della nascita di Cristo e della sua passione e morte in cui non di rado si può riscontrare l’influsso del testo spirituale scritto da Brigida.
L’aspetto forse più curioso della storia di Brigida di Svezia è rappresentato dalla prima parte della sua vita. Nata in una famiglia dell’alta nobiltà, ad appena tredici anni venne data in sposa dalla zia che l’aveva cresciuta dopo la perdita della madre a un giovane nobile, da cui Brigida ebbe ben otto figli. La sua intensa vita familiare non le impedì però di condurla all’insegna di una fede incrollabile e di dar vita ad opere di carità destinate a coinvolgere attivamente il marito. Anche lui infatti, con Brigida, entrò a far parte dei Terziari francescani e, insieme, non solo cominciarono a studiare le Scritture, ma anche crearono un piccolo ospedale, dove non mancavano di assistere personalmente i malati o dedicarsi a lavori umili come il rammendo di vestiti. D’improvviso però il marito di Brigida morì e lei, divenuta vedova dopo vent’anni di matrimonio, abbandonò completamente la sua vita precedente e si ritiro in un monastero cistercense. Proprio in questo contesto di preghiera e silenzio, Brigida visse l’esperienza mistica che, prendendo il via da visioni legate a un dialogo diretto con Gesù e Maria, in seguito venne riproposta negli otto libri delle Rivelazioni. E, probabilmente anche per poter respirare in prima persona i luoghi cui queste visioni si riferivano, la santa svedese, dopo aver visto approvato dal papa l’ordine femminile delle Brigidine, a quasi settant’anni intraprese anche un lungo viaggio in Terrasanta per visitare i luoghi che avevano fatto da sfondo alla storia della salvezza.
Nonostante il testo le Rivelazioni di Brigida abbiano avuto un notevole influsso sull’arte figurativa tardomedievale, paradossalmente a questo non corrispose, perlomeno sul territorio cuneese, una diffusione massiccia della specifica iconografia di Brigida. Se tuttavia ampliamo la ricerca ad aree circostanti, possiamo rinvenire perlomeno alcune iconografie a lei dedicate. In questo senso è innanzitutto emblematico l’affresco della santa in questione dipinto nella chiesa della Sacra di san Michele a sant’Antonino di Susa (Fig.1).
Fig. 1 - Santa Brigida d’Irlanda; Affresco; Anonimo; XV secolo; Chiesa della Sacra di San Michele; Sant’Antonino di Susa (To).
Brigida di Svezia, in questo dipinto, appare raffigurata in quella che fu la prima fase della sua vita. Priva dell’aureola che ne evidenzia la santità, Brigida è rappresentata rimarcando il suo originario appartenere ad una stripe di nobili. Abbigliata con un elegante veste rossa, i cui ricami evocano i colori bianco e nero dello stemma della casata posto alla sinistra della santa, Brigida tiene nella destra un volume foderato di pelle nera e poggia la destra sull’impugnatura di una spada tanto massiccia da risultare persino sproporzionata in relazione alla figura che vi si appoggia: e se il libro rimanda evidentemente al testo che, a partire dalle sue visioni, di Brigida sarebbe divenuto l’emblema stesso, la spada enfatizza l’autorevolezza legata alla sua nobiltà. Ed è proprio quest’ultima ad essere ulteriormente accentuata attraverso la corona d’oro posta in capo alla santa e probabilmente volta ad evocare quell’interlocuzione continua che ella seppe intrattenere coi papi e coi re dell’epoca per richiamarli senza paura ai doveri del loro ruolo.
Sulla fase della vita in cui Brigida si ritira in monastero e rivive misticamente la vita di Cristo, per poi mettere per iscritto queste sue visioni nelle Rivelazioni, si concentra invece l’affresco contenuto nella chiesa di san Nicolò a Bardineto, località ligure nella diocesi però di Mondovì (Fig. 2).
Fig. 2 - Santa Brigida di Svezia; Affresco; XV secolo; Anonimo; Chiesa di San Nicolò; Bardineto (SV).
Brigida viene rappresentata in vesti monastiche, seduta di fronte ad uno scrittoio mentre è intenta a scrivere su un volume dalla copertina rossa. Il suo sguardo non è tuttavia concentrato sull’azione che sta compiendo, ma piuttosto rivolto verso l’alto (Fig. 3).
Fig. 3 - Santa Brigida di Svezia; Affresco; XV secolo; Anonimo; Chiesa di San Nicolò; Bardineto (SV).
Ed è qui che un angelo, chiamato a celare l’oscura e raggiante luminosità di Dio stesso, consegna ad un altro angelo un foglio scritto probabilmente destinato a Brigida stessa, quasi a voler attestare l’autenticità divina delle Rivelazioni che, a partire dalle sue stesse visioni, la santa è intenta a scrivere. Va probabilmente identificata con Brigida di Svezia anche l’immagine dipinta da Pietro da Saluzzo nella cappella dei santi Bernardo e Mauro a Valgrana (Fig. 4).
Fig. 4 - Santa Brigida di Svezia (?); Affresco; Seconda metà del XV secolo; Pietro di Saluzzo; Cappella dei santi Bernardo e Mauro; Valgrana.
E che qui ad essere rappresentata sia santa Brigida è il cartiglio sottostante alla sua figura, che tuttavia non precisa se si tratti di Brigida d’Irlanda o Brigida di Svezia. Vanno tuttavia pensati come un indizio del fatto che si tratti di quest’ultima sia le raffinate vesti che la abbigliano, sia lo sguardo completamente assorto nella meditazione del libro che la santa tiene in mano, sia infine il libro stesso su cui ella riflette: da identificarsi, nel caso in cui questa ipotesi risultasse plausibile, proprio come il libro delle Rivelazioni.