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11 luglio 2026

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L’efferato eccidio di bambini nella strage degli innocenti voluta da Erode per evitare nuovi contendenti al suo trono

01 gennaio 2024

Cuneo

1 - La strage degli innocenti; Affresco; Giovanni Baleison; Seconda metà XV secolo; Cappella dei santi Sebastiano e Fabiano; Marmora. La Legenda aurea, pur animata da uno stile nel quale largo spazio è concesso al miracolistico e al meraviglioso, ha comunque anche una preoccupazione squisitamente storica. E questo non solo perché di tanto in tanto riporta versioni diverse della stessa storia, tentando di individuare la più accreditata di esse, ma anche perché in alcuni casi si muove in un’ottica di contestualizzazione delle storie stesse che racconta, cercando di spiegare le ragioni da cui esse sono mosse. Ed è proprio in quest’ultima ottica che si muove Jacopo da Varagine nel raccontare in un capitolo specifico della sua opera quella che la tradizione cristiana chiama col nome di strage degli innocenti. Parlando infatti di Erode Ascalonita, quello che della morte dei bimbi di Betlemme al di sotto dei due anni sarà il mandante, cerca di spiegare fin da subito la ragione profonda della sua efferata decisione. Egli infatti, avendo scelto come successore il suo primogenito, aveva dovuto far fronte all’irritazione degli altri cinque figli, due dei quali avevano fatto una buona carriera a Roma. Erode dunque, alle prese con figli che contestano le sue decisioni in merito alla successione, appellandosi addirittura a Cesare per esautorare il padre, era divenuto particolarmente sensibile alla questione, soffocando senza pietà ogni tentativo, anche solo presunto, di attentare alla sua autorità e al suo trono. È in questo orizzonte di sospetto che Erode, messo al corrente dai magi di essere alla ricerca di un futuro re dei Giudei, reagì d’istinto: «Udita la notizia Erode ne rimase sconvolto e tutta Gerusalemme con lui. E, radunati tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi, chiedeva loro preoccupato: “dove deve nascere il Cristo?”. E quelli gli risposero: “A Betlemme di Giudea”. Così infatti era stato scritto dal profeta: “E tu Betlemme non sei affatto il più piccolo tra i capoluoghi di Giuda: da te infatti uscirà un condottiero che guiderà come pastore il mio popolo Israele». Fu però dopo il ritorno dei Magi alla loro terra senza più passare per Gerusalemme che Erode cominciò a sospettare che «dalla legittima stirpe regale fosse nato qualcuno che lo volesse cacciare come usurpatore del regno». Un sospetto che lentamente si trasformò in un tarlo. Quello che indusse Erode a cercare una soluzione violenta, che limitasse al massimo i rischi per il suo trono: «Fu allora che Erode cominciò a pensare alla strage dei bambini che erano a Betlemme, perché fra loro morisse anche quel bambino che non conosceva» e che tuttavia continuava a far cercare senza sosta. A questo punto Iacopo da Varagine inserisce una sorta di battuta d’arresto: Erode infatti fu costretto ad andare a Roma a rispondere all’imperatore delle accuse mossegli dai figli, che lo accusavano di averli trattati ingiustamente attribuendo la successione al suo primogenito. Erode tornò dal suo viaggio a Roma vincitore. L’imperatore gli aveva dato ragione, decidendo che fosse lui a indicare chi sarebbe stato il suo successore. Ed è forse per questo che, presa in mano la situazione, Erode passò dalle parole ai fatti, ordinando quella che sarebbe passata alla storia - anche se molti studiosi del nuovo testamento hanno il forte dubbio che questa strage dal punto di vista storico sia perlomeno dubbia - come la strage degli innocenti. Egli dunque «dette ordine che fossero uccisi tutti bambini che si trovavano in Gerusalemme, a partire dai due anni, secondo le indicazioni di tempo che aveva avuto dai Magi». Ed è proprio sul momento in cui Erode ordina la strage degli innocenti che si incentra la scena affrescata da Giovanni Baleison nella seconda metà XV secolo Cappella dei santi Sebastiano e Fabiano a Marmora (Fig. 1). Mentre alle sue spalle due membri della sua corte confabulano in modo concitato, Erode appare intento a impartire solennemente un ordine a quello che sembra un araldo. E dunque ad una figura chiamata ad annunciare la decisione del re volta, per lo meno nelle sue intenzioni, a salvare il suo regno da un eventuale usurpatore, per quanto ancora quasi in fasce. E che l’ordine regale impartito da Erode non ammetta repliche è ben visibile dalla postura stessa del sovrano: in piedi, con una corona d’oro in testa e lo scettro nella mano nella mano destra, egli con la sinistra sembra infatti ammonire l’araldo su come deve comunicare quello che è il suo indiscutibile volere. 1 - La strage degli innocenti; Affresco; Giovanni Baleison; Seconda metà XV secolo; Cappella dei santi Sebastiano e Fabiano; Marmora. Fig. 1 - La strage degli innocenti; Affresco; Giovanni Baleison; Seconda metà XV secolo; Cappella dei santi Sebastiano e Fabiano; Marmora. E sarà proprio l’ordine di Erode che, nel suo violento concretizzarsi, produrrà un «grande pianto e lamento». Il sovrano infatti «infierì sui bambini dai due anni a quelli appena nati in quella notte, per evitare che il bambino da lui cercato gli sfuggisse assumendo, per magia delle stelle che lo proteggevano, un aspetto più o meno maturo rispetto alla sua età». Il fatto che la Legenda aurea non si soffermi a narrare i particolari di questa strage sembra quasi trovare il suo contrappunto nell’enfatizzazione che di essa farà invece l’iconografia tardomedievale presente sul territorio cuneese. Estremamente efficace, nel rappresentare questa scena, è quel poco che rimane dell’affresco della strage degli innocenti dipinto sempre da Giovanni Baleison nella stessa chiesa di Marmora citata in precedenza (Fig. 2). Ad essere visibile, a seguito del deterioramento dell’opera, è un unico soldato che ha appena trafitto un bambino che, in braccio alla mamma, appare avvolto in fasce madide di sangue. E sia il carnefice che la vittima paiono impotenti rispetto all’ordine di Erode che il primo deve eseguire e alla quale la seconda non ha modo di opporsi. 2 - Santi innocenti; Affresco (particolare); Giovanni Baleison; Seconda metà XV secolo; Cappella dei santi Stefano e Fabiano; Marmora. Fig. 2 - Santi innocenti; Affresco (particolare); Giovanni Baleison; Seconda metà XV secolo; Cappella dei santi Stefano e Fabiano; Marmora. Quello che il deterioramento di quest’ultimo affresco lascia semplicemente intuire diviene ben visibile nell’affresco di Giovanni Mazzucco dipinto nella seconda metà XV secolo nel santuario della Madonna del Brichetto di Morozzo (Fig. 3). Ad essere raccordati in quest’opera sono il mandante della strage degli innocenti e la sua efferata esecuzione. Così, sulla destra, trova posto Erode: seduto sul suo trono, mentre un alfiere è pronto a difenderlo e un membro della sua corte lo affianca, il sovrano impartisce l’ordine di procedere al massacro puntando l’indice destro contro le vittime di esso. Davanti a lui dei bimbi inermi, quasi tutti in fasce, vengono sottratti alle loro madri per essere poi pugnalati o trapassati con la spada. 3 - Santi innocenti; Affresco; Giovanni Mazzucco; Seconda metà XV secolo; Santuario della Madonna del Brichetto; Morozzo. Fig. 3 - Santi innocenti; Affresco; Giovanni Mazzucco; Seconda metà XV secolo; Santuario della Madonna del Brichetto; Morozzo. L’atteggiamento passivo delle madri registrabile in quest’opera si trasforma invece in disperata reazione nell’affresco dipinto nel XV secolo da Tommaso e Matteo Biazaci nella parrocchiale dei santi Pietro e Paolo a Sampeyre (Fig. 4). La scena anche in questo caso trova il suo fulcro nella dinamica carnefice-vittime: il primo, rappresentato mentre in piedi e con sguardo impassibile ordina l’eccidio; le seconde, preda della violenza dei soldati intenti a eseguire senza pietà l’ordine del sovrano colpendo inermi bambini con spade e pugnali, per lasciarli poi sul terreno privi di vita. Questa volta tuttavia le madri contrastano gli sgherri di Erode: alcune semplicemente cercando di sottrarre i figli ai loro colpi, una addirittura aggredendo alle spalle un soldato con una conocchia. 4 - Santi innocenti; Affresco (particolare); Tommaso e Matteo Biazaci; XV secolo; Parrocchiale dei santi Pietro e Paolo; Sampeyre Fig. 4 - Santi innocenti; Affresco (particolare); Tommaso e Matteo Biazaci; XV secolo; Parrocchiale dei santi Pietro e Paolo; Sampeyre La violenza messa in atto da Erode avrebbe però fallito il suo obiettivo. Gesù, seppur salvato da questa moltitudine di bambini uccisi, sarebbe infatti sopravvissuto alla strage degli innocenti e sarebbe divenuto il Re dei Giudei, anche se in una forma molto diversa da quella prevista da Erode stesso. L’efferato eccidio compiuto da quest’ultimo sarebbe invece stato duramente vendicato da Dio: egli, «giudice giustissimo, non tollerò che la crudeltà di Erode restasse impunità e volle che l’uomo che aveva privato dei figli così tanti padri, né fosse anche lui privato e in modo ancor più doloroso». Avendo Erode scoperto che i suoi due figli, sia quelli che in precedenza avevano sollevato accuse nei suoi confronti davanti all’imperatore sia quello che era il suo stesso erede al trono, stavano tramando per avvelenarlo, fece uccidere i primi due e gettare in carcere il terzo. La vendetta di Dio non si sarebbe però fermata lì: «Quando aveva ormai settant’anni Erode cadde gravemente ammalato» a causa di un morbo così devastante che – come racconta la Legenda aurea, senza che tuttavia siano rinvenibili iconografie specifiche al riguardo – alla fine si sarebbe ucciso con un coltello. Non senza però prima ordinato di uccidere alla sua morte sia successore Antipatro sia i figli delle famiglie più nobili della Giudea che già in aveva fatto incarcerare per far sì che la sua morte gettasse l’intera nazione nel lutto.  
Erode iconografia Legenda aurea strage degli innocenti