cuneo
La Legenda aurea, nel raccontare la vicenda di Secondo di Asti, intende trasmettere un’idea di solidità estrema. Questo approccio di Iacopo da Varagine appare evidente già nella parte in cui l’autore del testo medievale, come nello schema di ogni capitolo, spiega il senso del nome del santo in una prospettiva che richiama la coincidenza della locuzione latina nomen homen: «Secondo significa se condens, “che si costruisce”, cioè che si forma nella retta condotta; oppure Secondo va compreso come “che asseconda”, vale a dire che segue i comandamenti del Signore». Sia in queste interpretazioni del nome Secondo, sia nelle altre che Iacopo da Varagine puntualmente fornisce, ad affiorare è un’idea di straordinaria solidità. Proprio quella che l’autore della Legenda aurea intende trasmettere nel parlare di questo martire del quale in realtà si hanno scarsissime notizie e nella cui figura storia e leggenda si incrociano indistricabilmente. Dunque, proprio questa irriducibile solidità si qualifica come il tratto portante della descrizione sintetica del suo profilo avanzata dallo scritto medievale: «Secondo, valoroso soldato, ma anche grande atleta di Cristo e glorioso martire del Signore, fu coronato del martirio nella città di Asti. Quanto basta per fare del santo in cui parleremo ora un vero e proprio campione della fede da offrire come esempio a coloro che ne sono devoti.
Forse proprio a causa delle scarse notizie relative a san Secondo di Asti, la narrazione delle sue vicende da parte della Legenda aurea risulta complessivamente piuttosto concisa e si concentra quasi esclusivamente sulla fase del suo martirio e dei giorni che lo precedettero. Quasi nulla dunque si dice sulla famiglia di provenienza di Secondo, di come sia divenuto soldato conquistandosi da parte dei suoi superiori una fiducia che gli consentì di ricoprire ruoli di primo piano come militare e neppure su come e perché egli divenne cristiano. Ed è quasi strano che Iacopo da Varagine, di solido prodigo di informazioni, dedichi proprio a quest’ultimo punto pochissime parole: «Secondo fu istruito alla fede di Cristo dal beato Calocero». E tuttavia proprio questa fede, cresciuta in consapevolezza e divenuta sempre più solida, diviene il fulcro stesso del racconto che la Legenda aurea dedica a Secondo, facendone un campione della fede.
Proprio questa fede, radicata a Cristo come al suo fondamento e capace di affrontare senza esitazione il martirio, trova la sua espressione anche nel simbolo che più spesso consente l’identificazione di Secondo: un modellino di città (Fig.1), che egli tiene solitamente nella mano sinistra e che talvolta offre a Maria o a Cristo, il cui tratto di fondo è quello di una turrita cittadella capace proprio di trasmettere l’idea di una irriducibile solidità e di una sostanziale inespugnabilità.
Fig. 1 - San Secondo; Affresco (particolare); Anonimo; XIV secolo; Chiesa di San Giovanni; Sale San Giovanni.
Allargando il campo sull’immagine appena proposta, particolare di un affresco anonimo del XIV secolo inserito nella decorazione della chiesa cimiteriale di san Giovanni di Sale san Giovanni, si ritrova invece – in una delle immagini forse meglio conservate che di lui ci restano in terra cuneese – san Secondo rappresentato a figura intera. E se il santo nella sua mano sinistra regge il modellino della città di Asti, con la sua destra quasi esibisce una robusta spada, la cui rossastra lama poggiata a terra culmina in un’elsa dorata che ne denota l’ottima fattura (Fig. 2).
Fig. 2 San Secondo; Affresco; Anonimo; XIV secolo; Chiesa di San Giovanni; Sale San Giovanni.
Non è però solo la spada a rimarcare l’identità di Secondo come «valoroso soldato», ma l’interezza del suo abbigliamento. Egli infatti indossa un’armatura da cavaliere che di fatto ricopre ogni parte del suo corpo e sulla quale spicca una sopravveste di colore rosso porpora. Quest’ultima, solitamente volta a segnalare l’identità del cavaliere o la sua appartenenza ad un preciso casato, col suo specifico colore sembra invece alludere al martirio del santo che la indossa, evocandone il coraggio nel sopportare il supplizio finale come testimonianza estrema della propria fede. E non va trascurato, proprio a questo riguardo, il legame cromatico che connota questa sopravveste, la guaina della spada che san Secondo tiene in mano e il terreno su cui essa poggia: proprio il rosso porpora che unisce questi tre elementi sembra confermare il terreno come luogo reso rosso dal sangue di Secondo, la spada come strumento che gli diede la morte e la sopravveste come simbolo della fede che lo spinse al martirio.
L’identificazione in san Secondo del cavaliere dipinto nella succitata chiesa cimiteriale di Sale San Giovanni, i cui occhi profondi connotano un viso cui fanno da cornice lunghi capelli biondi, è resa inequivocabile, oltre che dal modellino di Asti che egli sorregge con la mano sinistra, anche dal nome dipinto sul rosso terreno su cui i suoi piedi poggiano. Non così è invece per la figura di questo santo dipinta da Segurano Cigna, nella seconda metà del XV secolo, all’interno del santuario della Madonna del Carmine di Prunetto (Fig. 3). La sua identità in questo caso, in assenza di uno specifico nome che la confermi, risulta legata esclusivamente al modellino di città che egli tiene questa volta nella mano destra e al suo abbigliamento militare di cui è espressione soprattutto la spada che pende dalla cintura da lui portata in vita. Il deterioramento dell’opera ne impedisce una lettura completa sia dell’insieme che dei dettagli, viso compreso. A venire in luce è invece nuovamente il vivido color porpora della tunica che egli, sotto il mantello, indossa. Ad essere evocato, in questa figura di cavaliere riconducibile a san Secondo, è dunque nuovamente il suo martirio. Scoperta la sua fede infatti, il prefetto Saprizio di cui egli era uomo di fiducia, lo condannò a morte: lo fece dunque spogliare, ma «subito arrivò un angelo a dargli una veste»; gli inflisse la pena del cavalletto, ma «il Signore sanò le sue membra» ormai disarticolate. Saprizio dunque desistette e lo fece gettare nuovamente in una cella a Tortona, dove si trovavano.
Fig. 3 - San Secondo; Affresco; Segurano da Cigna; Seconda metà XV secolo; Santuario della Madonna del Carmine; Prunetto.
Non appena Secondo fu rinchiuso in cella, «venne da lui un angelo che gli disse: “seguimi e ti condurrò dal tuo Creatore”. Lo condusse allora fino ad Asti e lo mise nella cella in cui si trovavano Calocero e il Salvatore stesso». Il santo si gettò immediatamente ai piedi di Cristo che, prima di salire al cielo, gli disse: «Non temere, Secondo, io sono il Signore tuo Dio, che ti libererà da ogni male». Il prefetto Saprizio intanto, adirato per quella che a tutta prima credeva essere una fuga, quando ritrovò Secondo ad Asti insieme a Calocero «fece preparare della pece e della resina bollente e la fece loro versare in testa e in bocca. I due però la bevettero bramosamente, come se fosse acqua dolcissima». Salprizio allora, senza più esitare, decise che Secondo venisse decapitato. Ma, non appena l’ordine del prefetto fu stato eseguito, «gli angeli del Signore presero il suo corpo e gli diedero sepoltura tra lodi e canti». Ed è forse a questo glorioso martirio che allude la figura di San Secondo rappresentata nella prima metà XIV secolo all’interno della Cappella di san Bernardo a Castelletto Stura (Fig. 4). Sebbene infatti anche il questo caso l’opera sia fortemente deteriorata, a intravvedersi è la figura di un biondo cavaliere che, elegantemente vestito con tunica e pantaloni blu sui quali risaltano sfavillanti stivali gialli, sorregge nella destra il modellino della città di Asti. A spiccare tuttavia, giocando un ruolo di primo piano e connotando fortemente la figura del santo, è l’acuminata spada su cui egli poggia la mano sinistra. La sua collocazione centrale e il color porpora della sua guaina, se per un verso rimarcano il valore di Secondo come soldato, per l’altro richiamano la sua fine: quella che lo vide decapitato per testimoniare con coraggio la sua fede in Cristo.
Fig. 4 - San Secondo; Affresco; Ignoto; Prima metà XIV secolo; Cappella di San Bernardo; Castelletto Stura.
San Secondo coronato dal martirio nella città di Asti dopo il suo fermo rifiuto di adorare gli idoli pagani
25 dicembre 2023
Cuneo
La Legenda aurea, nel raccontare la vicenda di Secondo di Asti, intende trasmettere un’idea di solidità estrema. Questo approccio di Iacopo da Varagine appare evidente già nella parte in cui l’autore del testo medievale, come nello schema di ogni capitolo, spiega il senso del nome del santo in una prospettiva che richiama la coincidenza della locuzione latina nomen homen: «Secondo significa se condens, “che si costruisce”, cioè che si forma nella retta condotta; oppure Secondo va compreso come “che asseconda”, vale a dire che segue i comandamenti del Signore». Sia in queste interpretazioni del nome Secondo, sia nelle altre che Iacopo da Varagine puntualmente fornisce, ad affiorare è un’idea di straordinaria solidità. Proprio quella che l’autore della Legenda aurea intende trasmettere nel parlare di questo martire del quale in realtà si hanno scarsissime notizie e nella cui figura storia e leggenda si incrociano indistricabilmente. Dunque, proprio questa irriducibile solidità si qualifica come il tratto portante della descrizione sintetica del suo profilo avanzata dallo scritto medievale: «Secondo, valoroso soldato, ma anche grande atleta di Cristo e glorioso martire del Signore, fu coronato del martirio nella città di Asti. Quanto basta per fare del santo in cui parleremo ora un vero e proprio campione della fede da offrire come esempio a coloro che ne sono devoti.
Forse proprio a causa delle scarse notizie relative a san Secondo di Asti, la narrazione delle sue vicende da parte della Legenda aurea risulta complessivamente piuttosto concisa e si concentra quasi esclusivamente sulla fase del suo martirio e dei giorni che lo precedettero. Quasi nulla dunque si dice sulla famiglia di provenienza di Secondo, di come sia divenuto soldato conquistandosi da parte dei suoi superiori una fiducia che gli consentì di ricoprire ruoli di primo piano come militare e neppure su come e perché egli divenne cristiano. Ed è quasi strano che Iacopo da Varagine, di solido prodigo di informazioni, dedichi proprio a quest’ultimo punto pochissime parole: «Secondo fu istruito alla fede di Cristo dal beato Calocero». E tuttavia proprio questa fede, cresciuta in consapevolezza e divenuta sempre più solida, diviene il fulcro stesso del racconto che la Legenda aurea dedica a Secondo, facendone un campione della fede.
Proprio questa fede, radicata a Cristo come al suo fondamento e capace di affrontare senza esitazione il martirio, trova la sua espressione anche nel simbolo che più spesso consente l’identificazione di Secondo: un modellino di città (Fig.1), che egli tiene solitamente nella mano sinistra e che talvolta offre a Maria o a Cristo, il cui tratto di fondo è quello di una turrita cittadella capace proprio di trasmettere l’idea di una irriducibile solidità e di una sostanziale inespugnabilità.
Fig. 1 - San Secondo; Affresco (particolare); Anonimo; XIV secolo; Chiesa di San Giovanni; Sale San Giovanni.
Allargando il campo sull’immagine appena proposta, particolare di un affresco anonimo del XIV secolo inserito nella decorazione della chiesa cimiteriale di san Giovanni di Sale san Giovanni, si ritrova invece – in una delle immagini forse meglio conservate che di lui ci restano in terra cuneese – san Secondo rappresentato a figura intera. E se il santo nella sua mano sinistra regge il modellino della città di Asti, con la sua destra quasi esibisce una robusta spada, la cui rossastra lama poggiata a terra culmina in un’elsa dorata che ne denota l’ottima fattura (Fig. 2).
Fig. 2 San Secondo; Affresco; Anonimo; XIV secolo; Chiesa di San Giovanni; Sale San Giovanni.
Non è però solo la spada a rimarcare l’identità di Secondo come «valoroso soldato», ma l’interezza del suo abbigliamento. Egli infatti indossa un’armatura da cavaliere che di fatto ricopre ogni parte del suo corpo e sulla quale spicca una sopravveste di colore rosso porpora. Quest’ultima, solitamente volta a segnalare l’identità del cavaliere o la sua appartenenza ad un preciso casato, col suo specifico colore sembra invece alludere al martirio del santo che la indossa, evocandone il coraggio nel sopportare il supplizio finale come testimonianza estrema della propria fede. E non va trascurato, proprio a questo riguardo, il legame cromatico che connota questa sopravveste, la guaina della spada che san Secondo tiene in mano e il terreno su cui essa poggia: proprio il rosso porpora che unisce questi tre elementi sembra confermare il terreno come luogo reso rosso dal sangue di Secondo, la spada come strumento che gli diede la morte e la sopravveste come simbolo della fede che lo spinse al martirio.
L’identificazione in san Secondo del cavaliere dipinto nella succitata chiesa cimiteriale di Sale San Giovanni, i cui occhi profondi connotano un viso cui fanno da cornice lunghi capelli biondi, è resa inequivocabile, oltre che dal modellino di Asti che egli sorregge con la mano sinistra, anche dal nome dipinto sul rosso terreno su cui i suoi piedi poggiano. Non così è invece per la figura di questo santo dipinta da Segurano Cigna, nella seconda metà del XV secolo, all’interno del santuario della Madonna del Carmine di Prunetto (Fig. 3). La sua identità in questo caso, in assenza di uno specifico nome che la confermi, risulta legata esclusivamente al modellino di città che egli tiene questa volta nella mano destra e al suo abbigliamento militare di cui è espressione soprattutto la spada che pende dalla cintura da lui portata in vita. Il deterioramento dell’opera ne impedisce una lettura completa sia dell’insieme che dei dettagli, viso compreso. A venire in luce è invece nuovamente il vivido color porpora della tunica che egli, sotto il mantello, indossa. Ad essere evocato, in questa figura di cavaliere riconducibile a san Secondo, è dunque nuovamente il suo martirio. Scoperta la sua fede infatti, il prefetto Saprizio di cui egli era uomo di fiducia, lo condannò a morte: lo fece dunque spogliare, ma «subito arrivò un angelo a dargli una veste»; gli inflisse la pena del cavalletto, ma «il Signore sanò le sue membra» ormai disarticolate. Saprizio dunque desistette e lo fece gettare nuovamente in una cella a Tortona, dove si trovavano.
Fig. 3 - San Secondo; Affresco; Segurano da Cigna; Seconda metà XV secolo; Santuario della Madonna del Carmine; Prunetto.
Non appena Secondo fu rinchiuso in cella, «venne da lui un angelo che gli disse: “seguimi e ti condurrò dal tuo Creatore”. Lo condusse allora fino ad Asti e lo mise nella cella in cui si trovavano Calocero e il Salvatore stesso». Il santo si gettò immediatamente ai piedi di Cristo che, prima di salire al cielo, gli disse: «Non temere, Secondo, io sono il Signore tuo Dio, che ti libererà da ogni male». Il prefetto Saprizio intanto, adirato per quella che a tutta prima credeva essere una fuga, quando ritrovò Secondo ad Asti insieme a Calocero «fece preparare della pece e della resina bollente e la fece loro versare in testa e in bocca. I due però la bevettero bramosamente, come se fosse acqua dolcissima». Salprizio allora, senza più esitare, decise che Secondo venisse decapitato. Ma, non appena l’ordine del prefetto fu stato eseguito, «gli angeli del Signore presero il suo corpo e gli diedero sepoltura tra lodi e canti». Ed è forse a questo glorioso martirio che allude la figura di San Secondo rappresentata nella prima metà XIV secolo all’interno della Cappella di san Bernardo a Castelletto Stura (Fig. 4). Sebbene infatti anche il questo caso l’opera sia fortemente deteriorata, a intravvedersi è la figura di un biondo cavaliere che, elegantemente vestito con tunica e pantaloni blu sui quali risaltano sfavillanti stivali gialli, sorregge nella destra il modellino della città di Asti. A spiccare tuttavia, giocando un ruolo di primo piano e connotando fortemente la figura del santo, è l’acuminata spada su cui egli poggia la mano sinistra. La sua collocazione centrale e il color porpora della sua guaina, se per un verso rimarcano il valore di Secondo come soldato, per l’altro richiamano la sua fine: quella che lo vide decapitato per testimoniare con coraggio la sua fede in Cristo.
Fig. 4 - San Secondo; Affresco; Ignoto; Prima metà XIV secolo; Cappella di San Bernardo; Castelletto Stura.