cuneo
Cuneo - “Entro fine maggio si apre la Conferenza dei Servizi che porterà alla delibera di approvazione del progetto”. Così avevano annunciato nella Conferenza di intenti sul nuovo ospedale di Cuneo, convocata mercoledì 15 febbraio al Centro Incontri della Provincia, l’assessore regionale alla sanità Luigi Genesio Icardi con il presidente Alberto Cirio. Maggio è passato e della Conferenza dei Servizi non c’è neppure l’ombra. In mezzo sono arrivate le dimissioni del direttore generale del Santa Croce e Carle, Elide Azzan, il 27 marzo, e la nomina dal 1° maggio del commissario Livio Tranchida. E intanto del nuovo ospedale di Cuneo non si parla più. A chiedere numi è anche Mauro Calderoni per la segreteria provinciale del Pd.
Intanto a maggio è arrivata la relazione della Corte dei Conti nell’ambito dell’indagine conoscitiva in corso in queste settimane al Senato, nel quadro dell’esame sui fondi Pnrr della sanità, sulla ristrutturazione edilizia e l’ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico in Italia. E nella relazione si scoprono non poche sorprese, compreso il fatto che i soldi pubblici per nuovi ospedali ci sono e ce ne sono tanti anche per il Piemonte, senza andare a “scomodare” il privato. Al 31 dicembre 2022, le risorse residuali per il Piemonte per i cosiddetti Accordi di Programma da sottoscrivere sono pari a 729.271.000, già dopo l’aggiornamento del finanziamento pubblico previsto per l’ospedale di Novara. Risorse che permetterebbero di finanziare per intero almeno tre ospedali piemontesi, tra cui quello di Cuneo, senza necessità di ricorrere al Ppp, il partenariato pubblico privato.
Cioè in Piemonte su 1.730.712.000 di fondi che sono lì che aspettano di essere usati, al netto delle revoche sono stati sottoscritti accordi di programma per poco più di un miliardo, per l’esattezza 1.001.441.000, e di quel miliardo sottoscritto solo l’80,9%, cioè 810.503.000, è, dopo i controlli, ammesso a finanziamento per 151 interventi complessivi. Gli altri 729 milioni aspettano di essere usati e la Corte dei Conti è chiara nelle sue osservazioni non solo per il Piemonte ma per tutto il Paese dove le risorse destinate alla definizione di Accordi di programma hanno raggiunto i 24,3 miliardi. Eppure sottolinea la Corte: “Continua ad osservarsi negli ultimi anni un forte rallentamento nel funzionamento del programma. Dal 2020 al 2022 sono stati sottoscritti solo sei accordi: uno nel 2020 (con la Regione Puglia per 318 milioni), due nel 2021 con la Regione siciliana e con l’Emilia-Romagna e tre nel 2022 con le regioni Veneto, Toscana e Piemonte, portando gli accordi complessivamente sottoscritti a 91, per un valore complessivo (al netto delle revoche) di 13,8 miliardi. Le risorse ancora da utilizzare sono 10,5 miliardi e rappresentano circa il 43% delle somme attribuite al programma”.
Sono tutte risorse pubbliche derivanti dall’articolo 20 della legge 67/88 che continua a rappresentare il principale strumento di intervento per l’ammodernamento e il potenziamento infrastrutturale del sistema sanitario a cui si sono aggiunte le risorse attivate con il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza e il Piano complementare, a potenziare l’assistenza territoriale, e garantire la messa in sicurezza dal rischio sismico e l’ammodernamento e la digitalizzazione delle strutture.
Cifre enormi che potrebbe risolvere buona parte dei problemi della vetusta edilizia sanitaria piemontese e cuneese. Ma sembra che la politica regionale prediliga altre strade.
Ospedale, tutto fermo, anche 729 milioni
02 giugno 2023
Cuneo
Cuneo - “Entro fine maggio si apre la Conferenza dei Servizi che porterà alla delibera di approvazione del progetto”. Così avevano annunciato nella Conferenza di intenti sul nuovo ospedale di Cuneo, convocata mercoledì 15 febbraio al Centro Incontri della Provincia, l’assessore regionale alla sanità Luigi Genesio Icardi con il presidente Alberto Cirio. Maggio è passato e della Conferenza dei Servizi non c’è neppure l’ombra. In mezzo sono arrivate le dimissioni del direttore generale del Santa Croce e Carle, Elide Azzan, il 27 marzo, e la nomina dal 1° maggio del commissario Livio Tranchida. E intanto del nuovo ospedale di Cuneo non si parla più. A chiedere numi è anche Mauro Calderoni per la segreteria provinciale del Pd.
Intanto a maggio è arrivata la relazione della Corte dei Conti nell’ambito dell’indagine conoscitiva in corso in queste settimane al Senato, nel quadro dell’esame sui fondi Pnrr della sanità, sulla ristrutturazione edilizia e l’ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico in Italia. E nella relazione si scoprono non poche sorprese, compreso il fatto che i soldi pubblici per nuovi ospedali ci sono e ce ne sono tanti anche per il Piemonte, senza andare a “scomodare” il privato. Al 31 dicembre 2022, le risorse residuali per il Piemonte per i cosiddetti Accordi di Programma da sottoscrivere sono pari a 729.271.000, già dopo l’aggiornamento del finanziamento pubblico previsto per l’ospedale di Novara. Risorse che permetterebbero di finanziare per intero almeno tre ospedali piemontesi, tra cui quello di Cuneo, senza necessità di ricorrere al Ppp, il partenariato pubblico privato.
Cioè in Piemonte su 1.730.712.000 di fondi che sono lì che aspettano di essere usati, al netto delle revoche sono stati sottoscritti accordi di programma per poco più di un miliardo, per l’esattezza 1.001.441.000, e di quel miliardo sottoscritto solo l’80,9%, cioè 810.503.000, è, dopo i controlli, ammesso a finanziamento per 151 interventi complessivi. Gli altri 729 milioni aspettano di essere usati e la Corte dei Conti è chiara nelle sue osservazioni non solo per il Piemonte ma per tutto il Paese dove le risorse destinate alla definizione di Accordi di programma hanno raggiunto i 24,3 miliardi. Eppure sottolinea la Corte: “Continua ad osservarsi negli ultimi anni un forte rallentamento nel funzionamento del programma. Dal 2020 al 2022 sono stati sottoscritti solo sei accordi: uno nel 2020 (con la Regione Puglia per 318 milioni), due nel 2021 con la Regione siciliana e con l’Emilia-Romagna e tre nel 2022 con le regioni Veneto, Toscana e Piemonte, portando gli accordi complessivamente sottoscritti a 91, per un valore complessivo (al netto delle revoche) di 13,8 miliardi. Le risorse ancora da utilizzare sono 10,5 miliardi e rappresentano circa il 43% delle somme attribuite al programma”.
Sono tutte risorse pubbliche derivanti dall’articolo 20 della legge 67/88 che continua a rappresentare il principale strumento di intervento per l’ammodernamento e il potenziamento infrastrutturale del sistema sanitario a cui si sono aggiunte le risorse attivate con il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza e il Piano complementare, a potenziare l’assistenza territoriale, e garantire la messa in sicurezza dal rischio sismico e l’ammodernamento e la digitalizzazione delle strutture.
Cifre enormi che potrebbe risolvere buona parte dei problemi della vetusta edilizia sanitaria piemontese e cuneese. Ma sembra che la politica regionale prediliga altre strade.