L'informazione quotidiana in Cuneo e provincia

11 luglio 2026

editoriale

La figura di San Paolo come apostolo delle genti nell’iconografia cuneese

21 maggio 2023

Cuneo

San Paolo Il rilievo attribuito dalla tradizione cristiana a San Paolo - quel Saulo di Tarso del quale gli Atti degli Apostoli raccontano che, mentre si recava a Damasco con l’obiettivo di gettare in carcere i cristiani di quella comunità, si vide la vita cambiata dall’apparizione del Risorto - è da sempre straordinaria: certamente per la sua repentina ed inaspettata conversione, ma soprattutto peril ruolo che egli successivamente ebbe nella diffusione del cristianesimo. Ruolo che lo rese conosciuto anche come “apostolo dei Gentili”, e cioè di coloro che non appartenevano al popolo ebraico e che in seguito i cristiani avrebbero cominciato a chiamare “pagani”. Non è affatto strano, in questo senso, che la Legenda aurea gli dedichi così due capitoli: il primo, incentrato sulla sua conversione, descrive quest’ultima come miracolosa non soltanto per come accadde, ma soprattutto per il fatto che “egli fu accecato perché gli fosse resa la luce”; l’altro, teso a enfatizzare la grandezza di San Paolo come predicatore e apostolo di Cristo, sottolinea invece come “la sua sapienza e la sua pietà erano note ovunque ed erano tenute in grande stima da tutti, al punto da fargli addirittura guadagnare l’amicizia di molti nella cerchia stessa dell’imperatore”. Ed è per questo che, nel considerare Pietro e Paolo, si registra nelle scritture e nella tradizione dei padri una sorta di “concorrenza” nella santità: “Alcune volte si trova che Paolo fu inferiore a Pietro, altre volte che fu maggiore di lui, altre volte che fu pari a lui”. Proprio questa singolare “concorrenza” ebbe come conseguenza sul piano liturgico la creazione di una festa che celebra i due santi insieme come “Pietro e Paolo” e di altre che li celebrano invece singolarmente, come ad esempio quelle della “Conversione di Paolo” e della “ di Pietro”. L’arte figurativa, recependo questa doppia istanza, considererà alternativamente queste due figure sia rappresentandole nella loro singolarità, sia raccordandole in iconografie volte a esprimere il loro agire in ultimo coeso e funzionale all’unità della Chiesa. Per quanto riguarda le iconografie cuneesi una potente rappresentazione di Paolo, capace di esprimerne tutta la singolarità, è quella che lo vede tra le figure inserite da Hans Clemer nel polittico della Natività conservato nella Collegiata di Maria Assunta a Revello (Fig. 1). Rispecchiando perfettamente l’immagine dell’ “apostolo dei Gentili”, la cui sola paura secondo la Legenda aurea era di “morire povero e privo della salvezza di una gran numero di persone”, San Paolo viene qui dipinto col volto accigliato, del tutto assorto nelle scritture che sta leggendo e con la mano sinistra appoggiata a una possente spada. Quest’ ultima, divenuta poi il suo simbolo, rappresentò per lui lo strumento attraverso il quale gli fu inflitto il martirio subito per testimoniare fino alla fine il suo amore per Cristo: “il suo capo, mentre veniva decapitato, gridò chiaramente in ebraico, «Gesù Cristo!», il nome che durante la sua vita tanto dolcemente e tanto spesso aveva proferito. 1 - San Paolo; Polittico della Natività; Hans Clemer; Inizi XVI secolo; Collegiata dell’Assunta; Revello. Fig. 1 - San Paolo; Polittico della Natività; Hans Clemer; Inizi XVI secolo; Collegiata dell’Assunta; Revello. Prima della conversione che lo avrebbe condotto al martirio, Paolo fu però a sua volta un persecutore dei cristiani e, nel momento stesso in cui il Risorto gli apparve dischiudendo così la sua vita ad una svolta radicale, egli stava recandosi a Damasco proprio per far gettare in catene i cristiani di quella citta. Di questa attività di San Paolo come persecutore dei cristiani fu vittima anche Santo Stefano, il primo dei martiri: coloro che erano stati preposti a scagliare la prima pietra contro il diacono, dando così inizio alla sua lapidazione, “sia per non essere sporcati dal sangue di quell’uomo, sia per essere più liberi nel colpire, si spogliarono delle loro vesti e le deposero ai piedi di un giovane di nome Saul, che avrebbe poi preso il nome di Paolo”. Ed è proprio questo evento ad essere rappresentata dai fratelli Tommaso e Matteo Biazaci nella Cappella di Santo Stefano a Busca (Fig. 2). Se infatti il centro della scena è costituito dallo stesso martirio di Santo Stefano, inginocchiato a terra in preghiera, mentre tre uomini lo colpiscono lanciando contro di lui pesanti sassi, tra le figure rappresentate trova posto anche Paolo. In basso a sinistra si intravvede infatti un uomo identificabile come l’ “apostolo dei Gentili” non solo per il mantello collocato ai suoi piedi, ma anche per il cartiglio a lui sovrastante che, in latino, recita: “Questo è Saulo che è chiamato Paolo”. Proprio quel Paolo che, dopo la conversione ormai prossima, si impegnerà indefessamente e in ogni parte del mondo conosciuto per diffondere quel cristianesimo che precedentemente osteggiava.  2 - San Paolo; Affresco; Tommaso e Matteo Biazaci; Seconda metà XV secolo; Cappella di Santo Stefano; Busca. Fig. 2 - San Paolo; Affresco; Tommaso e Matteo Biazaci; Seconda metà XV secolo; Cappella di Santo Stefano; Busca. La figura di Paolo trova posto, questa volta strutturalmente raccordato a San Pietro, anche in un affresco databile addirittura al XII secolo e dipinto nella Chiesa di Santa Maria di Acqua Dolce a Monesiglio (Fig. 3). L’affresco sembra integrare due soggetti iconografici molto antichi: la traditio legis, nella quale il Cristo in maestà dona a San Pietro la legge mentre San Paolo acclama, e la traditio clavium, che vede invece Pietro ricevere da Cristo le chiavi che simboleggiano il suo ruolo primario nella chiesa. Al centro del dipinto di Monesiglio, come in entrambi i soggetti iconografici appena citati, ad essere al centro è il Cristo in maestà: solennemente assiso in trono in un contesto apocalittico evidenziato dalla presenza dei quattro esseri viventi (Ap. 4,7) successivamente diventati simbolo dei quattro Vangeli, Cristo ha il volto autorevole del Signore del mondo e della storia. Le sue braccia sono spalancate e intente, la destra, a dare a San Pietro le chiavi che simboleggiano il suo primato e, la sinistra, a consegnare a San Paolo un rotolo che può essere identificato proprio con la legge divina portata da Cristo nel mondo. L’obiettivo del dipinto sembra dunque essere quello di porre l’ “apostolo dei Gentili”, sullo stesso piano del primo degli apostoli segnalando le loro rispettive peculiarità: guidare la chiesa, per il primo, e diffondere la parola di Dio, per il secondo. Che protende in avanti le braccia e riceve da Cristo il dono della legge con le mani avvolte da un panno, volto ad esprimere l’estrema cura e fedeltà con cui questa stessa legge dovrà essere da lui trasmessa. 3 - San Paolo (Traditio Legis); Affresco; Ignoto; XII secolo; Santuario di Santa Maria di Acqua Dolce; Monesiglio. Fig. 3 - San Paolo (Traditio Legis); Affresco; Ignoto; XII secolo; Santuario di Santa Maria di Acqua Dolce; Monesiglio. Il raccordo tra San Pietro e San Paolo trova una sua singolarissima declinazione anche in un affresco conservato nella chiesa di Santa Maria del Monastero (Fig. 4). Il dipinto in questione ha una centralità strategica nell’economia iconografica del succitato edificio sacro: esso infatti, trovando posto sulla parte frontale stessa dell’altare, acquisisce un ruolo di primo piano nella decorazione complessiva messa a punto dall’ignoto artista che ne è autore. Nell’affresco, forse in riferimento al sacrificio della messa inteso come memoria della passione e morte di Cristo, è dipinto il velo della Veronica: il velo cioè sul quale, nel corso della passione e grazie a un gesto di compassione nei confronti di Cristo da parte di una donna, la tradizione racconta che si impresse miracolosamente il volto del Salvatore. Ora è proprio questo velo, con il volto di Gesù sofferente, l’elemento centrale dell’affresco di Manta. Dietro al velo ad essere rappresentata al centro è Santa Veronica, e dunque la donna che asciugò il viso insanguinato di Cristo. E, se alla sua destra trova posto San Pietro, connotabile dal pettine delle chiavi che fuoriesce, alla sua sinistra è collocato invece San Paolo, identificabile per la punta della spada che ne richiama il martirio nel quale testimoniò proprio colui di cui ora esibisce il velo che ne attesta le drammatiche passione e morte. Le stesse che lui, dopo aver annunciato in tutta la terra il suo vangelo, subirà – secondo la Legenda aurea – per mano dell’imperatore Nerone. 4 - San Paolo e il velo della Veronica; Affresco; Ignoto; Prima metà del XV secolo; Santa Maria del Monastero; Manta. Fig. 4 - San Paolo e il velo della Veronica; Affresco; Ignoto; Prima metà del XV secolo; Santa Maria del Monastero; Manta.
San Paolo iconografia Legenda aurea Saulo di Tarso spostolo dei Gentili