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11 luglio 2026

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Lo zelo di San Filippo nell’annunciare la parola di Dio e la sua fermezza nel contrastare le forze del male

07 maggio 2023

Cuneo

3 - San Filippo; Affresco; XIV secolo; Autore ignoto; Cappella di Santa Maria delle vigne; Mondovì - Carassone. Se tra gli apostoli di Cristo la figura di San Tommaso è l’espressione del dubbio portato avanti fino a che l’evidenza non riesca a dissolverlo davvero del tutto, quella di San Filippo oscilla invece tra la disponibilità a mettere in gioco sé stesso senza mezzi termini e l’ansia di veder realizzato ciò per cui ha deciso di giocarsi l’intera vita. Ad attestare la sua disponibilità senza riserve è l’incontro stesso con Gesù che, dopo aver invitato San Pietro e Sant’Andrea a seguirlo, estende questa proposta anche a Filippo: “Il giorno dopo Gesù, che aveva stabilito di partire per la Galilea, incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». Filippo, che era di Betsaida, la stessa città di Andrea e di Pietro, incontrò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaele esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi»” (Gv 2, 43-46). Sarebbe però un errore scambiare questo entusiasmo e questa convinta capacità di coinvolgere di Filippo per ingenuità. Al contrario egli non esiterà, laddove lo riterrà opportuno, a porre obiezioni persino a Cristo stesso, di cui ha accettato di diventare discepolo. Al Maestro infatti, che durante l’ultima cena dice ai discepoli presenti: «Se conoscete me, conoscerete anche il Padre» (Gv 14, 5), Filippo replica deciso: «Signore, mostraci il Padre e ci basta» (Gv 14, 8), non senza sentirsi ulteriormente controbattere da Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?» (Gv 14, 9). Della figura di Filippo tuttavia, come del resto la Legenda aurea è solita fare a proposito degli apostoli, ad essere narrato non è affatto quello che è possibile conoscere dai testi del nuovo testamento, ma piuttosto la missione che egli avrebbe intrapreso, in accordo con gli altri discepoli, dopo la risurrezione di Gesù e la discesa dello Spirito Santo, ovviamente riservando uno spazio molto ampio alle persecuzioni subite e al martirio che gli sarebbe stato riservato. Proprio queste vicende, del tutto in linea col testo di Iacopo da Varagine, troveranno un’enfatizzazione nei miracoli che le accompagnano: “Dopo aver predicato per trent’anni attraverso la Scizia, nel Caucaso, Filippo fu catturato dai pagani e spinto a sacrificare a una statua di Marte. Ma ecco che improvvisamente un enorme drago uscì dalla base della statua e divorò il figlio del sommo sacerdote che si occupava del fuoco per il sacrificio”. I pagani impauriti, su indicazione di Filippo, distrussero la statua di Marte e adorarono la croce, vedendo così il drago obbedire alle parole dell’apostolo che gli imponeva di lasciare per sempre la città. È proprio questa pacata fermezza con cui Filippo sapeva esercitare la sua autorevolezza in nome di Cristo che traspare efficacemente dall’affresco del santo inserito, con gli altri undici apostoli, nella decorazione della chiesa di San Martino di Lignera a Saliceto (Fig. 1). San Filippo, rappresentato come un uomo giovane che indossa una tunica arancione ricoperta da un manto rosso porpora, sembra trovare la sua forza nel poderoso volume dalla copertina nera - simbolo della Parola su cui la sua predicazione si fonda - che egli tiene nella mano destra, mentre con la sinistra ben aperta sembra voler fermare le forze del male che si accaniscono contro i discepoli di Cristo. 1 - San Filippo; Affresco (particolare); Fine XIV secolo; Autore ignoto; Chiesa di San Martino; Lignera - Saliceto. Fig. 1 - San Filippo; Affresco (particolare); Fine XIV secolo; Autore ignoto; Chiesa di San Martino; Lignera - Saliceto. Proprio questa capacità di Filippo di contrastare il male, confermando così con i suoi miracoli la predicazione incessante che lo vedeva impegnato, rappresenta il filo conduttore del breve capitolo dedicato da Iacopo da Varagine a questo apostolo. Una predicazione che, dopo il suo trasferimento a Ierapoli in Frigia, lo vide opporsi con forza anche “all’eresia ebionita, secondo la quale Cristo aveva assunto una carne fasulla e non reale”. E a imprimere un’inusitata forza a questa sua lotta contro idolatri ed eretici è ancora una volta l’autentica Parola di Dio di cui egli è un infaticabile annunciatore. Proprio la potenza di quest’ultima, in cui Filippo ripone tutta la sua fiducia, viene qui sottolineata attraverso il solido tomo che, rilegato in preziosa pelle e tenuto chiuso da un’apposita striscia del medesimo materiale, San Filippo tiene in mano nel quattrocentesco affresco volto a rappresentarlo nella cappella di San Salvatore a Macra (Fig. 2). 2 - San Filippo; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Autore ignoto; Cappella di San Salvatore; Macra. Fig. 2 - San Filippo; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Autore ignoto; Cappella di San Salvatore; Macra. In questo caso Filippo, affiancato a San Giovanni evangelista forse a causa del suo essere l’autore neotestamentario che più lo cita all’interno del suo testo mirato a narrare in chiave teologica la vita di Cristo, viene raffigurato come un uomo non più giovane, reso autorevole sia dalla sua fluente barba ormai bianca sia dallo sguardo penetrante dei suoi occhi puntati sull’apostolo che gli sta di fronte. La sua tunica rossa, su cui è poggiato un mantello di colore scuro, sembra alludere al martirio da lui subito e che la Legenda aurea narra essere stato da lui vissuto, oltre che con irriducibile coraggio, anche con estrema consapevolezza. San Filippo infatti, sostenuto nella sua opera di evangelizzazione da “due figlie, vergini santissime grazie alle quali il Signore convertì molti alla fede”, presumendo con un anticipo di sette giorni la propria morte radunò vescovi e preti, per dare loro alcune indicazioni su come proseguire l’attività pastorale intrapresa. Trascorso questo tempo l’apostolo, che ormai “aveva ottantasette anni (…) fu catturato dagli infedeli e fu messo in croce, come il maestro che egli predicava: così migrò al Signore e finì felicemente la sua vita. E vicino a lui, alla sua destra e alla sua sinistra, furono sepolte le sue due figlie”. Proprio questo martirio è evocato dalla croce astile (posta cioè su una lunga asta, come quelle che si usano per le processioni) che, in numerose opere pittoriche e scultoree, assurge a simbolo iconografico volto a distinguere la figura di San Filippo da quella degli altri apostoli. Emblematica al riguardo è la rappresentazione di questo santo dipinta nella prima metà del Trecento da un ignoto artista nella Cappella di Santa Maria delle vigne a Mondovì Carassone (Fig. 3). L’apostolo, martirizzato proprio nella succitata Ierapoli, vi appare ancora una volta abbigliato con una tunica rossa, ricoperta tuttavia da un mantello il cui colore verde allude quasi certamente alla gloriosa risurrezione riservata a chi testimonia Cristo senza sottrarsi al supplizio del martirio. Martirio evocato, in questo caso, proprio dalla croce astile che San Filippo tiene nella mano destra, non senza che ancora una volta il testo della parola di Dio tenuto nella sinistra indichi la ragione stessa della sua coraggiosa fine. 3 - San Filippo; Affresco; XIV secolo; Autore ignoto; Cappella di Santa Maria delle vigne; Mondovì - Carassone. Fig. 3 - San Filippo; Affresco; XIV secolo; Autore ignoto; Cappella di Santa Maria delle vigne; Mondovì - Carassone. Se l’affresco di San Filippo di Mondovì a Carassone è connotato da una fisionomia che esprime con forza il suo essere pronto a mettersi in gioco senza mezzi termini e ad andare incontro al suo martirio senza esitazioni, diverso invece è il messaggio trasmesso dalla figura di San Filippo dipinta nella Chiesa di San Peyre a Stroppo (Fig. 4). Qui egli appare inserito nel gruppo degli apostoli che, con la sola eccezione di Tommaso, assiste alla morte della Vergine. E, ad essere qui recepita dall’ignoto artista che dette vita a quest’opera, sembra essere l’indicazione della Legenda aurea circa il fatto che la vita di San Filippo sarebbe stata molto lunga e che egli sarebbe morto in un’età avanzatissima per l’epoca. Potrebbe essere questa la ragione per cui, in questo caso, a San Filippo viene attribuito il volto stanco di un vecchio, il cui sguardo posato sul letto di morte della Vergine tradisce quel suo costante interrogarsi, già mostrato in modo lampante nell’ultima cena, sulle scelte fatte. Un interrogarsi che, come evidenzia potentemente la croce astile che ancora una volta ci consente di identificare San Filippo in un collegio apostolico i cui singoli membri risultano per larga parte ridotti all’anonimato, non gli impedirà di testimoniare la sua fede attraverso il martirio patito dopo aver annunciato il vangelo prima in Scizia e poi Frigia, non esitando nel frattempo a recarsi anche nelle Gallie: “Filippo predica Cristo ai Galli, e conduce verso la luce della scienza e il porto della fede le popolazioni barbare che vivevano nelle tenebre a contatto con l’Oceano gonfio di onde; infine fu crocefisso e lapidato nella città di Ierapoli, nella provincia di Frigia, e fu sepolto con le sue due figlie”. 4 - San Filippo; Affresco (particolare); Prima metà del XV secolo; Autore ignoto; Chiesa di San Peyre; Stroppo. Fig. 4 - San Filippo; Affresco (particolare); Prima metà del XV secolo; Autore ignoto; Chiesa di San Peyre; Stroppo.
iconografia evangelizzazione San Filippo