chiesa
Il nome greco “Tommaso”, traduzione dell’aramaico “Didimo”, significa “gemello”. Questi due nomi, “Tommaso, detto Didimo” (Gv 20, 24), vengono accostati nel quarto Vangelo laddove Giovanni narra il momento nel quale Tommaso, assente nel momento in cui Gesù appare per la prima volta ai dodici apostoli, si rifiuta di fidarsi della loro parola, affermando che non crederà fino a quando non avrà visto e toccato le ferite impresse nel corpo di Cristo dalla passione e morte da lui patite. Ora la Legenda aurea,nel tentare di spiegare il nome di questo apostolo, lo lega anche a questa sua necessità di essere certo che il racconto dei suoi compagni non sia frutto di un’allucinazione collettiva, esplicitando come egli non possa credere senza aver constatato in prima persona che Gesù è effettivamente risuscitato: Tommaso “è detto gemello perché due volte e in due modi rispetto agli altri conobbe la risurrezione di Cristo: gli altri infatti la conobbero vedendo, lui invece vedendo e toccando”. Ma lo scritto medievale non si ferma qui e, con quella passione per l’etimologia che solo quell’epoca riusciva a praticare con così grande disinvoltura, suggerisce che il nome dell’apostolo serva anche ad evocare la frase con cui egli suggellò la sua fede, dopo che il Signore gli fu inaspettatamente apparso: “Tommaso deriva da «theos», cioè «Dio», e «meus», cioè «mio». Tommaso andrà dunque inteso come «Dio mio»; e questo per ciò che lui disse quando, finalmente convinto, credette: «Signore mio e Dio mio»”.
Il racconto di questo passo evangelico è di fatto taciuto nel capitolo dedicato a Tommaso da Iacopo da Varagine, che invece avvia la narrazione della vita di San Tommaso con un’apparizione nella quale Cristo gli avrebbe ordinato di andare ad annunciare il suo vangelo in India. Anche in questo caso tuttavia l’incredulità di Tommaso sembra affiorare con forza, senza che essa riesca però a compromettere la sua radicale fedeltà a Cristo, capace di spingersi fino al martirio. In questo senso, anche per spiegare la ricaduta iconografica che questa incredulità finirà con l’assumere, conviene riportare per esteso le parole con cui il quarto vangelo rimarca la fatica di Tommaso a credere che Gesù sia realmente risorto: “Ora San Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò». Otto giorni dopo i suoi discepoli erano di nuovo in casa e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse e si presentò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!» Poi disse a San Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». Tommaso gli rispose: «Signore mio e Dio mio!» Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»” (Gv 20, 24-29).
Fig. 1 - San Tommaso, affresco (particolare), XII secolo, autore ignoto; Pieve di San Maurizio - Roccaforte Mondovì.
Proprio questa proclamazione da parte di San Tommaso della signoria di Cristo, legata alla sua vittoria sulla morte conseguita con la Risurrezione, è espressa nell’affascinate affresco tardoromanico dipinto nell’abside della Pieve di San Maurizio a Roccaforte Mondovì (Fig. 1). In esso San Tommaso, insieme ad altri apostoli, è rappresentato mentre con la mano destra sollevata indica il Cristo pantocratore, e dunque Signore del mondo e della storia, collocato al centro del catino absidale. E ad essere rilevante, in questa rappresentazione dell’apostolo incredulo, non sono tanto le sue sembianze, che vedono il suo volto giovane e sbarbato richiamare fisionomie la cui risonanza sembra giungere addirittura dalla lontana Bisanzio, quanto piuttosto il gesto col quale egli, al pari di quello degli altri apostoli rappresentati come lui con in mano un rotolo che li qualifica come annunciatori della parola di Dio, richiama l’attenzione proprio su Cristo. Questo gesto, noto nell’antica Roma come adlocutio, era originariamente utilizzato da oratori o imperatori per invitare i loro uditori ad ascoltarli. Recepito nel contesto cristiano, questo gesto si sarebbe trasformato, specie nella rappresentazione di Cristo fra gli apostoli, nel modo per segnalare da parte degli apostoli stessi chi sia la Parola in cui le loro parole radicano la propria autorevolezza. Ed è proprio con questo gesto che Tommaso, nell’affresco di Roccaforte Mondovì, indica inequivocabilmente Cristo come oggetto della sua ormai consolidata fede.
Fig. 2 - San Tommaso, affresco (particolare), Inizi XVI secolo; Giovanni Botoneri; Santuario di San Magno - Cappella vecchia a Castelmagno.
Il dubbio come spiccato tratto della personalità di San Tommaso è provato anche da un altro passo del quarto Vangelo. Nel corso dell’ultima cena, infatti, l’apostolo in questione non esita ad avanzare a Gesù stesso un’obiezione tesa a smentire un’affermazione da lui appena fatta (Gv 14, 1-6). Gesù infatti, rivolto ai discepoli seduti a tavola con lui, cerca di rassicurarli dicendo: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via»”. La replica di San Tommaso, anche in questo caso improntata alla razionalità, è per un verso tempestiva e per l’altro quasi piccata: “«Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?»”. Gesù risponde immediatamente: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me»”. Ma il Vangelo non dice se queste parole siano bastate a convincere San Tommaso. Non stupirà dunque il ritrovare, nella rappresentazione dell’ultima cena dipinta da Giovanni Botoneri a Castelmagno (Fig. 2), un San Tommaso dallo sguardo tanto pensoso da farlo risultare non solo come avulso dal contesto in cui è collocato, ma anche a lasciar scorgere in lui, mentre condivide con Gesù e con gli altri apostoli la cena pasquale, un continuare ad arrovellarsi su che cosa significhino davvero quelle misteriose parole che Gesù ha appena pronunciato circa il suo futuro e quello riservato a coloro che lo hanno seguito.
La Legenda aurea dal canto suo sembra ribadire continuamente la propensione di San Tommaso, evidenziata dal Vangelo di Giovanni, a non accettare pedissequamente ciò che gli viene detto: egli infatti, a fronte del Signore che apparsogli a Cesarea gli ordina di andare in India, risponde: «Mandami ovunque ti piaccia, ma non in India». Replicò il Signore: «Va pure tranquillo, che ti proteggerò (…)». Disse allora Tommaso: «Tu sei il mio Signore e io il tuo servo. Sia fatta la tua volontà».
Fig. 3 - San Tommaso, affresco, seconda metà del XV secolo; Antonio Dragone da Monteregale - Cappella di Santa Croce a Mondovì.
E sarà in questa veste di evangelizzatore che San Tommaso troverà posto in uno dei tondi che, nella cappella di Santa Croce a Mondovì (Fig. 3), rappresentano alcuni apostoli intenti a proclamare il Credo. E non è forse un caso che proprio a San Tommaso, incredulo per natura, sia assegnato il cartiglio relativo a uno tra i più misteriosi articoli di fede: “Fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine”. Questo stesso atteggiamento dubbioso viene assunto da San Tommaso, secondo Iacopo da Varagine, anche in occasione dell’assunzione di Maria: egli infatti, assente all’evento, “non voleva credere a quanto gli si diceva. Ma quando tornò, improvvisamente gli giunse dal cielo assolutamente integra la cintura che cingeva il corpo della Vergine, in modo che egli potesse capire che ella era stata assunta interamente in cielo”. Ed è proprio questa cintura rossa che, nell’affresco absidale posto al centro della cappella di Notre Dame des Fontaines a La Brigue (Fig. 4), San Tommaso tiene in mano, divenendo così ancora una volta lo stupito testimone di un prodigio nel quale, di primo acchito, non aveva voluto credere.
Fig. 4 - San Tommaso, affresco (particolare); seconda metà del XV secolo; Giovanni Baleison - Notre Dame Des Fontaines a La Brigue.
I dubbi di San Tommaso sulla Risurrezione di Cristo e il suo diventarne testimone nella lontana India
30 aprile 2023
Cuneo
Il nome greco “Tommaso”, traduzione dell’aramaico “Didimo”, significa “gemello”. Questi due nomi, “Tommaso, detto Didimo” (Gv 20, 24), vengono accostati nel quarto Vangelo laddove Giovanni narra il momento nel quale Tommaso, assente nel momento in cui Gesù appare per la prima volta ai dodici apostoli, si rifiuta di fidarsi della loro parola, affermando che non crederà fino a quando non avrà visto e toccato le ferite impresse nel corpo di Cristo dalla passione e morte da lui patite. Ora la Legenda aurea,nel tentare di spiegare il nome di questo apostolo, lo lega anche a questa sua necessità di essere certo che il racconto dei suoi compagni non sia frutto di un’allucinazione collettiva, esplicitando come egli non possa credere senza aver constatato in prima persona che Gesù è effettivamente risuscitato: Tommaso “è detto gemello perché due volte e in due modi rispetto agli altri conobbe la risurrezione di Cristo: gli altri infatti la conobbero vedendo, lui invece vedendo e toccando”. Ma lo scritto medievale non si ferma qui e, con quella passione per l’etimologia che solo quell’epoca riusciva a praticare con così grande disinvoltura, suggerisce che il nome dell’apostolo serva anche ad evocare la frase con cui egli suggellò la sua fede, dopo che il Signore gli fu inaspettatamente apparso: “Tommaso deriva da «theos», cioè «Dio», e «meus», cioè «mio». Tommaso andrà dunque inteso come «Dio mio»; e questo per ciò che lui disse quando, finalmente convinto, credette: «Signore mio e Dio mio»”.
Il racconto di questo passo evangelico è di fatto taciuto nel capitolo dedicato a Tommaso da Iacopo da Varagine, che invece avvia la narrazione della vita di San Tommaso con un’apparizione nella quale Cristo gli avrebbe ordinato di andare ad annunciare il suo vangelo in India. Anche in questo caso tuttavia l’incredulità di Tommaso sembra affiorare con forza, senza che essa riesca però a compromettere la sua radicale fedeltà a Cristo, capace di spingersi fino al martirio. In questo senso, anche per spiegare la ricaduta iconografica che questa incredulità finirà con l’assumere, conviene riportare per esteso le parole con cui il quarto vangelo rimarca la fatica di Tommaso a credere che Gesù sia realmente risorto: “Ora San Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò». Otto giorni dopo i suoi discepoli erano di nuovo in casa e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse e si presentò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!» Poi disse a San Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». Tommaso gli rispose: «Signore mio e Dio mio!» Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»” (Gv 20, 24-29).
Fig. 1 - San Tommaso, affresco (particolare), XII secolo, autore ignoto; Pieve di San Maurizio - Roccaforte Mondovì.
Proprio questa proclamazione da parte di San Tommaso della signoria di Cristo, legata alla sua vittoria sulla morte conseguita con la Risurrezione, è espressa nell’affascinate affresco tardoromanico dipinto nell’abside della Pieve di San Maurizio a Roccaforte Mondovì (Fig. 1). In esso San Tommaso, insieme ad altri apostoli, è rappresentato mentre con la mano destra sollevata indica il Cristo pantocratore, e dunque Signore del mondo e della storia, collocato al centro del catino absidale. E ad essere rilevante, in questa rappresentazione dell’apostolo incredulo, non sono tanto le sue sembianze, che vedono il suo volto giovane e sbarbato richiamare fisionomie la cui risonanza sembra giungere addirittura dalla lontana Bisanzio, quanto piuttosto il gesto col quale egli, al pari di quello degli altri apostoli rappresentati come lui con in mano un rotolo che li qualifica come annunciatori della parola di Dio, richiama l’attenzione proprio su Cristo. Questo gesto, noto nell’antica Roma come adlocutio, era originariamente utilizzato da oratori o imperatori per invitare i loro uditori ad ascoltarli. Recepito nel contesto cristiano, questo gesto si sarebbe trasformato, specie nella rappresentazione di Cristo fra gli apostoli, nel modo per segnalare da parte degli apostoli stessi chi sia la Parola in cui le loro parole radicano la propria autorevolezza. Ed è proprio con questo gesto che Tommaso, nell’affresco di Roccaforte Mondovì, indica inequivocabilmente Cristo come oggetto della sua ormai consolidata fede.
Fig. 2 - San Tommaso, affresco (particolare), Inizi XVI secolo; Giovanni Botoneri; Santuario di San Magno - Cappella vecchia a Castelmagno.
Il dubbio come spiccato tratto della personalità di San Tommaso è provato anche da un altro passo del quarto Vangelo. Nel corso dell’ultima cena, infatti, l’apostolo in questione non esita ad avanzare a Gesù stesso un’obiezione tesa a smentire un’affermazione da lui appena fatta (Gv 14, 1-6). Gesù infatti, rivolto ai discepoli seduti a tavola con lui, cerca di rassicurarli dicendo: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via»”. La replica di San Tommaso, anche in questo caso improntata alla razionalità, è per un verso tempestiva e per l’altro quasi piccata: “«Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?»”. Gesù risponde immediatamente: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me»”. Ma il Vangelo non dice se queste parole siano bastate a convincere San Tommaso. Non stupirà dunque il ritrovare, nella rappresentazione dell’ultima cena dipinta da Giovanni Botoneri a Castelmagno (Fig. 2), un San Tommaso dallo sguardo tanto pensoso da farlo risultare non solo come avulso dal contesto in cui è collocato, ma anche a lasciar scorgere in lui, mentre condivide con Gesù e con gli altri apostoli la cena pasquale, un continuare ad arrovellarsi su che cosa significhino davvero quelle misteriose parole che Gesù ha appena pronunciato circa il suo futuro e quello riservato a coloro che lo hanno seguito.
La Legenda aurea dal canto suo sembra ribadire continuamente la propensione di San Tommaso, evidenziata dal Vangelo di Giovanni, a non accettare pedissequamente ciò che gli viene detto: egli infatti, a fronte del Signore che apparsogli a Cesarea gli ordina di andare in India, risponde: «Mandami ovunque ti piaccia, ma non in India». Replicò il Signore: «Va pure tranquillo, che ti proteggerò (…)». Disse allora Tommaso: «Tu sei il mio Signore e io il tuo servo. Sia fatta la tua volontà».
Fig. 3 - San Tommaso, affresco, seconda metà del XV secolo; Antonio Dragone da Monteregale - Cappella di Santa Croce a Mondovì.
E sarà in questa veste di evangelizzatore che San Tommaso troverà posto in uno dei tondi che, nella cappella di Santa Croce a Mondovì (Fig. 3), rappresentano alcuni apostoli intenti a proclamare il Credo. E non è forse un caso che proprio a San Tommaso, incredulo per natura, sia assegnato il cartiglio relativo a uno tra i più misteriosi articoli di fede: “Fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine”. Questo stesso atteggiamento dubbioso viene assunto da San Tommaso, secondo Iacopo da Varagine, anche in occasione dell’assunzione di Maria: egli infatti, assente all’evento, “non voleva credere a quanto gli si diceva. Ma quando tornò, improvvisamente gli giunse dal cielo assolutamente integra la cintura che cingeva il corpo della Vergine, in modo che egli potesse capire che ella era stata assunta interamente in cielo”. Ed è proprio questa cintura rossa che, nell’affresco absidale posto al centro della cappella di Notre Dame des Fontaines a La Brigue (Fig. 4), San Tommaso tiene in mano, divenendo così ancora una volta lo stupito testimone di un prodigio nel quale, di primo acchito, non aveva voluto credere.
Fig. 4 - San Tommaso, affresco (particolare); seconda metà del XV secolo; Giovanni Baleison - Notre Dame Des Fontaines a La Brigue.