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Le vicende della vita di Sant’Anna e la sua funzionalità alla figura di Maria

26 marzo 2023

Cuneo

Natività di Maria Dopo che per la vergogna causata dal non avere figli San Gioacchino si era ritirato a vivere tra le sue greggi e Sant’Anna “piangeva amaramente”, a cambiare la loro vita fu l’intervento di un angelo mandato da Dio a comunicare a entrambi che l’onta della sterilità da cui erano stati colpiti sarebbe stata cancellata. E così avvenne: “Anna - narra con insolita concisione la Legenda Aurea - concepì ed ebbe una figlia, cui dette il nome di Maria”. A diffondersi maggiormente su questa nascita, con una narrazione successivamente ripresa anche da parte di altri scritti apocrifi, è invece il Protovangelo di Giacomo: “Giunta al termine della gestazione, conformemente a quanto aveva detto l’angelo, al settimo mese Anna partorì. E domandò alla levatrice: «Che cosa ho partorito?» Quella rispose: «Una femmina». Allora Anna, dopo aver esclamato: «Oggi l’anima mia è stata glorificata», la mise nella culla. Al termine dei giorni fissati poi, Anna si purificò, cominciò ad allattare la bambina e la chiamò Maria”. Prende il via in questo modo in ambito cristiano la narrazione in specifico della vicenda della Vergine, la cui ormai inattesa nascita si trasformerà nell’antecedente decisivo di quell’annunciazione nella quale Maria, su sollecitazione dell’arcangelo Gabriele, accetterà di diventare la madre del Salvatore. Accompagnandone poi nell’ombra la vicenda fino alla sua morte e risurrezione. Nella prima parte di questa “Storia di Maria”, ben presto trasformatasi anche in terra cuneese in un ciclo pittorico piuttosto ripreso nella decorazione di chiese e cappelle tardomedievali, a giocare un ruolo di primo piano sono proprio San Gioacchino e Sant’Anna. Quest’ultima, almeno per quanto riguarda la nascita di Maria, diviene così co-protagonista di opere pittoriche che, come l’affresco dipinto da Giovanni Mazzucco nel santuario della Madonna del Bricchetto a Morozzo (Fig. 1), sono mirate a rappresentare il momento della nascita della Vergine. Certo ad essere centrale in questo affresco è innanzitutto Maria che, nuda tra le mani di quella che presumibilmente è la levatrice, viene lavata all’interno di un bacile in pietra, nel quale un’altra donna sta versando acqua servendosi di una grande brocca. Alle spalle di questa donna, un’altra tiene tra le mani un asciugamano bianco, pronta ad asciugare la bambina appena le altre due avranno finito di lavarla. Questa centralità di Maria non oscura però in alcun modo quella di Sant’Anna: appoggiata con la schiena alla testiera del letto in cui riposa dopo il parto, la madre della Vergine osserva la figlia tanto a lungo attesa, mentre due donne al lato del letto stesso appaiono intente ad assisterla. Abbigliate con lunghe vesti di diverso colore, una delle due porge a Sant’Anna un piatto con dentro due uova, mentre nell’altra mano tiene un contenitore con una qualche bevanda. Le une e l’altra destinate a consentire alla puerpera di riprendere rapidamente le forze. 1 - La natività della Vergine; Affresco; Giovanni Mazzucco ; Fine XV secolo; Santuario della Madonna del Bricchetto; Morozzo. Fig. 1 - La natività della Vergine; Affresco; Giovanni Mazzucco ; Fine XV secolo; Santuario della Madonna del Bricchetto; Morozzo. Se la nascita della Vergine è narrata dalla Legenda aurea in modo molto conciso, non così sarà per il racconto di un episodio saliente della vicenda di Maria come la sua “offerta” al tempio: “Dopo averla allattata per tre anni, la portarono vergine al tempio del Signore con le altre offerte. Al tempio c’erano quindici gradini da salire (…). La Vergine fu posta sul gradino più basso e li salì tutti senza essere aiutata da nessuno, come se fosse già in età da poterlo fare. E, quando l’offerta fu portata a termine, lasciarono la figlia con le altre vergini del tempio e tornarono a casa”. Ed è proprio nell’atto di salire i gradini del tempio che Maria viene rappresentata nell’affresco dipinto, tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, nella Pieve di Santa Maria a Beinette (Fig. 2). Maria, più che una bambina di tre anni, come accade anche in altri affreschi è rappresentata come un’adolescente, vestita di nero e coi lunghi capelli che le scendono a metà schiena. Da segnalare l’assenza dell’aureola, di cui però risultano prive anche le altre due figure che sono alle sue spalle: San Gioacchino e Sant’Anna, entrambi intenti ad accompagnare con il gesto della mano destra Maria che, a mani giunte, raggiunge il sacerdote che l’accoglierà tra le altre fanciulle offerte a Dio per il servizio del tempio. E, nello sguardo della madre, si può scorgere un velo di tristezza: non tanto per il futuro che attende la figlia, quanto piuttosto per il distacco da lei imposto a Sant’Anna dall’ “offerta” di Maria al tempio. 2 - Sant’Anna offre Maria al tempio; Affresco; Pittore ignoto; Fine XV / Inizio XVI secolo; Pieve di Santa Maria; Beinette. Fig. 2 - Sant’Anna offre Maria al tempio; Affresco; Pittore ignoto; Fine XV / Inizio XVI secolo; Pieve di Santa Maria; Beinette. La figura di Sant’Anna, nella narrazione dei testi apocrifi e della Legenda aurea, proprio in quanto madre della Vergine gioca un ruolo del tutto funzionale a quello della figlia. Ed è proprio questo ruolo a riverberarsi anche sul piano del figurativo: non è per nulla facile in questo senso trovare immagini di Sant’Anna volte a definirne l’identità di donna. La sua figura infatti, se nelle pitture volte a rappresentarla prima della nascita di Maria tende ad essere posta in relazione a San Gioacchino, in quelle mirate a specificarne il ruolo di madre della Vergine finisce col farla risultare orientata a enfatizzare Maria stessa. Ed è forse proprio in quest’ultima prospettiva che nel corso del medioevo prese forma un soggetto molto particolare: quello cosiddetto di Sant’Anna “Metterza”. Questo termine, nell’indicare Sant’Anna come madre di Maria e nonna di Gesù, intende rimarcare il suo essere “messa a far da terza” all’interno di quella che è la gerarchia familiare il cui ultimo nato è Gesù. Proprio questo soggetto avrebbe trovato una delle sue espressioni più efficaci nell’opera creata nel 1424-1425 da Masaccio e Masolino da Panicale ora conservata alla Galleria degli Uffizi di Firenze. E sarebbe stata l’eccellenza di quest’opera a trasformarla in una sorta di modello destinato a essere ripetuto, sia pure ad un livello qualitativo modulato in forme assai diverse, anche in aree molto distanti da quella in cui questa specifica tempera su tavola era stata realizzata. 3 - Sant’Anna Metterza; Affresco; Inizi XIV secolo; Pittore ignoto; Collegiata di Sant’Andrea; Savigliano. Fig. 3 - Sant’Anna Metterza; Affresco; Inizi XIV secolo; Pittore ignoto; Collegiata di Sant’Andrea; Savigliano. Anche nelle iconografie di Sant’Anna create nel corso del tardo medioevo in territorio cuneese la “Metterza” incontrò un notevole successo. Un primo esempio, di buona fattura artistica, è quello conservato nella Collegiata di Sant’Andrea a Savigliano (Fig. 3). Realizzato agli inizi del XIV secolo, e dunque antecedente all’opera di Masaccio e Masolino, questo affresco rappresenta Sant’Anna, alle spalle della Vergine e con le mani appoggiate su di esse quasi a volerla proteggere col suo ampio manto rosso, con il viso serioso e circonfuso da una rilucente aureola dorata. Maria dal canto suo, resa a sua volta raggiante da un manto dorato nel quale si riflette lo stesso brillìo che connota il suo volto e i suoi capelli, tiene in braccio il bambino Gesù benedicente. A crearsi è dunque una sorta di rappresentazione gerarchica della genealogia recente di Gesù, presentandolo come frutto di una generazione che, avendo come protagonista la Vergine, evoca in qualche modo anche la madre di lei. Sempre un’immagine della “Metterza”, questa volta della fine del XV secolo, è conservata invece nella parrocchiale della Madonna del Rosario di Bernezzo (Fig. 4). Resa purtroppo poco leggibile nei suoi dettagli dallo stato di cattiva conservazione dell’affresco, essa consente tuttavia di scorgere con chiarezza lo schema compositivo di fondo, volto a riproporre Sant’Anna quale “sfondo” alla tradizionale iconografia della Vergine con in braccio il bambino Gesù. 4 - Sant’Anna Metterza; Affresco; Fine XV ; Pittore ignoto; Parrocchiale della Madonna del Rosario; Bernezzo. Fig. 4 - Sant’Anna Metterza; Affresco; Fine XV ; Pittore ignoto; Parrocchiale della Madonna del Rosario; Bernezzo.  
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