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cultura

Vegezzi Bossi: dove gli antichi organi tornano a nuova vita

05 marzo 2023

Cuneo

Vegezzi Bossi Villa Vittino a Centallo Villa Vittino a Centallo La dimora è settecentesca ma il lettore non deve pensare a prati perfetti o avite eleganze: nell’involucro, pur nobile e sobrio, di questa villa è celata un’officina, in cui una decina di persone vestite di camici grigi lavorano a complesse operazioni di pulizia, scomposizione e ricomposizione di delicati congegni: è il restauro (ma a volte anche la costruzione) degli organi. Salendo un’antica scala a chioccioladi legno si aprono al nostro sguardo stanze in cui sono depositate centinaia di canne d’organo di varie dimensioni, o complicatissimi e piccolissimi meccanismi, o le casse di legno. In un angolo su un fornello elettrico bolle la colla (il Vinavil non lo si potrà mai usare) e noi ci aggiriamo cauti cercando di non disturbare con la nostra intrusione un lavoro in corso. Difficile capire tutto, ma diciamo che abbiamo intuito alcune cose: che un organo è fatto di migliaia di pezzi: già le canne possono essere centinaia o anche migliaia, ma poi ci sono tutti i minuti meccanismi che portano l’aria, le valvole per la chiusura dei mantici, per l’azione delle pedaliere. Per restaurare un organo bisogna innanzitutto pulire il metallo delle canne, senza mezzi chimici, portando al nuovo delicatamente la lega di stagno e zinco di cui sono fatte, e poi rimetterle in forma (ci sono centinaia di forme di legno allungate nell’officina). Ma anche pulire e incollare le valvole della trasmissione, centinaia di pezzi, migliaia, catalogandoli, segnandoli senza mai perderne di vista uno. Gli organi spesso sono deteriorati dal tempo, da agenti atmosferici, dai cataclismi. La cosa migliore sarebbe la manutenzione regolare, ma essa è costosa e spesso le Parrocchie non se la possono permettere: un organo della nostra provincia era diventato tana di topi e persino nelle canne si erano costruiti comodi giacigli. Altre volte è il denso smog di pianura a lederli e restaurarli equivale a fare una radiografia dei nostri polmoni: mentre la polvere che si deposita negli organi in montagna è leggera, quella di un organo di Torino è spesso sporca, nera e densa dello smog industriale.  Vegezzi-Bossi-il-restauro-delle-canne E poi ci sono lavori di falegname, e di intonatore. Ci vuole orecchio musicale, ovviamente, per restaurare o fabbricare un organo, ma in genere l’organaio lavora insieme a un musicista, a un tecnico del suono, e insieme ragionano su ciò che si vuole ottenere. Un lavoro che non annoia mai anche perché è fatto di tante piccole mansioni egualmente complesse. E poi, se sei una delle botteghe più note d’Italia, devi anche trasferirti con un furgone, per smontare un organo per il restauro e poi riposizionarlo. Stanno partendo per Siena, gli artigiani della bottega, ma sono stati a lungo in Svizzera, o addirittura nell’Istria ex veneziana, restaurando un antico organo a Pisino. Vegezzi-Bossi-un-organo-in-restauro Un lavoro di alto artigianato, nato dalla passione e dalla tradizione: dei due soci uno, Bartolomeo Brondino, ha scelto già da giovane di fare l’accordatore, e dopo cinque anni di pianoforte al Conservatorio è entrato in bottega e ha iniziato a imparare il mestiere, mentre Enrico Vegezzi Bossi è l’erede della impresa ed è a lui, nel suo ufficio, che ne chiediamo la storia. I Bossi eseguivano organi a Mendrisio già nel ‘500 ma poi si trasferirono a Bergamo dove divennero titolari di un’importante bottega. Solo nel 1850 un Bossi, decise di trasferirsi a Torino e, attraverso il figlio di primo letto di sua moglie, nacque la dinastia dei Vegezzi Bossi, che eseguirono moltissimi lavori di creazione di organi nel Piemonte ottocentesco.  Ma come un ramo dei Vegezzi Bossi sia arrivato a Centallo, è materia di un’altra storia. Annetta (1816-1886), una dei figli dell’organista del Duomo di Cuneo nell’Ottocento, Carlo Vittino, pur essendo donna ama l’arte organaria e, sposandosi con l’organaio Giacomo Vegezzi Bossi trasferisce un ramo della famiglia nel centallese. Da allora la ditta ha eseguito e poi restaurato i più importanti organi della nostra provincia: da quello del Sacro Cuore (già progettato da Carlo Vittino) a quelli delle parrocchie di Santa Maria, del Duomo, o di S. Ambrogio. Restaurare un organo equivale a un viaggio nel tempo. In esso troviamo le annotazioni, i segni dei precedenti costruttori o committenti e dei suoi trasferimenti. Enrico Vegezzi Bossi ci racconta, a questo proposito, della sorpresa legata al restauro dell’organo settecentesco di Aisone, che ha rivelato meraviglie musicali e antiquarie. Alla fine, dopo questa chiacchierata, gli chiedo se i suoi figli saranno organari anche loro e la risposta non mi stupisce per la sua saggezza: “Vedremo, è un’arte difficile e impegnativa. Negli anni sono aumentate le complicazioni anche di ordine burocratico, poiché il restauro di un organo dipende dalle norme di tutela dei beni culturali. Non si può imporre un lavoro come questo. Certamente questa tradizione artigiana continuerà, ma se non saranno i nostri figli lo faranno gli appassionati di questa arte.” Parole di grande saggezza, che non ci evitano di sperare che questa bottega straordinaria abbia ancora una lunga vita. 
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