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12 luglio 2026

editoriale

San Gerolamo, studioso dottissimo e monaco capace di vivere rigorosamente la sua fede

19 febbraio 2023

Cuneo

Bernardi 1 - San Gerolamo Affresco Seconda metà XV secolo Tomm.jpg Fig. 1 - San Gerolamo; Affresco; Seconda metà XV secolo; Tommaso Biazaci; Chiesa parrocchiale dei santi Giorgio e Massimo; Marmora. “Gerolamo, Figlio di Eusebio, nobile di nascita, era originario della città di Stridone, che sta ai confini tra la Dalmazia e la Pannonia. Ancora ragazzo andò a Roma ove apprese le lettere greche, latine ed ebraiche. Avendo per maestri in grammatica Donato e in retorica l’oratore Vittorino, meditava giorno e notte sulle sacre scritture, pascendosene con avidità, per riversare poi in seguito tutte le conoscenze che aveva accumulato”. Iniziando con queste parole il capitolo dedicato a San Gerolamo, la Legenda aurea connota fin dall’inizio la figura del santo come quella di uno studioso dottissimo, tutto preso dalla passione per i libri e intenzionato a esplorare, grazie anche alla sua conoscenza delle lingue antiche, tutta la cultura precedente in essi contenuta. Questa sua passione rischiava però di portarlo fuori strada, visto che a forza di leggere avidamente “Cicerone di giorno e Platone di notte”, finì col ritenere che la lingua della bibbia, a fronte degli scritti di questi autori pagani, fosse “inelegante” e decisamente meno accattivante. Fu a quel punto che – nel racconto di Iacopo da Varagine – fu preso da una febbre tanto forte da fargli rasentare la morte. Ed in questo momento, come in un sogno nel dormiveglia, gli apparve Cristo che, in veste di giudice, di fronte al dichiararsi cristiano di Gerolamo, gli disse: “Sei ciceroniano, non cristiano”. Il santo dunque, uscito indenne dalla malattia, si dedicò con tutte le sue energie ai testi sacri, divenendone ben presto un magistrale traduttore e interprete. La vita di Gerolamo si trasformò rapidamente. Facendo tesoro di tutto quanto leggeva e guidato dal passo di San Luca in cui si afferma che la Vergine “conservava tutte queste parole meditandole nel suo cuore”, impresse alla sua vita un tratto di preghiera continua nella quale ad essere centrale era quella che lui stesso chiamava ruminatio verbi, rimandando figurativamente all’attitudine dei bovini di ruminare a lungo, fino ad averla assimilata, l’erba assunta in precedenza. Ed è presumibilmente a questa vita di continua preghiera, alimentata da un costante contatto con le sacre scritture, che intende rinviare l’affresco di Tommaso Biazaci, dedicato proprio a San Gerolamo, dipinto su quella che oggi è la facciata della chiesa parrocchiale dei santi Giorgio e Massimo a Marmora (Fig. 1). Il santo, rappresentato a mani giunte mentre è completamente assorto nella preghiera, ha il volto di un uomo anziano cui la corta barba bianca imprime un tratto di saggezza. Il suo capo è circondato da un’aureola raggiante, che sembra riflettere quella fulgida bellezza celeste a cui le Scritture dischiudono la sua mente e il suo cuore. E nonostante l’essenzialità dell’immagine spinga a una lettura quasi mistica di San Gerolamo, escludendo molti dei simboli con cui l’iconografia l’ha caratterizzato, uno di essi rimane nel colore rosso del suo abito e del suo copricapo che lo connotano come cardinale. San Gerolamo infatti, ad appena 29 anni “fu nominato cardinale prete e, alla morte di papa Liberio, fu da tutti acclamato come suo degno successore alla sede pontificia”. L’abito cardinalizio che per la tradizione iconografica divenne il suo simbolo preminente rimanda evidentemente ad un’epoca successiva, visto che ai tempi di San Gerolamo diventare cardinale non significava affatto entrare a far parte della prestigiosa corte papale, ma solo avere un rapporto di collaborazione diretta col papa. E proprio a questo ruolo assunto dal santo intende rimandare l’immagine che lo vede dipinto nella seconda metà del XV secolo dal pittore Giovanni Mazzucco nella Cappella di San Bernardo a Castelletto Stura (Fig. 2). Il suo volto disteso e sbarbato ne rimarca la giovane età, mentre i suoi abiti e il suo copricapo esprimono non solo la dignità e l’autorevolezza del ruolo. Da notare, rispetto all’affresco precedente, la raffinatezza del suo abbigliamento, sia nel suo insieme che nei suoi dettagli, come ben mostrano i guanti bianchi, i pendagli dei polsini e la sofisticata chiusura del cappello cardinalizio. L’immagine di San Gerolamo messa a punto dal Mazzucco ne rimarca però l’identità personale e religiosa anche attraverso l’esibizione  di ulteriori simboli iconografici distintivi della sua figura: il libro innanzitutto, segno della sua straordinaria conoscenza delle sacre scritture e della sua capacità di scoprirne i suoi più reconditi significati; la piuma, segno della sua capacità di scrivere testi destinati a diventare decisivi nella successiva storia della chiesa; e infine il leone, legato ad una vicenda specifica della sua vita da monaco. Fig. 2 San Gerolamo; Affresco; Seconda metà del XV secolo (1483 o 1488); Giovanni Mazzucco; Cappella di San Bernardo;  Castelletto Stura.  La figura del leone, che costituisce una sorta di presenza fissa nell’iconografia di San Gerolamo, è talmente incombente da far registrare il rimando al felino anche in immagini in cui del santo si intende tratteggiare quasi esclusivamente il ruolo di studioso appassionato delle sacre scritture. Ed è presumibilmente quest’ultimo l’intento dell’affresco dipinto da Hans Clemer, anche in questo caso a corredo di una Vergine col Bambino, in quello che attualmente risulta essere un corridoio del Castello rosso di Costigliole Saluzzo (Fig. 3). Il santo, collocato alla sinistra della Vergine e simmetricamente alla figura di Giovanni Battista, contrariamente a quest’ultimo non ha lo sguardo puntato sul Bambino, ma piuttosto sul libro che sta leggendo e che sembra costituire il suo unico interesse. E se i suoi abiti da cardinale ne rendono inequivocabile l’identità, quest’ultima appare rafforzata proprio dalla presenza, accucciato ai suoi piedi, di un leone. E di questo felino a parlare è proprio la Legenda aurea: “Un giorno, verso il tramonto, mentre Gerolamo stava seduto coi confratelli per sentire la sacra lettura, entrò all’improvviso un leone che zoppicava. A quella vista gli altri monaci fuggirono, ma Gerolamo gli si fece incontro come a un ospite”. I monaci poi, sollecitati dal santo, “lo medicarono e il leone guarì, divenendo da quel momento mansueto e vivendo con loro come un animale di casa”. Ed ecco dunque, nell’affresco di Hans Clemer, il leone tranquillamente accucciato ai piedi di un San Gerolamo impegnato nello studio e nella lettura, quasi incurante della belva potenzialmente feroce che gli sta accanto. Bernardi 3 - San Gerolamo Affresco (particolare) Fine XV secol Fig. 3 - San Gerolamo;  Affresco (particolare); Fine XV secolo; Hans Clemer; Castello Rosso; Costigliole Saluzzo. La vicenda del leone ovviamente non avviene a Roma, bensì in un’area deserta della Palestina, dove San Gerolamo si era ritirato e aveva fondato una comunità di monaci. La guida di quest’ultima non aveva però distolto il santo dalla preghiera e dallo studio dei testi sacri, attività che costituirono sempre la stella polare della sua vita. Ed è questa sua indomita passione, vissuta nel silenzio del deserto e orientata ad approfondire il mistero stesso di Dio attraverso le scritture, ad essere rappresentata nell’affresco realizzato nella seconda metà del XV secolo da Pietro da Saluzzo nella Chiesa di San Francesco a Cuneo (Fig. 4). Col suo stile inconfondibile e a tratti onirico, l’artista dipinge San Gerolamo, vestito in abiti cardinalizi e seduto allo scrittorio dello studio nel quale trascorre le sue giornate, con un volume aperto davanti a sé. Ad essere rappresentati non sono però né il momento dello studio, né quello della scrittura, ma piuttosto una pausa nella quale il santo appare intento a fare la punta alla matita con un affilato coltello. E tuttavia nemmeno questo momento di pausa sembra distogliere San Gerolamo dai suoi pensieri. Il suo sguardo, quasi estraneo a quanto sta facendo, resta concentrato sul lavoro che lo vede impegnato e che non intende sospendere nemmeno in quello che potrebbe essere un legittimo attimo di riposo. Così come non pare riuscire a disturbarlo, interrompendo la sua concentrazione, nemmeno il leone che, accucciato ai suoi piedi come un gattone, cerca invano con una zampa di attirare in qualche modo la sua attenzione. Bernardi 4 - San Gerolamo Affresco Seconda metà XV secolo Pi.jpg Fig. 4 - San Gerolamo; Affresco;  Seconda metà XV secolo;  Pietro da Saluzzo; Chiesa di San Francesco; Cuneo.  
iconografia Legenda aurea San Gerolamo