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La Legenda aurea non dedica un capitolo specifico a sant’Elena. La figura della madre dell’imperatore Costantino è però protagonista di uno dei racconti più affascinanti proposti da questo testo medievale: quello dedicato al ritrovamento della croce di Cristo. Per l’immaginario dell’epoca, del resto, era del tutto impensabile che il legno della croce cui era stato inchiodato il figlio di Dio fosse un legno qualsiasi. Ecco la ragione del crearsi intorno ad esso di una leggenda la cui versione più organica è proprio quella riportata da Iacopo da Varagine. L’inizio della leggenda rimanda addirittura ad Adamo. È per salvarlo dal sopraggiungere imminente della morte che il figlio Set si recò alle porte dell’Eden, chiedendo all’arcangelo Michele un germoglio dell’albero della conoscenza del bene e del male. Proprio quello il cui frutto aveva indotto Adamo ed Eva al peccato originale, introducendo così nel mondo umano la morte. Al suo ritorno però Set, trovando il padre morto, piantò il germoglio sulla sua tomba. Da quest’ultimo si sarebbe sviluppato un grande albero che, una volta cresciuto, sarebbe stato utilizzato da Salomone, impossibilitato a usarlo nella costruzione del tempio, per costruire una passerella sull’acqua. A seguito di una premonizione della regina di Saba, che attraversandola ne profetizzò il suo futuro di strumento di crocifissione di un uomo a seguito della cui morte il regno di Israele si sarebbe dissolto, Salomone lo fece seppellire per nasconderlo ed evitare così che la profezia si avverasse. Fu però dalla terra che esso riemerse per venire prima usato per crocifiggervi Cristo e poi essere nuovamente riseppellito sul Golgota.
A riscoprirlo qui sarebbe stata proprio Sant’Elena, inviata dal figlio Costantino a Gerusalemme a cercare quella croce il cui simbolo gli aveva consentito di sconfiggere Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio e diventare imperatore. Ed è proprio a questa “invenzione della croce” (dal latino inventum – ritrovamento) che la madre del sovrano sarebbe stata inscindibilmente legata dall’iconografia a lei ispirata e diffusasi, sia pure in modo non massiccio, anche in ambito cuneese. Ne è un esempio l’anonimo affresco quattrocentesco collocato sul muro absidale della cappella dedicata alla santa stessa a Torre Mondovì (Fig. 1). In esso la madre di Costantino viene rappresentata in modo da dare rilievo alla croce, più che non alla figura che di fatto si riterrebbe essere l’autentica protagonista della scena stessa. Sant’Elena infatti, vestita con un’eleganza che rasenta la raffinatezza e senza che tuttavia in nulla venga esibita la sua appartenenza alla corte imperiale, vi appare infatti in secondo piano rispetto alla croce che, con ancora infitti i chiodi della passione, viene esposta alla venerazione dei fedeli. Il volto della santa, avvolto in un velo bianco e assorto in una meditazione il cui presumibile oggetto potrebbe essere la morte di Cristo, appare circondato da un’aureola frutto degli evidenti raggi che le avvolgono il capo. E che tuttavia nulla tolgono alle centralità che la croce in questo affresco riveste.
Questa scelta di mettere in primo piano la croce, legando ad essa in termini funzionali la figura di Sant’Elena, appare del tutto in linea con quanto suggerito dalla Legenda aurea. Quest’ultima, infatti, assume la croce a protagonista della sua narrazione inserendo la figura della madre dell’imperatore solo dopo aver dettagliatamente raccontato la vicenda pregressa del “sacro legno”. Dunque sant’Elena, giunta a Gerusalemme e superata non senza minacce l’esitazione degli ebrei a indicarle il luogo in cui era avvenuta la morte di Cristo, vi si recò tempestivamente e cominciò a pregare. Fu allora che, dopo che “la terra improvvisamente tremò e si sparse un profumo meraviglioso”, ad essere trovate furono tre croci. Non sapendo come individuare quella di Cristo, ciascuna di esse venne poggiata sul cadavere di un giovane morto da poco. Così, se le prime due croci non sortirono alcun risultato, appena toccato dalla terza di esse “il morto tornò in vita”. Ed è proprio questa croce ad essere esibita da sant’Elena nell’anonimo affresco della fine XIV secolo dipinto nella cappella di san Sebastiano a Busca (Fig. 2). Sebbene anche in questo caso la madre dell’imperatore venga posta in secondo piano rispetto alla croce. la pittura murale non trascura tuttavia di rimarcarne il ruolo regale cingendo il suo capo con una corona che ne segnala l’identità attraverso un simbolo destinato quasi a prevalere sulla luminosità della stessa aureola che circonda il capo della regina. Il rilievo assegnato alla corona nell’affresco di Busca potrebbe essere anch’esso ispirato alla Legenda aurea, visto che in essa si rimarca che, dopo il rinvenimento della croce, sant’Elena abbia ritrovato anche i chiodi. E, tra le diverse versioni fornite da Iacopo da Varagine, quella attribuita a sant’Ambrogio sottolinea come la santa “con uno fece un morso, facendo incastonare l’altro in un diadema (…). Corona sulla testa e briglia in mano, perché il senso prevalga, la fede brilli e il potere sia saldo”. Ed è forse questa sottolineatura a spiegare il rilievo attribuito proprio alla corona portata in capo da sant’Elena nell’affresco inserito nella decorazione messa a punto nella seconda metà del XV secolo da Antonio Dragone da Monteregale per la cappella di Santa Croce a Mondovì Piazza (Fig. 3). Mentre la corona del precedente dipinto di Busca appare costituita in oro massiccio, quella dell’affresco di Mondovì Piazza, oltre che estremamente vistosa, appare tempestata di pietra preziose. L’incastonatura in essa di uno dei chiodi della croce di Cristo, pur non visibile, appare indiscutibilmente plausibile, evocando perlomeno indirettamente il racconto da cui il dipinto trae ispirazione. Racconto che tuttavia, riflettendosi nell’affresco, impone ancora una volta a quest’ultimo come suo fulcro la croce. Quella dalla quale, tenuta con la mano destra e indicata con la sinistra da sant’Elena, pende una corona di spine che, quasi facendo da contrappunto al diadema della madre di Costantino, richiama la passione di cui la croce stessa è simbolo.
È invece una sorta di via di mezzo tra le due corone precedenti quella posta sul capo di sant’Elena raffigurata nell’affresco realizzato agli inizi del XV secolo nella seconda campata dell’Antica Parrocchiale di santa Caterina a Villanova Mondovì (Fig. 4). Nonostante le condizioni dell’affresco non siano ottimali, la figura della madre dell’imperatore Costantino vi appare abbigliata con una tunica bianca abbellita da una cintura arricchita da pietra preziose. A poggiare sulla tunica è un manto rosso vivo dal risvolto anch’esso bianco. I lineamenti del viso della santa, rivolto verso i fedeli che guardano a lei, le imprimono un tratto compito e assorto in meditazione. Il colore biondo dei capelli, lunghi e raccolti sulle spalle in eleganti trecce, sembra riflettere il colore d’oro della raffinata corona il cui culmine è rappresentato da un fiore che le imprime un’eleganza mirata a esprimere la regalità di colei che la indossa. E il suo sfavillare è tale da porre un po’ in ombra l’aureola che della madre di Costantino intende affermare la santità. Una santità tuttavia, anche in questo caso, tutta legata al ritrovamento della croce. Proprio quella che presumibilmente, sebbene il deterioramento del dipinto non consenta di affermarlo con certezza, sant’Elena tiene nella mano sinistra. E in una posizione che, arretrata piuttosto che antistante alla santa, sembra voler far emergere in pienezza la figura stessa di colei che, con tenacia e determinazione, ha saputo ritrovare la croce e restituirla alla venerazione dei cristiani delle epoche successive.
(V - continua)
1 - Sant'Elena XV secolo Anonimo Cappella di sant Elena - Torre Mondovì
3 - Sant'Elena Seconda metà del XV secolo (1450-1470) Cappella di Santa Croce - Mondovì Piazza
2 - Sant'Elena Fine XIV secolo Anonimo Cappella di san Sebastiano - Busca
4 - Sant'Elena Inizio XV secolo Anonimo Parrocchiale di Santa Caterina - Villanova Mondovì
Sant’Elena in Terra Santa negli affreschi del cuneese
04 dicembre 2022
Cuneo
La Legenda aurea non dedica un capitolo specifico a sant’Elena. La figura della madre dell’imperatore Costantino è però protagonista di uno dei racconti più affascinanti proposti da questo testo medievale: quello dedicato al ritrovamento della croce di Cristo. Per l’immaginario dell’epoca, del resto, era del tutto impensabile che il legno della croce cui era stato inchiodato il figlio di Dio fosse un legno qualsiasi. Ecco la ragione del crearsi intorno ad esso di una leggenda la cui versione più organica è proprio quella riportata da Iacopo da Varagine. L’inizio della leggenda rimanda addirittura ad Adamo. È per salvarlo dal sopraggiungere imminente della morte che il figlio Set si recò alle porte dell’Eden, chiedendo all’arcangelo Michele un germoglio dell’albero della conoscenza del bene e del male. Proprio quello il cui frutto aveva indotto Adamo ed Eva al peccato originale, introducendo così nel mondo umano la morte. Al suo ritorno però Set, trovando il padre morto, piantò il germoglio sulla sua tomba. Da quest’ultimo si sarebbe sviluppato un grande albero che, una volta cresciuto, sarebbe stato utilizzato da Salomone, impossibilitato a usarlo nella costruzione del tempio, per costruire una passerella sull’acqua. A seguito di una premonizione della regina di Saba, che attraversandola ne profetizzò il suo futuro di strumento di crocifissione di un uomo a seguito della cui morte il regno di Israele si sarebbe dissolto, Salomone lo fece seppellire per nasconderlo ed evitare così che la profezia si avverasse. Fu però dalla terra che esso riemerse per venire prima usato per crocifiggervi Cristo e poi essere nuovamente riseppellito sul Golgota.
A riscoprirlo qui sarebbe stata proprio Sant’Elena, inviata dal figlio Costantino a Gerusalemme a cercare quella croce il cui simbolo gli aveva consentito di sconfiggere Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio e diventare imperatore. Ed è proprio a questa “invenzione della croce” (dal latino inventum – ritrovamento) che la madre del sovrano sarebbe stata inscindibilmente legata dall’iconografia a lei ispirata e diffusasi, sia pure in modo non massiccio, anche in ambito cuneese. Ne è un esempio l’anonimo affresco quattrocentesco collocato sul muro absidale della cappella dedicata alla santa stessa a Torre Mondovì (Fig. 1). In esso la madre di Costantino viene rappresentata in modo da dare rilievo alla croce, più che non alla figura che di fatto si riterrebbe essere l’autentica protagonista della scena stessa. Sant’Elena infatti, vestita con un’eleganza che rasenta la raffinatezza e senza che tuttavia in nulla venga esibita la sua appartenenza alla corte imperiale, vi appare infatti in secondo piano rispetto alla croce che, con ancora infitti i chiodi della passione, viene esposta alla venerazione dei fedeli. Il volto della santa, avvolto in un velo bianco e assorto in una meditazione il cui presumibile oggetto potrebbe essere la morte di Cristo, appare circondato da un’aureola frutto degli evidenti raggi che le avvolgono il capo. E che tuttavia nulla tolgono alle centralità che la croce in questo affresco riveste.
Questa scelta di mettere in primo piano la croce, legando ad essa in termini funzionali la figura di Sant’Elena, appare del tutto in linea con quanto suggerito dalla Legenda aurea. Quest’ultima, infatti, assume la croce a protagonista della sua narrazione inserendo la figura della madre dell’imperatore solo dopo aver dettagliatamente raccontato la vicenda pregressa del “sacro legno”. Dunque sant’Elena, giunta a Gerusalemme e superata non senza minacce l’esitazione degli ebrei a indicarle il luogo in cui era avvenuta la morte di Cristo, vi si recò tempestivamente e cominciò a pregare. Fu allora che, dopo che “la terra improvvisamente tremò e si sparse un profumo meraviglioso”, ad essere trovate furono tre croci. Non sapendo come individuare quella di Cristo, ciascuna di esse venne poggiata sul cadavere di un giovane morto da poco. Così, se le prime due croci non sortirono alcun risultato, appena toccato dalla terza di esse “il morto tornò in vita”. Ed è proprio questa croce ad essere esibita da sant’Elena nell’anonimo affresco della fine XIV secolo dipinto nella cappella di san Sebastiano a Busca (Fig. 2). Sebbene anche in questo caso la madre dell’imperatore venga posta in secondo piano rispetto alla croce. la pittura murale non trascura tuttavia di rimarcarne il ruolo regale cingendo il suo capo con una corona che ne segnala l’identità attraverso un simbolo destinato quasi a prevalere sulla luminosità della stessa aureola che circonda il capo della regina. Il rilievo assegnato alla corona nell’affresco di Busca potrebbe essere anch’esso ispirato alla Legenda aurea, visto che in essa si rimarca che, dopo il rinvenimento della croce, sant’Elena abbia ritrovato anche i chiodi. E, tra le diverse versioni fornite da Iacopo da Varagine, quella attribuita a sant’Ambrogio sottolinea come la santa “con uno fece un morso, facendo incastonare l’altro in un diadema (…). Corona sulla testa e briglia in mano, perché il senso prevalga, la fede brilli e il potere sia saldo”. Ed è forse questa sottolineatura a spiegare il rilievo attribuito proprio alla corona portata in capo da sant’Elena nell’affresco inserito nella decorazione messa a punto nella seconda metà del XV secolo da Antonio Dragone da Monteregale per la cappella di Santa Croce a Mondovì Piazza (Fig. 3). Mentre la corona del precedente dipinto di Busca appare costituita in oro massiccio, quella dell’affresco di Mondovì Piazza, oltre che estremamente vistosa, appare tempestata di pietra preziose. L’incastonatura in essa di uno dei chiodi della croce di Cristo, pur non visibile, appare indiscutibilmente plausibile, evocando perlomeno indirettamente il racconto da cui il dipinto trae ispirazione. Racconto che tuttavia, riflettendosi nell’affresco, impone ancora una volta a quest’ultimo come suo fulcro la croce. Quella dalla quale, tenuta con la mano destra e indicata con la sinistra da sant’Elena, pende una corona di spine che, quasi facendo da contrappunto al diadema della madre di Costantino, richiama la passione di cui la croce stessa è simbolo.
È invece una sorta di via di mezzo tra le due corone precedenti quella posta sul capo di sant’Elena raffigurata nell’affresco realizzato agli inizi del XV secolo nella seconda campata dell’Antica Parrocchiale di santa Caterina a Villanova Mondovì (Fig. 4). Nonostante le condizioni dell’affresco non siano ottimali, la figura della madre dell’imperatore Costantino vi appare abbigliata con una tunica bianca abbellita da una cintura arricchita da pietra preziose. A poggiare sulla tunica è un manto rosso vivo dal risvolto anch’esso bianco. I lineamenti del viso della santa, rivolto verso i fedeli che guardano a lei, le imprimono un tratto compito e assorto in meditazione. Il colore biondo dei capelli, lunghi e raccolti sulle spalle in eleganti trecce, sembra riflettere il colore d’oro della raffinata corona il cui culmine è rappresentato da un fiore che le imprime un’eleganza mirata a esprimere la regalità di colei che la indossa. E il suo sfavillare è tale da porre un po’ in ombra l’aureola che della madre di Costantino intende affermare la santità. Una santità tuttavia, anche in questo caso, tutta legata al ritrovamento della croce. Proprio quella che presumibilmente, sebbene il deterioramento del dipinto non consenta di affermarlo con certezza, sant’Elena tiene nella mano sinistra. E in una posizione che, arretrata piuttosto che antistante alla santa, sembra voler far emergere in pienezza la figura stessa di colei che, con tenacia e determinazione, ha saputo ritrovare la croce e restituirla alla venerazione dei cristiani delle epoche successive.
(V - continua)
1 - Sant'Elena XV secolo Anonimo Cappella di sant Elena - Torre Mondovì
3 - Sant'Elena Seconda metà del XV secolo (1450-1470) Cappella di Santa Croce - Mondovì Piazza
2 - Sant'Elena Fine XIV secolo Anonimo Cappella di san Sebastiano - Busca
4 - Sant'Elena Inizio XV secolo Anonimo Parrocchiale di Santa Caterina - Villanova Mondovì