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“La mia idea di come accostarsi al cinema e alle arti visive, la riassumo in una frase “saper vedere”. Significa imparare ad analizzare nel dettaglio sequenze e strutture narrative del film - o una fotografia o un quadro - più che abbandonarsi a interpretazioni magari anche suggestive, ma che non hanno un riscontro in quello che vediamo. Questo è un aspetto che oggi, forse, non è così presente nei critici e negli studiosi di cinema”.
Questo pensiero espresso da Cesare Biarese, bovesano trapiantato a Roma, permette di conoscere meglio l’uomo e l’artista che tanti anni ha lavorato nel mondo dello spettacolo come editor e producer di serie televisive per Rai e Mediaset. Classe 1946, Biarese anche se in pensione, resta legato al mondo dello spettacolo promuovendo la realizzazione di un grande archivio digitale dedicato al cinema e ai visual media. La “storia” di Biarese è segnata dalla sua formazione: dal collegio San Tomaso di Cuneo all’Istituto Sociale dei Gesuiti a Torino e all’Istituto filosofico Aloisianum di Gallarate. Il 1970 è l’anno della svolta. Biarese raggiunge Roma per continuare gli studi legati al cinema. Si laurea in lettere e inizia una collaborazione con la Rai, in radio e in tv. Dal quiz radiofonico “Il Gambero”, alla programmazione dei film in tv fino alla collaborazione con Enzo Biagi in “Film dossier”.
“Nel 1992 – prosegue Biarese – avviene il passaggio a Mediaset dove mi occupo di produzione di fiction. Erano anni molto importanti che segnavano il passaggio dagli sceneggiati e teleromanzi ad una produzione più seriale. Il mio compito era quello seguire la qualità del prodotto televisivo”. Fra i film tv e le mini-serie seguite da Biarese, spicca sicuramente la serie “Elisa di Rivombrosa”. Nel 2012, arriva la pensione ma inizia un lavoro di organizzazione di libri, riviste e articoli dedicati alla passione cinematografica. Una passione che lo porta a pubblicare libri sui registi Antonioni e Zurlini, a scrivere saggi e articoli per riviste specializzate e all’insegnamento di “Scrittura della fiction televisiva” alle Università dell’Aquila e del Molise. “Da anni – prosegue Biarese – lavoro alla realizzazione di un grande archivio digitale, l’Atalante”, dedicato al cinema e alle arti della visione. Si tratta del frutto di un lavoro di quasi sessant’anni di selezione e raccolta quotidiana di documenti in formato cartaceo o digitale. Si compone di 16000 volumi (libri e ebook), 18000 numeri di periodici specializzati e oltre 400000 ritagli stampa e documenti”. l’Atalante smentisce il pensiero secondo il quale in rete si possa trovare tutto. “Molti siti, blog e pagine web – spiega Cesare Biarese – hanno a volte vita breve. Non di rado ci si imbatte in link disattivati. Ecco l’importanza di “salvare” dall’oblio tutti quei documenti che ritengo interessanti e che sono legati a cinema, narrativa tv, fotografia, arte, letteratura e non solo. Il tutto archiviato in maniera scientifica con l’obiettivo di rendere facilmente consultabile il volume di dati raccolti. Ora, dopo aver iniziato un lungo lavoro di digitalizzazione, sto cercando una biblioteca capace di prendere in carico i libri. Una biblioteca specializzata che possa proseguire questa attività”.
Biarese torna appena possibile a Boves per trascorrere qualche giorno di vacanza. “Camminando – racconta con emozione – rivedo gli angoli della mia infanzia e ricordo cose e persone che hanno accompagnato la mia infanzia felice. Ricordo le strade sterrate e l’illuminazione scarsa che però permetteva di osservare meglio il cielo. Rivedo il corso Bisalta di allora, dove abitavo, e la sera mi piaceva guardare le mucche di ritorno dal pascolo verso le stalle dove andavo poi a prendere il ‘tulin’ del latte appena munto…”
Inevitabile cercare di scoprire quali sono i prodotti cinematografici e televisivi che appassionano un esperto del settore.
“Fra le serie – dice Biarese – ho apprezzato molto “I Soprano” in quanto fuori dai cliché di rappresentazione della mafia e perché capace di sviluppare un discorso non banale sul male. Altri bei lavori che ho visto sono “Americans”, ambientata tra spie russe nell’America degli anni ‘70 in quanto, oltre alla trama avvincente, si concentra sui rapporti umani in un contesto di continua simulazione. Ho anche apprezzato Bosch e This is Us. Tra i film recenti invece segnalo due opere italiane. Ariaferma (di Leonardo Di Costanzo) e Volevo nascondermi (Giorgio Diritti) sulla straordinaria vita del pittore Antonio Ligabue. Bello ma impegnativo il giapponese Drive My Car, premio Oscar 2022. Fra gli attori, ho sempre amato Mastroianni in quanto completo e con una formazione importante che lo ha portato a muoversi con disinvoltura dal drammatico alla commedia”. Sulla crisi del cinema, soprattutto in Italia dove da anni sembra prevalere la quantità alla qualità, è netto il giudizio di Biarese. “Il cinema in sala sta morendo. In particolare in Italia, dove le varie associazioni di categoria – produttori, distributori esercenti – anziché restare unite di fronte alla crisi, si dividono per inseguire ciascuna il proprio tornaconto. Ognuno tira la coperta dalla propria parte, come si dice. In più anche i finanziamenti statali vengono spesi male e distribuiti fra troppi prodotti, alcuni di scarsa qualità”.
Cesare Biarese fra cinema e tv, con Boves nel cuore
02 settembre 2022
Cuneo
“La mia idea di come accostarsi al cinema e alle arti visive, la riassumo in una frase “saper vedere”. Significa imparare ad analizzare nel dettaglio sequenze e strutture narrative del film - o una fotografia o un quadro - più che abbandonarsi a interpretazioni magari anche suggestive, ma che non hanno un riscontro in quello che vediamo. Questo è un aspetto che oggi, forse, non è così presente nei critici e negli studiosi di cinema”.
Questo pensiero espresso da Cesare Biarese, bovesano trapiantato a Roma, permette di conoscere meglio l’uomo e l’artista che tanti anni ha lavorato nel mondo dello spettacolo come editor e producer di serie televisive per Rai e Mediaset. Classe 1946, Biarese anche se in pensione, resta legato al mondo dello spettacolo promuovendo la realizzazione di un grande archivio digitale dedicato al cinema e ai visual media. La “storia” di Biarese è segnata dalla sua formazione: dal collegio San Tomaso di Cuneo all’Istituto Sociale dei Gesuiti a Torino e all’Istituto filosofico Aloisianum di Gallarate. Il 1970 è l’anno della svolta. Biarese raggiunge Roma per continuare gli studi legati al cinema. Si laurea in lettere e inizia una collaborazione con la Rai, in radio e in tv. Dal quiz radiofonico “Il Gambero”, alla programmazione dei film in tv fino alla collaborazione con Enzo Biagi in “Film dossier”.
“Nel 1992 – prosegue Biarese – avviene il passaggio a Mediaset dove mi occupo di produzione di fiction. Erano anni molto importanti che segnavano il passaggio dagli sceneggiati e teleromanzi ad una produzione più seriale. Il mio compito era quello seguire la qualità del prodotto televisivo”. Fra i film tv e le mini-serie seguite da Biarese, spicca sicuramente la serie “Elisa di Rivombrosa”. Nel 2012, arriva la pensione ma inizia un lavoro di organizzazione di libri, riviste e articoli dedicati alla passione cinematografica. Una passione che lo porta a pubblicare libri sui registi Antonioni e Zurlini, a scrivere saggi e articoli per riviste specializzate e all’insegnamento di “Scrittura della fiction televisiva” alle Università dell’Aquila e del Molise. “Da anni – prosegue Biarese – lavoro alla realizzazione di un grande archivio digitale, l’Atalante”, dedicato al cinema e alle arti della visione. Si tratta del frutto di un lavoro di quasi sessant’anni di selezione e raccolta quotidiana di documenti in formato cartaceo o digitale. Si compone di 16000 volumi (libri e ebook), 18000 numeri di periodici specializzati e oltre 400000 ritagli stampa e documenti”. l’Atalante smentisce il pensiero secondo il quale in rete si possa trovare tutto. “Molti siti, blog e pagine web – spiega Cesare Biarese – hanno a volte vita breve. Non di rado ci si imbatte in link disattivati. Ecco l’importanza di “salvare” dall’oblio tutti quei documenti che ritengo interessanti e che sono legati a cinema, narrativa tv, fotografia, arte, letteratura e non solo. Il tutto archiviato in maniera scientifica con l’obiettivo di rendere facilmente consultabile il volume di dati raccolti. Ora, dopo aver iniziato un lungo lavoro di digitalizzazione, sto cercando una biblioteca capace di prendere in carico i libri. Una biblioteca specializzata che possa proseguire questa attività”.
Biarese torna appena possibile a Boves per trascorrere qualche giorno di vacanza. “Camminando – racconta con emozione – rivedo gli angoli della mia infanzia e ricordo cose e persone che hanno accompagnato la mia infanzia felice. Ricordo le strade sterrate e l’illuminazione scarsa che però permetteva di osservare meglio il cielo. Rivedo il corso Bisalta di allora, dove abitavo, e la sera mi piaceva guardare le mucche di ritorno dal pascolo verso le stalle dove andavo poi a prendere il ‘tulin’ del latte appena munto…”
Inevitabile cercare di scoprire quali sono i prodotti cinematografici e televisivi che appassionano un esperto del settore.
“Fra le serie – dice Biarese – ho apprezzato molto “I Soprano” in quanto fuori dai cliché di rappresentazione della mafia e perché capace di sviluppare un discorso non banale sul male. Altri bei lavori che ho visto sono “Americans”, ambientata tra spie russe nell’America degli anni ‘70 in quanto, oltre alla trama avvincente, si concentra sui rapporti umani in un contesto di continua simulazione. Ho anche apprezzato Bosch e This is Us. Tra i film recenti invece segnalo due opere italiane. Ariaferma (di Leonardo Di Costanzo) e Volevo nascondermi (Giorgio Diritti) sulla straordinaria vita del pittore Antonio Ligabue. Bello ma impegnativo il giapponese Drive My Car, premio Oscar 2022. Fra gli attori, ho sempre amato Mastroianni in quanto completo e con una formazione importante che lo ha portato a muoversi con disinvoltura dal drammatico alla commedia”. Sulla crisi del cinema, soprattutto in Italia dove da anni sembra prevalere la quantità alla qualità, è netto il giudizio di Biarese. “Il cinema in sala sta morendo. In particolare in Italia, dove le varie associazioni di categoria – produttori, distributori esercenti – anziché restare unite di fronte alla crisi, si dividono per inseguire ciascuna il proprio tornaconto. Ognuno tira la coperta dalla propria parte, come si dice. In più anche i finanziamenti statali vengono spesi male e distribuiti fra troppi prodotti, alcuni di scarsa qualità”.